Il monastero di Sant’Ambrogio, che si trova nel Comune di Parabiago da più di 400 anni, è in pessime condizioni: amianto sui tetti, parcheggi selvaggi, rifiuti, incuria e automobili abbandonate. Il Comune e la Regione si rimpallano tra loro il problema, ma Legambiente alza la voce: “Salvate la nostra storia”.

14 GIUGNO 2017

di Lorenzo Rotella

PARABIAGO (MI) – Al numero 19 di via Spagliardi si trova un’ex abbazia. Per la precisione, si tratta di un convento con annessi parco e chiesa. La zona è conosciuta dai parabiaghesi come ‘Monastero di Sant’Ambrogio’, un gioiello storico risalente a metà dello scorso millennio. E dopo tutti questi anni, senza mai una dovuta riqualificazione, versa in condizioni disastrose e rischia di rimanere nel degrado in eterno. Senza una salvaguardia, potrebbe subire la stessa fine di Villa Nebbia, storica dimora novecentesca chiacchierata lo scorso anno a causa del tardivo intervento dell’amministrazione comunale, che non poté salvarla dall’abbattimento in favore di due palazzine a schiera. In quel modo, un pezzo di storia andò distrutto e un altro potrebbe un giorno fare la stessa fine. Ed è quello che Legambiente non vuole che accada.

Il sopralluogo di Legambiente

L’associazione, durante un sopralluogo effettuato a fine febbraio, ha rilevato in che condizioni versa l’area. I membri dell’ente si sono trovati ad avere a che fare con un’auto abbandonata, un’edificazione all’interno della zona incoerente e invasiva, alcune costruzioni abbandonate e gravemente danneggiate, un tetto ricoperto di amianto, ringhiere divelte, scale ricoperte di fitta vegetazione, reti di metallo nel prato, parcheggi selvaggi, interventi architettonici fatti nel tempo incompatibili col resto della struttura e, in generale, una sporcizia terribile. Dichiarandosi disponbile a mostrare il monastero abbandonato alla Regione e al Comune, Legambiente ha scritto il resoconto a entrambi gli enti, sollecitandoli a un intervento.

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Le ‘risposte’ di Comune e Regione

Ma come nel gioco della pallacorda, tanto in voga all’epoca dello splendore del convento, i due organi si rimbalzano a vicenda il problema. La Regione, che risponde dopo la metà di aprile, si limita a dichiarare che non può fare nulla, perché nulla di quanto riscontrato è di sua proprietà e non rientra dunque nelle sue competenze. Stessa cosa, grossomodo, il Comune: dichiarando di aver preso atto di entrambe le comunicazioni di Legambiente e Regione, nella prima metà di maggio, ‘sollecita comunicazione’ circa le azioni che l’associazione vorrà programmare per la sitemazione del luogo.

Il caso di Dio ‘l Sa

Per il monastero non resta altra scelta che affidarsi alla giunta. La stessa che non realizzerà quest’anno la riqualificazione di Dio ‘l Sa, poiché il progetto, arrivando quarto su sei proposti, non sarà realizzato. La speranza, insomma, è che la storia di Parabiago non svanisca nel nulla.

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