Intervista al vicesindaco di Vittuone, Ivana Marcioni, dopo la tragedia che ha sconvolto la comunità: il suicidio di Stefania Trapani

di Francesca Ceriani

VITTUONE (MILANO) – La tragedia di Stefania Trapani, la 35enne che un mese e mezzo fa si è tolta la vita gettandosi dal balcone, ha scosso l’intera comunità di Vittuone. I cittadini si sono subito mossi tra raccolte fondi e donazioni per supportare, anche economicamente, il figlio di Stefania, Christopher, 11 anni. Abbiamo parlato di quanto accaduto con il vicesindaco con delega al Sociale, Ivana Marcioni.

Intervista al vicesindaco Marcioni

Vicesindaco, come sta agendo ora il Comune per la tutela del ragazzo?

“Da un punto di vista burocratico, il Comune aveva ricevuto dalla Tutela minori, pochi giorni prima della morte di Stefania (che soffriva di disturbi psichici, ndr), un decreto provvisorio per la tutela del ragazzo. Questo decreto ora potrebbe diventare definitivo, oppure il Tribunale potrebbe decidere di affidarlo ai nonni o alla zia”.

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E da un punto di vista sociale?

“Se il comune diventa tutore, la responsabilità sarà nostra. Ma per noi l’ideale è che resti nell’ambiente in cui è cresciuto, circondato dagli affetti, dagli amici, dove ha i suoi punti di riferimento. Noi, come Comune, non lo lasceremo solo. Mi sento in dovere di dare il massimo supporto a lui e alla sua famiglia, sia da un punto di vista economico sia sotto l’aspetto educativo e psicologico. La famiglia andrà aiutata: non dimentichiamoci che quei genitori hanno perso una figlia. E’ un lutto inimmaginabile. Andranno sostenuti tutti, in modo tale che poi siano in grado di aiutare il piccolo Christopher”.

Cosa si sente di dire alla comunità di Vittuone, che ha vissuto come uno choc la notizia della tragica morte di Stefania?

“Tutti siamo responsabili di questo bambino. Tutta la comunità. Non entro nel merito del gesto compiuto da Stefania, non spetta noi giudicare. Ora bisogna pensare al ragazzo e ai genitori di Stefania: dobbiamo avere molte attenzioni verso di loro”.

Come può intervenire il Comune in situazioni difficili come questa?

“Il Comune può intervenire se riceve una segnalazione, anche anonima, rispettando comunque la privacy. E se non si hanno i mezzi per intervenire, si allertano le Forze dell’ordine o altri enti preposti”.

Cosa ci deve insegnare quanto accaduto?

“Spesso c’è paura ad esporsi. Dobbiamo invece tornare a sentire la responsabilità di chi ci sta accanto, cogliere i bisogni, tornare a essere una comunità. Se vediamo situazioni di pericolo, come per esempio le violenze domestiche, dobbiamo segnalare. Il Comune non è solo l’ente che sistema le buche. Il Comune è la casa di tutti, che accoglie i bisogni e le esigenze di tutti e valuta come intervenire. Non possiamo più fare gli struzzi”.

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