Inveruno e Parabiago, i capannoni della droga. Sgominata banda di trafficanti: 46 arresti. Ma il boss sfugge all’arresto e scappa in Albania

La banda importava tonnellate di droga dal Marocco. La merca transitava in Spagna e arrivava nell’Altomilanese. Il trasporto sulle navi e sui camion truccati con doppifondi invisibili. Tutti andranno a processo, tranno il capo: è latitante in Albania

di Ersilio Mattioni

INVERUNO-PARABIAGO (MILANO) – I capannoni della droga nell’Altomilanese, per la precisione a Inveruno e Parabiago. Qui venivano stoccate tonnellate di hashish e marijuana. Gli stupefacenti provenivano dal Marocco, transitavano per la Spagna e arrivavano nei nostri paesi per il tramite di un’organizzazione, che faceva capo all’albanese Nikolin Gjetja, detto ‘ il Biondo’.

Il capo della banda

Personaggio da romanzo, ‘il Biondo’, 35 anni, era formalmente titolare di un’impresa edile, ma il suo vero lavoro era un altro: era il capo di un’associazione a delinquere capace di importare decine di tonnellate di hashish e di marijuana. La merce che veniva stoccata nei capannoni, mentre il ricavato (milioni di euro) veniva spedito all’estero grazie a spregiudicati mediatori finanziari cinesi.

Fuga in Albania

Ma quando nell’ottobre 2023 scattano 46 arresti e 12 fermi – in un blitz della Direzione distrettuale antimafia di Milano – ‘il Biondo’ non c’è. E’ sparito poco prima degli arresti e per gli inquirenti si nasconde in Albania con la complicità delle autorità locali. Le indagini, chiuse nei giorni scorsi, hanno riscostruito l’ingente traffico che ‘il Biondo’ ha gestito dal 2019 al 2023 assieme ai fratelli Tommaso ed Enzo Pellegrino. In totale sono 83 gli indagati, che salvo colpi di scena finiranno a processo. Tutti tranne il capo, sempre latitante.

Capannoni della droga

L’organizzazione disponeva di una rete fittissima di collaboratori. Gli stupefacenti, giunti via nave dal Marocco a bordo di imbarcazioni che trasportavano carne surgelata, venivano poi caricati su camion modificati e arrivavano nell’Altomilanese, in particolare nei capannoni della droga a Inveruno e Parabiago. Tra gli indagati un carrozziere di Saronno, che modificava il rimorchio creando un doppiofondo in grado di contenere 300 chili di hashish. Si ritiene che la banda del ‘Biondo’ fosse il braccio operativo della ‘ndrangheta, dal momento che la mafia calabrese gestisce la droga in regime di monopolio.

“Vado a riprendermi i soldi, sono armato”

I trafficanti si sentivano impuniti e furbi. Ma una volta furono beffati: acquistarono in Spagna 90 chili di hashish senza accorgersi che la droga, in realtà, era sapone. ‘Il Biondo’ andò fuori di testa, perché aveva perso 240.000 euro. I fratelli Pellegrino gli chiesero come intendesse rimediare. Lui, intercettato al telefono, rispose glaciale: “Tranquilli, sto andando a riprendermi i soldi. Sono armato”.

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