L’Isola delle Rose, uno Stato al largo di Rimini, diventa un film su Netflix con Elio Germano per la regia di Sidney Sibilia. Nel cast anche Alberto Astorri, un attore di Boffalora Sopra Ticino. L’incredibile storia di questa micronazione (una piattaforma d’acciaio edificata da un ingegnere di Bologna nel 1968) racconta l’utopia di chi ha inventato uno spazio di libertà, autentica e sostanziale. Fu un sogno, che durò poco

5 GENNAIO 2021

di Ersilio Mattioni

RIMINI – A raccontarlo oggi sembra incredibile, ma L’Isola delle Rose è davvero esistita. Fu uno Stato indipendente al largo di Rimini, una piattaforma d’acciaio costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, che voleva edificare uno spazio di libertà, autentica e sostanziale.

Il brevetto

L’ignegner Rosa – che tutta la vita progettò e insegnò nelle scuole – brevettò un sistema di pali telescopici per ridurre i costi di costruzione dell’Isola delle Rose. Le operazioni cominciarono nel 1957, si interruppero più volte e si conclusero 11 anni dopo.

L’utopia

Per non dover sottostare alla sovranità italiana, Rosa edificò la piattaforma d’acciaio in acque internazionali, dove non comanda nessuno. Un confine – 6 miglia oltre la costa – che segna l’inizio di una libertà assoluta. In teoria, perché per diventare uno Stato indipendente serve un Governo, una moneta, le Poste e i passaporti. Rosa fece tutto questo. Dopodiché si rivolse all’Onu e al Consiglio d’Europa, ottenendo che sul caso dell’Isola delle Rose venisse aperto un fascicolo.

L’ingegnere Giorgio Rosa, presidente della Repubblica dell’Isola delle Rose

La concomitanza

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A Rimini, nessuno ci fece caso: quell’isola diventò un’attrazione turistica e tutti ne furono felici. In Italia, nel 1968 scoppiavano le rivolte studentesche e la nazione, di lì a poco, si troverà a fronteggiare una violenza di piazza sempre crescente, che culminerà nel terrorismo e nella lotta armata. Se l’Isola delle Rose fu libera di nascere e prosperare senza che le autorità se ne preoccupassero, questo dipese soprattutto dalla concomitanza con quel drammatico periodo.

La reazione

Ma quando Rosa alzò il tiro e si dichiarò indipendente, allora il Governo italiano reagì. Presidente del Consiglio era Giovanni Leone, ministro degli Interni Franco Restivo. Entrambi democristiani, entrambi legati al Vaticano. E l’Isola delle Rose rappresentava un modello inaccettabile per quel mondo un po’ moralista e un po’ bacchettone.

L’atto di guerra

Cominciarono a circolare, sulla stampa, voci di ogni sorta: l’Isola delle Rose venne dipinta come un porto franco, una bisca clandestina, una piattaforma della droga e una base militare del dittatore dell’Albania Enver Hoxha, pronto a utilizzare l’invenzione dell’ingegnere bolognese per un’invasione comunista. Troppo pericoloso, al punto da dichiarare una guerra unilaterale a quella che ormai era diventata la Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj.

La distruzione

Dopo aver decretato un blocco navale attorno all’Isola delle Rose, il 29 novembre del 1968, a Rimini, un pontone della Marina Militare Italiana portò a terra tutto ciò che di trasportabile c’era sull’isola. Poco dopo vennero preparate le cariche di esplosivo per la demolizione. Rosa tentò invano di difendere la sua creazione e l’11 febbraio del 1969 i sommozzatori del Comando Subacqueo Incursori ‘Teseo Tesei’ fecero esplodere la piattaforma con 675 chili di esplosivo. Non bastò. E due giorni dopo un’altra carica (stavolta di 1.080 chili), deformò la struttura portante dell’isola. Mercoledì 26 febbraio del 1969 una burrasca fece inabissare per sempre l’isola e con essa l’utopia di Giorgio Rosa.

Manifesti a lutto

Fu il Bollettino dei Naviganti dell’Emilia Romagna a darne notizia. A Rimini furono affissi manifesti a lutto. Giorgio Rosa visse fino all’età di 91 anni. Nel 2010, 7 anni prima di morire, rilasciò un’intervista a un’emittente di San Marino e parlò dei motivi della distruzione dell’Isola delle Rose: “C’era di mezzo una questione religiosa, comandava la Democrazia Cristiana”. In un’altra occasione Rosa si espresse sulla possibilità di un nuovo esperimento, simile al suo, al giorno d’oggi. Intervista da Paolo Emilio Persiani, dichiarò: “Impossibile, ormai la libertà in Italia è un’utopia”.

Il film di Netflix

Con Elio Germano, al solito grandissimo, nel cast c’è anche Alberto Astorri: classe 1968, boffalorese doc. Recita il ruolo del naufrago, che approdò sull’Isola delle Rose e ne fu il primo residente. Il regista Sidney Sibilia racconta l’Incridibile storia dell’Isola delle Rosa tra realtà e romanzo, tra cronaca di fatti veri e leggende. Il risultato è apprezzabile.

Il cast del film di Netflix: al centro Elio Germano, a destra Alberto Astorri

Il libro di Walter Veltroni

Prima di Netflix, fu Walter Veltroni a raccontare la storia della micronazione indipendente nel libro L’Isola e le rose, dal quale fu poi montato un documentario: La libertà fa paura.

L’Italietta ridicola

Ciò che resta dell’Isola delle Rose è la sensazione, assai sgradevole, di vivere in una nazione un po’ ipocrita e un po’ ridicola, che si è sempre inchinata ai potenti e che ha mostrato i muscoli solo con i più deboli. La guerra unilaterale contro la piattaforma di Giorgio Rosa fu l’unica che l’Italia vinse. In tutta la sua storia.

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