Da Tokyo all’assunzione di un’amica: 5 indagati. il governatore: “è ridicolo”

Processate Roberto Maroni: questa è la richiesta della procura di Milano, che ha chiuso le indagini sulle presunte pressioni esercitate dal governatore lombardo per far ottenere un lavoro a una sua collaboratrice (Mara Carluccio) e un biglietto per un viaggio a Tokyo nell’ambito della promozione di Expo 2015 a un’altra, Maria Grazia Paturzo, che non è però indagata. Il pubblico ministero Eugenio Fusco ha chiesto al Giudice per l’udienza preliminare Chiara Valori il rinvio a giudizio di Maroni e di altre cinque persone: tra di loro ci sono anche la stessa Mara Carluccio, ex collaboratrice del governatore quando era ministro degli Interni, Andrea Gibelli, segretario generale della regione (e presidente delle Ferrovie Nord Milano), il capo della segreteria di Maroni, Giacomo Ciriello e il direttore generale di Expo 2015 spa, Christian Malangone. Per Maroni le di assegnazione del contratto proprio per favorire la Carluccio. Per farlo, il governatore leghista si fece aiutare dal segretario generale della regione, Gibelli che prese contatti con l’allora direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, che è uscito dall’inchiesta dopo aver patteggiato una pena di 8 mesi di carcere con la condizionale. Maroni ha accolto la notizia della richiesta di rinvio a giudizio con apparente serenità: “Me l’aspettavo e sono tranquillissimo – ha commentato il governatore – poiché si tratta di accuse ridicole e destituite di ogni fondamento o rilevanza, formulate da un magistrato mosso da un evidente pregiudizio politico e incattivito dal clamoroso flop delle sue precedenti inchieste su Lega e Finmeccanica”. Il giorno della verità per Maroni è stato fissato per il 30 settembre prossimo, quando il Giudice per l’udienza preliminare deciderà se mandarlo a processo. In caso di condanna, anche solo di primo grado, Maroni rischierebbe di dover lasciare la carica di presidente della Lombardia, come prevede la legge Severino. accuse sono di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita. Per comprendere di cosa è accusato Maroni si deve ripercorrere l’iter dell’inchiesta, che si è sviluppata su due filoni. Il primo riguarda l’inserimento di Maria Grazia Paturzo nella delegazione della regione per il viaggio a Tokyo e che le spese fossero pagate da Expo, anche perché la regione, legalmente, non poteva addossarsi quei costi. Per ottenere l’obiettivo, secondo l’accusa, Maroni avrebbe esercitato ‘pressioni’, attraverso Ciriello, proprio sul direttore generale di Expo 2015 spa, Malangone. Tra gli elementi accusatori c’è anche un messaggio via cellulare che Ciriello ha scritto a Malangone: “Christian, il presidente ci tiene che la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo (attraverso la dottoressa Paturzo). Puoi parlarne con Sala o autorizzare la missione?”. Il secondo filone delle indagini, riguarda il contratto ottenuto da Mara Carluccio presso un ente di ricerca della regione, Eupolis. Secondo la Procura, Maroni turbò la procedura di assegnazione del contratto proprio per favorire la Carluccio. Per farlo, il governatore leghista si fece aiutare dal segretario generale della regione, Gibelli che prese contatti con l’allora direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, che è uscito dall’inchiesta dopo aver patteggiato una pena di 8 mesi di carcere con la condizionale. Maroni ha accolto la notizia della richiesta di rinvio a giudizio con apparente serenità: “Me l’aspettavo e sono tranquillissimo – ha commentato il governatore – poiché si tratta di accuse ridicole e destituite di ogni fondamento o rilevanza, formulate da un magistrato mosso da un evidente pregiudizio politico e incattivito dal clamoroso flop delle sue precedenti inchieste su Lega e Finmeccanica”. Il giorno della verità per Maroni è stato fissato per il 30 settembre prossimo, quando il Giudice per l’udienza preliminare deciderà se mandarlo a processo. In caso di condanna, anche solo di primo grado, Maroni rischierebbe di dover lasciare la carica di presidente della Lombardia, come prevede la legge Severino.

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