Legnano, primo Pride da record: 3.000 persone rispondono all’odio social

Una marea di colori attraversa la città. In prima fila anche il sindaco Lorenzo Radice: “Legnano dev’essere la casa di tutte e tutti”

di Raffaele Specchia

LEGNANO (MILANO) – Il primo Pride di Legnano non ha lasciato la città indifferente. Dietro il corteo colorato che ha attraversato le vie cittadine c’è stata una lunga maratona organizzativa, frutto di un anno di lavoro e di sinergie tra volontari e associazioni del territorio. Un percorso partecipativo entrato nel vivo già prima della conferenza stampa ufficiale di giugno al Centro Sociale Pertini e che ha alimentato un acceso dibattito pubblico per tutta la stagione estiva.

Legnano Pride 2026

La discussione ha trovato ampia cassa di risonanza soprattutto sulle pagine social locali, trasformatesi spesso nel terreno ideale per le incursioni dei cosiddetti “leoni da tastiera”. Le dinamiche emerse online mostrano il profilo di una fetta di dissenso che, a parole, rivendica la priorità di battaglie macroeconomiche – dal contrasto al caro benzina all’aumento delle tasse, dall’innalzamento dell’età pensionabile alla tutela dei lavoratori – ma che nei fatti esaurisce il proprio attivismo riversando insulti e ostilità sul web.

Dall’odio sui social agli atti vandalici

Accanto ai commenti digitali, il confronto si è spostato anche sul piano materiale. Nelle ore notturne si sono infatti registrati episodi di vandalismo, con scritte e deturpazioni sui muri cittadini: un’azione portata avanti da chi dichiara di battersi contro il degrado urbano, finendo però per alimentarlo in prima persona.

Legnano Pride 2026

In questo clima di polarizzazione, la manifestazione dell’orgoglio LGBTQIA+ è stata presa di mira dai detrattori storici e liquidata attraverso i soliti stereotipi sminuenti, che hanno tentato di ridurla a un evento superfluo, a una “carnevalata” o a una semplice gita domenicale. Nonostante resistenze e contestazioni, l’evento ha segnato una tappa inedita per il panorama associativo e civile della città del Carroccio, costringendo la comunità locale a confrontarsi apertamente sul tema dei diritti.

Il ritrovo davanti al monumento di Alberto da Giussano

Alle 15 di un pomeriggio illuminato da un bel sole settembrino, alle spalle del monumento al Guerriero Alberto da Giussano, attivisti del Pride Legnanese, consiglieri comunali di maggioranza, simpatizzanti, famiglie con bambini, associazioni e cittadini comuni hanno iniziato a raggiungere il punto di partenza del corteo.

Tanti i colori, quasi a voler rappresentare l’arcobaleno nella sua massima bellezza. Moltissime le bandiere delle associazioni, così come le “maschere” e i “costumi” usati per esprimere uno stato d’animo, una sofferenza o una voglia di libertà attraverso l’ironia e la provocazione, ma sempre nel rispetto delle diversità.

Legnano Pride 2026

Alle 15.30 Francesco Funaro, uno degli organizzatori dello staff, visibilmente commosso, ha spiegato: “Ieri chi ci attaccava diceva che Alberto da Giussano è un simbolo di libertà e di chi è caduto per essa. Ci accusavano di non essere degni perché il Pride non ha avuto caduti. Io vorrei iniziare questa parata ricordando tutte le vittime che hanno lottato per i diritti civili, sociali e umani: Harvey Milk, Martin Luther King, Marsha P. Johnson, Emily Davison, Hande Kader, Matthew Shepard, Rosa Parks e Michela Murgia”.

“Vorrei ringraziare tutti voi per essere qui, perché questo è un giorno importante. Siamo qui per noi stessi, per chi c’era prima di noi e per il nostro futuro. Ricordatevi che questa è una manifestazione pacifica, anche se siamo arrabbiati. E dimostreremo il nostro dissenso in modo pacifico”, ha concluso Funaro.

Il corteo attraversa Legnano: le presenze salgono a 3.000

Il corteo è partito alle 15.30 dietro lo striscione: “Se dall’Alpi alla Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutte e tutti”. In prima fila c’erano Matteo Bianchi e Francesco Funaro, organizzatori del Pride Legnano, il sindaco Lorenzo Radice, gli assessori Maffei, Borgio e Pigni, insieme ad altri attivisti.

Legnano Pride 2026

In testa alla sfilata un furgone rosso da cui DJ Kaattchu ha animato la parata con due ospiti illustri: Lina Galore e Simonetta Musitano, che hanno regalato sorrisi e incitato la folla per tutto il percorso. Un fiume di persone cresciuto di ora in ora, che ha ampiamente superato i 1.500 partecipanti stimati inizialmente dagli organizzatori, arrivando a toccare le circa 3.000 presenze durante il corteo. Dai balconi e lungo le strade si sono affacciati anziani e residenti, contagiati dal sorriso della sfilata.

Radice: «Questa è la città che vogliamo costruire con voi»

Alle 17 il corteo ha raggiunto piazza Mercato, dove sul palco si sono susseguiti gli interventi istituzionali per tutto il pomeriggio. Tra questi, quello del sindaco di Legnano, Lorenzo Radice: “Fatevi un applauso perché ve lo meritate. Oggi avete scelto di citare provocatoriamente quel verso dell’inno che ci unisce come italiani. Quello che avete fatto oggi non è stato solo ‘chiamare fuori’ le persone, perché siamo scesi in piazza, ma è stato chiamare fuori dalla propria zona di comfort un’intera città media come Legnano”.

Legnano Pride 2026

“Oggi stiamo parlando a tutta la nostra Regione e al nostro Paese per dire che Legnano, come tutte le nostre città, deve essere la casa di tutti, e dobbiamo rivendicarlo senza paura. Stiamo vivendo una fase storica molto particolare, in cui il dibattito politico sui social, sui giornali, ma anche a tavola, al bar e nelle nostre case, è inquinato dall’odio, dalla cattiveria, dal rancore, dalla paura e dalla depressione”.

Radice ha poi sottolineato il carattere della manifestazione: “Di questo corteo e di questa piazza ho apprezzato il fatto che – al di là del fatto che si possa essere d’accordo o meno – voi siete scesi in piazza per qualcosa e non contro qualcuno. Questo è il sale della nostra democrazia e ce lo dobbiamo ricordare tutti, anche chi lancia parole d’odio contro di voi, contro di me o contro chi fa politica”.

Il richiamo all’articolo 3 della Costituzione

“Le istituzioni sono di tutti, orgogliosamente, come ci insegna la nostra Costituzione all’articolo 3. È un articolo che va letto, che sancisce l’uguaglianza ma che pone un obbligo in capo alle istituzioni. E le istituzioni non siamo solo noi della giunta: sono la biblioteca, il Salice, i volontari”.

Legnano Pride 2026

“Tutto questo è un movimento che si è messo in gioco con uno spirito che non è affermazione individuale – questo maledetto ‘io’ – ma è quel ‘noi’ che oggi si vede orgogliosamente in questa piazza. Contro l’odio e la solitudine, oggi ho visto emergere due parole che sembravano uscite dal linguaggio della politica: pace e amore. Questa è la città che continueremo a portare avanti insieme a voi”, ha concluso il sindaco.

Musica, associazioni e attivisti fino a sera

La festa è proseguita per tutto il pomeriggio con momenti di ironia, musica e intrattenimento grazie ai tantissimi ospiti presenti al Pride 2026. Un momento storico per la città, reso possibile dal lavoro delle associazioni del territorio e arricchito dalla presenza di diversi referenti milanesi.

Legnano Pride 2026

Tra loro Michele Albiani, consigliere comunale a Milano e presidente della Commissione Sicurezza, Coesione Sociale e Politiche Pubbliche, e Monica Romano, vicepresidente della Commissione speciale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio, entrambi noti attivisti per i diritti LGBTQIA+.

Simonetta Musitano: «Qui si sentiva un forte senso di comunità»

A raccontare le sensazioni vissute durante la manifestazione è stata anche Simonetta Musitano.

Cosa ti ha colpito di questo Pride?

“Mi ha colpito il fatto che, come sempre in questi casi, sia partito dal basso. C’è stata una grande affluenza, non passiva ma attiva, partecipata sia politicamente sia emotivamente. Sentivo un forte senso di comunità, una sensazione che purtroppo percepisco un po’ meno nei Pride più grandi. Si avvertiva chiaramente il bisogno di portare questa realtà a Legnano”.

Perché c’è questo forte odio sui social?

“Secondo me dipende da come sono strutturati i social network, che tendono a polarizzare le posizioni, e da come vengono impacchettate le notizie. Sicuramente il Pride attira odio perché spaventa”.

Ma voi non state togliendo diritti a chi già li ha. Allora perché c’è questa contrapposizione?

“La percezione dell’altro è distorta. Nel momento in cui allarghi un diritto, per alcuni è come se in realtà stessi togliendo un privilegio. C’è chi teme di perdere lo status di cittadino di ‘serie A’ rispetto a un cittadino di ‘serie B’”.