Undici serate, due delle quali gratuite, e oltre 67.000 spettatori al Castello. Il Rugby Sound conferma numeri imponenti e chiude con il live di Manu Chao. Intervista al direttore artistico, Fulvio De Rosa
LEGNANO (MILANO) – Oltre 67.000 presenze in undici serate, due delle quali a ingresso gratuito. Il Rugby Sound Festival 2026 chiude un’altra edizione da grandi numeri all’Isola del Castello di Legnano, confermandosi uno degli appuntamenti musicali più importanti dell’estate sul territorio. A mettere il sigillo finale sul festival, nella serata del 21 luglio, è stato Manu Chao, protagonista dell’ultimo concerto in cartellone e di un live durato oltre due ore.

Manu Chao chiude il Rugby Sound 2026
Il Rugby Sound continua a muoversi tra nuove tendenze, artisti consolidati del panorama italiano e nomi internazionali. L’ultimo colpo della direzione artistica per il 2026 è stato proprio Manu Chao, tornato protagonista davanti al pubblico lombardo a distanza di 25 anni dallo storico concerto gratuito del 21 giugno 2001 in piazza Duomo a Milano.
Allora furono oltre 100mila le persone presenti. Un concerto rimasto nella memoria anche per l’energia sprigionata dal palco e per i testi fortemente legati alla cultura no-global Oggi Manu Chao ha 65 anni e porta ancora nella propria musica i temi che hanno segnato tutta la sua carriera: la vicinanza agli ultimi, agli emarginati e alle minoranze, insieme a una visione dichiaratamente critica verso il sistema.
Oltre due ore di musica all’Isola del Castello

Sul palco di Legnano Manu Chao e i suoi musicisti hanno suonato per oltre due ore, senza puntare su grandi effetti scenici ma affidandosi soprattutto all’impatto della musica e al rapporto diretto con il pubblico. Il cantautore francese è rimasto spesso seduto con la chitarra, affiancato da Mati Gilberto alla chitarra e Miguel Rumbao Serrano alle percussioni, con gli italiani Gabriele Blandini alla tromba e Gianluca Ria al trombone.
Tra i momenti della serata anche l’omaggio a Diego Armando Maradona con “La Vida Tombola” e il richiamo alla Palestina libera, accompagnato dalle braccia rivolte verso il cielo. Quando il pubblico sembrava rallentare, la band ha continuato a rilanciare il ritmo con brani come “La rumba de Barcelona” e con sonorità ska e patchanka. Un concerto lungo e intenso che ha chiuso l’edizione 2026 del festival.

Fulvio De Rosa: «Il Rugby Sound non rincorre le mode»
A tracciare il bilancio dell’edizione è Fulvio De Rosa, direttore artistico del Rugby Sound Festival. Il festival conferma il trend degli anni passati mantenendo una proposta rivolta a generazioni differenti, nonostante la crescita dei costi e la concorrenza di numerosi eventi, a partire da quelli organizzati nella vicina Milano.
«Manteniamo la qualità perché lavoriamo con una linea artistica chiara e coerente – spiega De Rosa –. Il Rugby Sound non rincorre le mode: costruisce un cartellone che parla a generazioni diverse, con un’identità precisa. In un contesto di costi crescenti e concorrenza forte, anche da parte di Milano, la differenza la fanno la nostra struttura organizzativa e la comunità che sostiene il festival. Questo ci permette di investire in modo mirato e di garantire continuità».

Il rapporto con PizzAut e l’inclusione
Nel corso delle diverse serate è stato dato spazio anche alle iniziative realizzate con PizzAut. In futuro potrebbe esserci anche la possibilità di vedere sul palco una band formata da ragazzi con disabilità. «Il rapporto con PizzAut per noi è importante e continuerà. L’idea di portare sul palco una band composta da ragazzi con disabilità non è affatto impossibile: se c’è un progetto artistico solido, noi siamo pronti a sostenerlo. Il Rugby Sound è sempre stato un luogo inclusivo».
L’attenzione ai talenti del territorio
Una parte importante della scelta artistica riguarda anche musicisti e gruppi nati nel Legnanese e nell’area circostante. Tra gli esempi ricordati da De Rosa ci sono le Bambole di Pezza, passate dal Rugby Sound prima dell’approdo al Festival di Sanremo. «Non ci sentiamo profetici: semplicemente osserviamo il territorio con attenzione. Legnano e l’area circostante hanno espresso molti talenti e noi cerchiamo di valorizzarli quando vediamo un percorso credibile. Le Bambole di Pezza sono un esempio: avevano una storia forte e il festival è stato un passaggio naturale».
Una scelta meno mainstream

Negli anni il palco del Rugby Sound ha ospitato anche artisti come Nek, Max Gazzè, Francesco Renga, Irama e Fabri Fibra. Negli ultimi cartelloni la proposta si è però orientata maggiormente verso una linea meno mainstream. «La scelta è artistica. Il Rugby Sound ha una sua identità e oggi preferiamo costruire un cartellone che rispecchi questa direzione, più trasversale e meno legata al mainstream televisivo. I grandi nomi commerciali hanno costi molto elevati, è vero, ma non è questo il punto: vogliamo un festival che resti riconoscibile e coerente».
Come candidarsi per suonare al Rugby Sound

De Rosa chiarisce infine anche come funziona la selezione degli artisti emergenti che aprono le diverse serate. «In molti casi le aperture vengono indicate direttamente dai management degli headliner, che scelgono gli artisti da portare con sé in tour. Quando invece abbiamo margine di scelta, valutiamo le proposte che arrivano alla nostra produzione, ma è importante sapere che la disponibilità dipende sempre dalla struttura della serata e dalle esigenze dell’artista principale».






