Il Giudice per le indagini preliminari nega gli arresti domiciliari al braccio destro del governatore Maroni: c’è un alto rischio di inquinamento delle prove. Giallo sull’interrogatorio della ‘zarina’ Canegrati

23 FEBBRAIO 2016

di Redazione

MILANO – Lombardia, tangenti sanità: Fabio Rizzi resta in carcere. Lo ha deciso il Gip di Monza, respingendo la richiesta di arresti domiciliari avanza dall’avvocato dell’ex presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia (finito in cella con altri 9 nell’ambito – 23 in totale gli indagati – del’inchiesta ‘Smile’ della Procura di Monza, sul cosiddetto ‘sistema Canegrati’, un giro d’affari da 386 milioni l’anno sulle cure odontoiatriche).

Pericolosità sociale

Secondo il Pm titolare dell’inchiesta, Manuela Massenz, permangono pericoli attorno ai soggetti coinvolti che potrebbe, se rimessi in libertà o semplicemente agli arresti domiciliari, inquinare le prove e concordare versioni di comodo. Con la stessa motivazione, nell’ottobre scorso, era stata respinta la richiesta di scarcerazione di Mario Mantovani (ex assessore regionale alla Sanità, finito agli arresti per corruzione, concussione e turbativa d’asta nell’ambito di un’altra inchiesta).

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Interrogatorio segreto

Intanto è giallo sull’interrogatorio di Maria Paola Canegrati, previsto per oggi. Nulla trapela dalla Procura di Monza, né sui contenuti del colloquio con il Pm né sul ‘famoso’ memoriale che la ‘zarina’ dell’odontoiatria lombarda ha annunciato di voler consegnare.

 

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