L’ex sindaca Rosa porta il tema in consiglio comunale e chiede chiarezza su tempi, decisioni e mancata risposta alla Procura di Milano sulla costituzione di parte civile. Giunta Carraro in grave imbarazzo
LONATE POZZOLO (VARESE) – Il caso della mancata costituzione di parte civile del Comune nel processo legato all’inchiesta Hydra approda ufficialmente in Consiglio comunale. A sollevarlo è l’ex sindaca Nadia Rosa, oggi tra i banchi dell’opposizione, che ha presentato un’interrogazione articolata e dai toni netti.
Un atto politico sulla legalità
L’interrogazione, presentata insieme agli altri consiglieri della lista civica Uniti e Liberi (Melissa Derisi, Angelo Ferrario e Alice Sangaletti), parte da un presupposto chiaro: il ruolo di un ente locale nei territori segnati dalla presenza mafiosa. Il riferimento è al Comune di Lonate Pozzolo, più volte coinvolto in inchieste sulla ’ndrangheta, anche per la presenza della locale Legnano–Lonate Pozzolo. “Un ente locale deve essere guida ed esempio anche e soprattutto in tema di legalità” e, soprattutto, “chi amministra un Comune deve dimostrare con azioni concrete di voler promuovere e perseguire la legalità e non solo con parole di facciata”.
Il passaggio più duro
È nella parte centrale dell’interrogazione che emergono le critiche più forti alla maggioranza. Il Comune, secondo quanto riportato nell’atto, non si è costituito parte civile nel procedimento legato all’inchiesta Hydra, nonostante un invito formale da parte della Procura di Milano. “Consideriamo la costituzione di parte civile nel processo Hydra come un atto dovuto per dichiarare pubblicamente che il Comune è parte lesa per la presenza della criminalità a Lonate Pozzolo, oltre che per tutelare il buon nome di Lonate e di tutti i lonatesi”. E ancora: “Ignorare l’invito formale del procuratore Viola al Comune di costituirsi parte civile è un atto che squalifica Lonate Pozzolo di fronte all’opinione pubblica”.
Il tema del “danno morale”
L’interrogazione insiste anche sulle conseguenze per la comunità, spostando il piano dal livello amministrativo a quello civico. “Di conseguenza tutti i lonatesi subiscono un danno morale dal non essersi costituiti parte lesa in questo processo tramite il Comune”. Un passaggio che punta direttamente a coinvolgere i cittadini, portando il dibattito fuori dall’aula consiliare e dentro la percezione pubblica del tema legalità. Tanto più che il processo Hydra, con rito abbreviato, si è concluso nel mese di gennaio 2026 con 62 condanne. La pena più elevata, pari a 16 anni di carcere, è stata inflitta a Massimo Rosi, della locale di Legnano-Lonate Pozzolo.
Le domande alla giunta
L’atto si chiude con una serie di quesiti puntuali rivolti all’amministrazione guidata dalla sindaca Elena Carraro: “Quando il Comune ha ricevuto la comunicazione del procuratore Marcello Viola, perché la consulta per la legalità non è stata informata?”, “Perché la cittadinanza non è stata informata?”, “qual è il contenuto di tale comunicazione?”, “E’ stato dato qualche riscontro al procuratore Viola?”, “Perché il Comune non si è costituito parte civile nel procedimento penale dell’inchiesta Hydra, né nel processo con rito abbreviato, né in quello con rito ordinario?, “qual è stato l’iter della discussione e chi ha preso la decisione finale?”
Il caso in Consiglio comunale
Non è richiesta una risposta scritta: l’obiettivo è portare il tema direttamente in aula. L’interrogazione chiede infatti che venga inserita all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio comunale, aprendo così un confronto politico destinato a proseguire su un tema particolarmente sensibile per il territorio.
La sindaca Carraro sulle nuvole
L’anno scorso, di fronte a specifica domanda della giornalista di Rai 3 Chiara Proietti D’Ambra, la sindaca Carraro aveva dichiarato: “Ci sono state infiltrazioni mafiose a Lonate, ma adesso siamo tranquilli”. Il che denota una totale inconsapevolezza sui temi delle penetrazioni malavitose da parte di chi guida il Comune. Non c’è da stare allegri.






