Il Tribunale boccia le eccezioni delle difese sul trasferimento di Hydra. Abbiategrasso e Busto Arsizio fuori dal processo per tardività. In piazza il presidio antimafia di solidarietà per i pm Cerreti e Ferracane
MILANO (MILANO) – Fuori dall’aula bunker, il presidio delle associazioni antimafia in solidarietà ai magistrati minacciati di morte; dentro, la battaglia legale degli imputati per ottenere lo spostamento del processo a Busto Arsizio, cioè per allungare i tempi all’infinito. Il processo Hydra ha tanti volti. C’è il merito, di cui non si è ancora cominciato a parlare. E poi ci sono le eccezioni sollevate dagli avvocati, le richieste di cambiare sede, i tentativi, peraltro riusciti, di impedire che città importanti come Abbiategrasso e Busto Arsizio possano costituirsi parte civile, pur avendo per mesi ignorato l’esistenza del “consorzio delle mafie” in Lombardia, di quella mafia a tre teste capace di mettere allo stesso tavolo cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta per divorarsi la regione più ricca d’Italia.
Il processo resta a Milano

La notizia più rilevante dell’udienza di giovedì 18 giugno è che il processo Hydra resterà a Milano. Le difese avevano chiesto il trasferimento a Busto Arsizio, sostenendo che la prima riunione del “consorzio delle mafie” si fosse svolta il 30 marzo 2020 nella sede della Servizi Integrati Srl di Dairago, territorio di competenza della procura bustocca. I giudici hanno però chiarito che quella data era “un errore di trascrizione, già peraltro corretto: non 30 marzo 2020 ma 30 marzo 2021”. La prima riunione operativa del consorzio si sarebbe invece tenuta a Inveruno, territorio di competenza di Milano, nelle giornate del 3, 18 e 25 giugno 2020, al ristorante Sardinia. Cade così il presupposto sul quale si fondava la richiesta delle difese: il processo non si sposta e resta davanti al Tribunale di Milano.
Il rito abbreviato e il processo ordinario
Hydra ha già avuto un primo epilogo nel rito abbreviato, concluso a gennaio con 62 condanne e 18 assoluzioni. In quella sentenza il Tribunale ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione mafiosa unitaria, un “consorzio delle mafie” nel quale cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta avrebbero condiviso strategie, affari e controllo del territorio lombardo. L’udienza di oggi ha riguardato invece il rito ordinario, iniziato il 19 marzo nell’aula bunker di piazza Filangeri e che vede alla sbarra 45 imputati.
Abbiategrasso e Busto Arsizio escluse
I Comuni di Abbiategrasso e Busto Arsizio sono stati esclusi dal processo come parti civili “per tardività nella costituzione”. Una decisione che mette nero su bianco una responsabilità politica grave: entrambe le amministrazioni, benché sollecitate a costituirsi, hanno temporeggiato, negato ed evitato di farlo per mesi. Solo successivamente, su invito della procura, hanno deciso di presentarsi, ma ormai fuori tempo massimo.
I giudici sono stati espliciti: “Non potevano ignorare il fatto”. E ancora: “La difesa di Abbiategrasso è stata fallace, perché ha confuso la persona offesa in senso proprio con quella di soggetto danneggiato dal reato”. Per dimostrare che le amministrazioni erano a conoscenza della vicenda già da tempo e avrebbero potuto costituirsi prima, il Tribunale ha richiamato “l’ampia risonanza mediatica nazionale e locale” dell’inchiesta. In altre parole, il problema era noto, ma i due Comuni hanno scelto di ignorarlo fino a quando non era ormai troppo tardi.
Fuori dall’aula il presidio antimafia
Mentre nell’aula bunker si discuteva di eccezioni e competenza territoriale, fuori si è svolto il presidio delle associazioni antimafia a sostegno dei magistrati impegnati nel processo. Al centro della mobilitazione ci sono soprattutto le minacce di morte alla pm Alessandra Cerreti, titolare dell’inchiesta insieme al pm Rosario Ferracane.

Il Comitato Bene Comune Abbiategrasso ha ricordato: “Dentro quell’aula lavorano i pm Rosario Ferracane e Alessandra Cerreti, nei confronti della quale il consorzio avrebbe pensato di progettare un attentato con armi e, all’occorrenza, bombe a mano. Così hanno riferito due collaboratori di giustizia, senza che l’uno fosse a conoscenza delle dichiarazioni dell’altro”.

“Fuori da quell’aula ci siamo ritrovati per esprimere solidarietà massima, abbracciando simbolicamente i magistrati e tutta la procura, il cui lavoro incessante è prezioso e fondamentale”, prosegue il Comitato, che ha inoltre rivolto una critica al Csm: “Fuori da quell’aula abbiamo ribadito che il Csm non dovrebbe sottovalutare le mafie al Nord. In una delibera dell’11 giugno ha elencato 11 procure ad alta densità mafiosa: tranne Roma, sono tutte del Sud. Solo l’inchiesta Hydra basta a dimostrare che l’alta densità mafiosa si riscontra eccome in Lombardia”.






