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L’ex assessore di Magnago con Bienate, Renato Peroni, chiede lo stop al processo che lo vede imputato nel traffico di reperti archeologici. Il giudice deciderà sull’affidamento in prova ai Servizi sociali

di Redazione

MAGNAGO (MILANO)Commercio illegale di reperti archeologici; a novembre 2019 la polizia aveva arrestato e posto ai domiciliari un ex assessore di Magnago con Bienate, nel milanese. Ora Renato Peroni è finito a processo davanti al giudice del Tribunale di Busto Arsizio, Marco Montanari, ma ha chiesto di sospendere il processo a suo carico e di poter accedere all’istituto della messa alla prova. Ovvero lo svolgimento di un programma di lavori di pubblica utilità presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.

La storia di Renato Peroni

Peroni è stato assessore nella prima giunta del sindaco Ferruccio Binaghi dal 2002 al 2007. Poi capogruppo di maggioranza e consigliere comunale incaricato alla Cultura. La decisione del magistrato è attesa per la fine di novembre. A quasi 3 anni esatti dall’arresto dell’ex amministratore comunale 51enne, oggi difeso dall’avvocato Jacopo Cappetta. La condizione necessaria per lo stop al procedimento penale è – secondo il codice penale – un’imputazione per reati puniti con la reclusione fino a 4 anni e l’assenza di dolo nelle condotte dell’imputato.

I beni archeologici trafficati

Ed è proprio su questo fattore che si giocherà la partita processuale. Sì, perché mentre la difesa sostiene “il difetto di dolo sulla provenienza illecita di alcuni manufatti”. Il pubblico ministero titolare del fascicolo, Massimo De Filippo si oppone alla richiesta della messa alla prova. “Nell’ordinanza di custodia cautelare – spiega il pm – a carico di Peroni si ravvisano elementi che provano il pieno coinvolgimento dell’imputato nel traffico di reperti archeologici. Ci sono anche le intercettazioni a sostegno”.

Il traffico di beni archeologici tra Lombardia e Calabria

Lo scandalo che travolse Peroni (che ha abbandonato la politica nel 2012) scoppiò nel 2019. Con l’operazione denominata ‘Archei’: l’ex assessore, architetto e titolare di uno studio di progettazione in piazza San Michele, è stato coinvolto nell’inchiesta. Con lui altri 20 presunti trafficanti tra Calabria e Umbria. Secondo la Procura, gli indagati “trafugavano beni scovati grazie a scavi clandestini e alimentavano, attraverso un sistema radicato nel Crotonese, un circuito internazionale di vendita di beni datati tra il IV e il III secolo avanti Cristo”.

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Coinvolte Francia, Gran Bretagna, Germania e Serbia

Gli inquirenti parlarono addirittura di “criminalità archeologica calabrese”, con diramazioni anche all’Estero. Tanto che alcuni dei soggetti coinvolti vennero rintracciati in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Insieme a Peroni fu arrestato anche Enrico Cocchi, personaggio meno conosciuto, ex titolare di una società di termoidraulica in paese.