Mantovani fun club – Attacchi ai magistrati e insulti alle “cacche rosse”

Nel libro ‘Un uomo giusto’ (raccolta di messaggi anonimi in difesa di Mantovani) c’è posto davvero per tutti. Persino per un carcerato, le cui parole vergognose vengono utilizzate dal fan club del politico agli arresti per corruzione allo scopo di sferrare attacchi personali contro il sindaco Arconate, la cui colpa è aver detronizzato il ‘faraone’. A un livello così basso nessuno era mai sceso. Un segno evidente di scarsa lucidità e scarso equilibrio. Un risentimento che mischia odio, meschinità e volontà di stupide vendette. Che tristezza, che schifo

7 MARZO 2016

di Ersilio Mattioni

MILANO – I messaggi anonimi di solidarietà nei confronti di Mario Mantovani (l’ex vicepresidente della Lombardia, arrestato il 13 ottobre 2015 e tuttora agli arresti domiciliari, accusato di corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio) sono racchiusi nel libro ‘Un uomo giusto’. E c’è posto davvero per tutti, personaggi di ogni sorta: politici, sacerdoti, docenti, dirigenti regionali, direttori generali, presidenti della Caritas e, dulcis in fundo, un carcerato. Non sappiamo chi sia né perché sia in carcere, non sappiamo cioè se sia in attesa di un processo e se stia scontando una pena per qualche reato. Sappiamo però che il carcerato ha conosciuto Mantovani e ne ha subito avuto stima. Anzi, ha fatto di più. Si è infornato (sa Dio come) sulla situazione politica di Arconate, paese di 6.500 abitanti nel Milanese, dove Mantovani viene chiamato ‘faraone‘ e dove il politico indagato fu sindaco dal 2001 al 2013, prima di essere detronizzato da una lista civica guidata da Andrea Colombo.

carcerato difende mantovani
Il ‘pensiero’ di un carcerato del ‘Mantovani fan club’, pubblicato sul libro anonimo ‘Un uomo giusto’

Il ‘faraone’ detronizzato’ la prende male

La cosa è stata presa male. E dal 25 maggio 2014 in poi ogni occasione è stata quella buona per vessare, offendere e denigrare la nuova amministrazione. Che però è composta da gente perbene, onesta, volenterosa e indifferente alle battaglie, un po’ di retroguardia un po’ di costume, della Lista Mantovani, che con la consueta modestia ha scelto di chiamarsi ‘L’Arconate Migliore’. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che si sarebbe utilizzato persino il ‘pensiero’ un po’ trash di un carcerato per attaccare la nuova giunta (la quale peraltro ha il merito di aver messo un freno agli affari privati di certe famiglie e di aver riportato l’interesse pubblico al centro dell’azione politico-amministrativa). Invece la piccola Arconate deve subire anche quest’ennesima umiliazione.

‘Pensieri’ sconnessi dal carcere

Ecco cosa scrive il carcerato del ‘Mantovani fan club’ alla notizia che il politico è passato dalla prigione ai domiciliari: “Mi immagino come rode il culo al sindaco (di Arconate). Prima le porno notizie che hanno messo in luce che persona è! Poi il colpo di grazia, il ritorno a casa del faraone! Due a zero contro le cacche rosse”. Complimenti Mantovani, il suo fan club la porterà lontano. Ma complimenti soprattutto al selezionatore dei messaggi di solidarietà: ha scelto indubbiamente i migliori.

In tribunale contano i fatti

E’ inutile ricordare al carcerato che ad Arconate né ci sono porno notizie (o meglio, quelle che circolano non riguardano certo il sindaco, ma ne parleremo un’altra volta, e magari certi cattolici ferventi ci daranno qualche spiegazione) e che non c’è niente da festeggiare negli arresti domiciliari di Mantovani, che era e resta indagato di reati gravissimi per un pubblico amministratore, autodefinitosi il paladino della buona politica. E’ inutile ricordarlo, dicevamo, perché lo scopo del libro edito dal ‘Mantovani fan club’ non sembra essere quello di testimoniare una legittima solidarietà umana né tanto meno quello di raccontare una verità di parte. Piuttosto il volume (stampato dalla Press Point Srl di Abbiategrasso, privo di un editore e degli autori) appare come l’ennesimo disperato tentativo, come si dice in gergo, di ‘buttare tutto in vacca’. Nelle aule di tribunale, tuttavia, i fatti contano più delle parole sconnesse di un carcerato, che forse non ha neppure capito di essere stato strumentalizzato da chi persegue scopi decisamente poco nobili.

Il solito ritornello

L’unica cosa certa del libro del ‘Mantovani fan club’ è la prefazione firmata da Andrea Camaiora, giornalista e, così si definisce, “esperto in litigation pr”. Secondo Camaiora “può lasciare interdetti il fatto che l’iniziativa della magistratura abbia dato credito a campane stonate, prive di credibilità e palesemente viziate”. Quali sono queste campane non è dato sapere. E ancora: se l’azione della magistratura si è concentrata su Mantovani, questo avrebbe provocato incredulità e stupore fra quanto lo considerano “l’uomo che ha interpretato al meglio il volto onesto e pulito della politica in Lombardia”. Per la verità, c’è anche chi non si è stupito, evidentemente avendo un’altra idea di Mantovani, molto diversa da quella dei suoi fan. Ma il punto è quel ritornello – film già visto e rivisto – che una certa parte propina agli italiani da oltre vent’anni. Non è colpa dei politici se commettono reati, ma è colpa dei magistrati se li scoprono. Un teorema bislacco. E ormai anche poco originale.