Milano – Processo Mantovani, il giudice: “Da sindaco agì in conflitto”

La difesa di Mario Mantovani perde il primo round contro la Procura. Gli avvocati dell’ex vicepresidente della Lombardia si erano opposti sulla costituzione di parte civile da parte di Arconate, della Regione, del Ministero delle Infrastrutture e delle ‘croci’ che eseguono il trasporto dei malati dializzati. Per il Tribunale, invece, tutti hanno diritto a chiedere di essere risarciti dal politico. Neppure la richiesta di spostare il processo a Busto Arsizio viene accolto: il dibattimento è e resta a Milano

11 LUGLIO 2016

di Redazione

MILANO – Dopo aver sollevato tutte le eccezioni sollevabili, è arrivato il giorno delle decisioni. E la difesa di Mario Mantovani ha perso su tutta linea, vedendosi respingere ogni richiesta, mentre sui testimoni la decisione è rimandata a settembre, quando il processo entrerà nel vivo. E quando a difendere il politico accusato di corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio ci sarà il suo super avvocato, il professor Guido Calvi di Roma, le cui parcelle possono essere stellari, ma sempre a fronte di prestazioni eccellenti.

Tutte ammesse le parti lese

In questa fase è l’avvocato Roberto Lassini (ex sindaco di Turbigo negli anni ’90, già noto alle cronache per la questione dei manifesti ‘Via le Br delle Procure, affissi a Milano durante la campagna elettorale 2011) a difendere l’ex sindaco di Arconate. Ma Lassini è più di un avvocato: è anche il mediatore di alcuni affari immobiliare che le società riconducibili a Mantovani hanno cercato di concludere negli anni scorsi. Lassini, mercoledì 6 luglio in aula, ha chiesto che nessuna delle partiti civili fosse ammessa a chiedere i danni al politico imputato. Ma il Tribunale ha respinto ogni richiesta. Pertanto, chiederanno di essere risarciti il comune di Arconate (che chiede 2 milioni di euro), regione Lombardia e ministero delle Infrastrutture. Da ultimo, pure le ‘croci’ che svolgono il trasporto degli ammalati dializzati e che avevano partecipato a una gara regionale, vincendola. Solo che poi, secondo la Procura, Mantovani si sarebbe adoperato per farla annullare con un pretesto, al fine di favorire altre ‘croci’, quelle che hanno la propria sede nei comuni dell’Altomilanese, dove il politico vanta una delle sue basi elettorali.

No allo spostamento del processo

Un’altra richiesta dell’avvocato Lassini riguardava lo spostamento del processo a Busto Arsizio, almeno per alcuni capi di imputazione relativi alle questioni che riguardano Arconate, cioè la compravendita di palazzo Taverna e la costruzione della casa di riposo privata. In tutta onestà non si è ben capito perché il dibattimento avrebbe dovuto essere spostato da Milano a Busto Arsizio, dal momento che il reato principale prevale sugli altri. E in questo caso la corruzione, la concussione e la turbativa d’asta prevalgono sull’abuso d’ufficio. Infatti per il Tribunale il processo è e resta a Milano, non c’è ragiono per cambiarne la sede. Motivando la propria decisione, tra l’altro, il Tribunale si è spinto al punto di dire che Mantovani, da sindaco di Arconate, “agì in conflitto d’interessi”.

L’elenco testimoni: 144 sindaci

Il Tribunale, da ultimo, non ha invece ancora preso una decisione sull’elenco testimoni presentato dal politico imputato. Si deciderà a settembre. Solo allora sapremo se Mantovani potrà far sfilare in aula 144 fra sindaci e amministratori locali. A che scopo? Non è ancora chiaro, anche perché i reati contestati al politico hanno poco a che fare che l’azione amministrativa dei sindaci, i quali al più potrebbero venire a riferire dei finanziamenti ricevuti per le scuole. Ci si chiede che attinenza possa avere con il processo.