L’ex vescovo di Novara è morto a 84 anni. Papa Francesco lo elesse cardinale. Cominciò al Seminario di Saronno, concluse la sua vita dai Padri Oblati di Rho. Indimenticabile la serata ad Arconate negli Anni ’90

20 MAGGIO 2020

di Maria Teresa Maggiolini

NOVARA – Martedì 19 maggio, presieduti dal vescovo Franco Giulio Brambilla, si sono celebrati nel Duomo di Novara i funerali del cardinale Renato Corti, che fu per 21 anni vescovo amatissimo nella città. Aveva 84 anni. Era morto il 12 maggio, verso le nove di mattina, nella Casa dei Padri Oblati di Rho, dove aveva scelto di risiedere dopo aver lasciato per raggiunti limiti di età la diocesi di Novara.

La vita

Lombardo di nascita e di formazione, ad appena 34 anni fu mandato come padre spirituale dei giovani preti al Seminario di Saronno e fu lì che avvenne l’incontro e l’inizio di un’amicizia con Franco Giulio Brambilla, l’attuale vescovo suo successore a Novara, che ha ricordato su Avvenire quanto abbia inciso profondamente nella sua formazione la spiritualità e la passione evangelica di don Renato.

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Vicario generale

Nel novembre del 1980 fu scelto dall’arcivescovo Carlo Maria Martini come vicario generale. Una nomina che sorprese per la sua giovane età ma che si rivelò preziosa, perché don Corti conosceva bene i giovani preti e con la dedizione e la semplicità del suo servizio seppe conquistarsi anche i meno giovani. Il sorriso mite e un’innata capacità di comunicare la sua fede autentica rivelavano una profonda spiritualità che colpiva chi lo avvicinava.

L’elezione a cardinale

Papa Francesco lo chiamò nel 2015 a scrivere le meditazioni della Via Crucis al Colosseo, e al termine dell’Anno della Misericordia lo elesse cardinale, all’alba degli ottant’anni, quasi a voler significare che non importava tanto la partecipazione al Conclave (cui peraltro non partecipano i cardinali dopo gli ottanta anni) quanto la sua dedizione e l’intensità con cui aveva vissuto la sua vocazione di pastore, con umiltà e mitezza.

I Padri Oblati di Rho

Queste sue doti si riflettono nella scelta dell’ultima parte della sua vita, conclusa nella stanza semplice nella Casa dei Padri Oblati, facendo vita comunitaria, a volte anche da sagrestano, caso mai occorresse preparare l’altare per la messa.

Parlare del Vangelo

Noi lo ricordiamo perché don Renato (che rifuggiva dai titoli di eminenza ed eccellenza) non si rifiutava mai quando lo si invitava a parlare del Vangelo, di Cristo e della comunità cristiana dopo il Concilio Vaticano II, che aveva introdotto profonde trasformazioni nella Chiesa degli anni Settanta.

La serata ad Arconate

Tra le sue tante serate, venne a metà anni Ottanta anche ad Arconate, su invito del locale Centro Luigi Sturzo, un’associazione di cultura politica animata da un gruppo di cattolici democratici impegnati nella vita sociale del paese; fu una serata intensa e indimenticabile per i presenti. Tra i commenti più significativi  quello di un partecipante, non precisamente un baciapile: “Più che un prete, è un uomo di Dio”. Per una di quelle incredibili coincidenze della vita, tra i Padri Oblati di Rho c’era, e c’è ancora, anche don Ilario Rudello, indimenticato prete dell’oratorio di Arconate, proprio quello che con gli amici del Centro Sturzo accendeva vivaci discussioni sulla sala da concedere per le loro iniziative, che si svolgevano poi regolarmente nella sala del caminetto, nel seminterrato, mai nella sala superiore, più ambita perché ritenuta più nobile. E anche don Renato quella sera fu ospite al Caminetto, ma nessuno ci fece caso. Era più importante ascoltare.

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