Dopo la guerra degli anni ’90, i massacri e le pulizie etniche, la Serbia non è ancora sazia. E il suo governo, per bocca del ministro dello sport, esorta i propri atleti a “non salire sul podio con i kossovari”. Aggiungendo: “Non possiamo ascoltare il loro inno né guardare la loro bandiera”. Reazioni dal mondo ‘civile’? Zero

9 AGOSTO 2016

di Maria Teresa Maggiolini

RIO DE JANEIRO (BRASILE) – Il Televideo, l’antenato di internet, riserva spesso sorprese, oltre a quantità di errori di ortografia, grammatica, sintassi e a volte di senso. Ma le poche righe dedicate alle Olimpiadi da un ministro dello sport ci hanno fatto sobbalzare. Già, le Olimpiadi. Il baraccone dove si trovano anche atleti che davvero ‘coronano un sogno’, soprattutto quelli che per molti di noi esistono quando ogni quattro anni gareggiano e vincono, appunto alle Olimpiadi, accanto ai dopati prima esclusi poi recuperati, alle nazioni dopate per decreto, a corruzione e compromessi, ahimè, nel Paese ospitante, ma così è la vita. Diceva un saggio: un po’ storta e un po’ dritta.

Ma questo coronamento assoluto dello spirito olimpico proprio ci mancava. Sentite: “Non salite sul podio accanto agli atleti della nazione del Kossovo, noi non possiamo ascoltare il loro inno né guardare la loro bandiera”. Governo e ministro dello sport si sono davvero superati nell’inneggiare allo spirito olimpico: dimenticate Olimpia e l’antica Grecia, dove le guerre erano di una ferocia senza pari (come oggi) ma tutto si fermava in omaggio allo sport, simbolo di fratellanza e di comune umanità, puro. Il premio era una corona di alloro. Ma quale ministro, quale governo, di quale Paese ha ‘raccomandato’, ipocritamente non imposto, il diktat? Un brivido percorre chi non ha dimenticato: è la Serbia, in odio al Kossovo, ancora, dopo vent’anni, dopo le pulizie etniche, i massacri.

Lascia l’amaro in bocca che non siano estremisti, fanatici, fondamentalisti a parlare, ma i rappresentati del governo serbo, il ministro Vanja Udovicic. E per di più dopo gli accordi importanti tra le due nazioni promossi e portati a conclusione, era l’agosto del 2015, da Federica Mogherini come rappresentate dell’Unione Europea. Reazioni? Zero. Il Kosovo gareggia con 8 atleti e ha pure vinto una medaglia d’oro con la judoca Majlinda Kelmendi, la prima medaglia nella storia dell’olimpiade moderna per la piccola nazione ammessa dal Cio nel 2014. Davanti alle lacrime di commozione dell’atleta kossovara le parole della Serbia appaiono ridicole. Ma sono invece pericolose, proprio perché pronunciate nel contesto più sbagliato.

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