Ossona – Il sindaco-podestà e “l’oligarchia familiare” al governo

Non parla coi giornalisti, prova fastidio per le opposizioni e ‘blinda’ le carte, ignorando la legge sull’accesso agli atti

15 FEBBRAIO 2016

di Redazione

OSSONA (MILANO) – Non parla coi giornalisti, prova fastidio per le opposizioni e ignora la legge sull’accesso agli atti, che impone alle pubbliche amministrazioni di fornire i documenti su richiesta, compilando un apposito modulo. Di più, non risponde alle interpellanze in consiglio comunale (o risponde in modo ultra sommario) e definisce le minoranze come persone che danno fastidio ai dipendenti pubblici. Benvenuti a Ossona, 4.200 abitanti a Nord di Milano, dove dal maggio 2014 governa una strana lista civica un po’ leghista un po’ di destra un po’ cattolica un po’ di sinistra. Una bizzarra giunta arcobaleno con a capo il sindaco Marino Venegoni, di professione commercialista.

Opposizioni sul piede di guerra: situazione incresciosa

Qui le opposizioni sono sul piede di guerra, proprio perché è diventato impossibile ottenere risposte dall’amministrazione a seguito di interrogazioni e interpellanze presentate. Ma che la giunta ignori le istanze, persino quelle protocollate in municipio, è fatto purtroppo noto: dall’insediamento di Venegoni e dei suoi Libera Stampa l’Altomilanese ha presentato diverse richieste di accesso agli atti, allo scopo di approfondire temi della vita politico-amministrativa.

Libertà di stampa? Abolita per volere del sindaco-podestà

Un esempio, il 23 settembre 2014 presentammo regolare domanda di accesso agli atti per conoscere lo stato dell’arte dei lavori di ristrutturazione delle scuole medie: la giunta inviò una risposta per chiederci di specificare gli estremi della documentazione richiesta. Poi il nulla. A oggi stiamo ancora aspettando di conoscere l’andamento di quei lavori che, fortunatamente, nel corso dell’anno e mezzo trascorso dalla nostra domanda (il tempo utile per evadere una richiesta è per legge di 30 giorni) si sono conclusi.

L’opposizione di sinistra: “Interpellanza del 21 agosto 2015 ancora senza risposta”

Col trascorrere dei mesi si è reso sempre più palese che l’atteggiamento della giunta verso chi tenta di indagare e approfondire questioni amministrative non riguarda solo la stampa, ma anche, e questo è ben più grave, le opposizioni che siedono in consiglio comunale. Il capogruppo Gilberto Rossi (‘Cambiamo Ossona’), sul suo blog, ha stilato una lista dei documenti protocollati negli ultimi mesi, evidenziando come molte delle sue richieste siano rimaste inevase. Afferma a proposito dell’ultimo consiglio comunale: “Con rammarico apprendiamo che non sono state messe all’ordine del giorno della seduta le domande con richiesta di risposta scritta e orale da noi presentate a norma di legge, ma anche un’interpellanza a tema sicurezza datata 21 agosto 2015 non sia ancora stata presa in considerazione”.

L’opposizione di destra: “Governa un’oligarchia familiare”

Anche il capogruppo d’opposizione Sergio Garavaglia (‘SiAmo Ossona’) lamenta la scarsa trasparenza della giunta: “Ad Ossona viviamo in una oligarchia a carattere familiare. Sono ormai tre Consigli che non partecipiamo, perché il sindaco non risponde compiutamente alle nostre interrogazioni in modo serio”. Poi chiosa: “Per mesi ci siamo rivolti all’ufficio tecnico, ma la responsabile non si faceva mai trovare. Per settimane abbiamo scritto chiedendo dati che riteniamo di pubblico interesse, ma nessuno ci ha risposto. È il paradigma di una giunta che agisce con arroganza e supponenza, senza rispetto verso il lavoro degli altri e senza considerare minimamente la cittadinanza”.

La decadenza della politica: appello al prefetto di Milano

Di sindaci strani ne abbiamo conosciuti, ma come il primo cittadino della piccola Ossona mai. E allora c’è poco da scherzare, quando di mezzo ci sono quei diritti che la costituzione garantisce e che un sindaco si permette di violare. Qualcuno gli dovrebbe spiegare che amministratore un comune non è proprio come amministratore il suo studio da commercialista e la cucina di casa, dove si fa ciò che si vuole. No, il comune è di tutti. E gli atti che compiono i governanti pro tempore devono essere improntati alla massima trasparenza. Il rispetto delle regole è la certezza di vivere in una democrazia. Se il sindaco-podestà lo capisce, bene; in caso contrario sarà necessario chiedere al prefetto di spiegarglielo.