Viaggio nelle case popolari tra degrado, incuria, menefreghismo e soldi pubblici buttati al vento. Aler, l’ente che le dovrebbe gestire, è latitante: da decenni non esegue manutenzioni, non rimuove l’amianto e non risponde neppure alle lettere dei residenti

10 AGOSTO 2016

di Lorenzo Rotella

PARABIAGO (MILANO) – Quando si parla di case popolari, la gente storce il naso e pensa che siano luoghi malfamati. Libera Stampa l’Altomilanese si è addentrata nella realtà parabiaghese del complesso residenziale gestito dall’ente milanese Aler, con l’intento di raccontare una realtà che spesso viene taciuta.

Le testimonianze

Appena arrivati, parliamo con un uomo che si trova sotto il porticato dell’edificio: “Io vivo qui dal 1978, cioè quando sono sorte queste case. Il comune vendette il terreno nel 1976 e in due anni sorsero le famose ex ‘Gescal’: ricordo che vennero spesi circa 800 milioni di lire e che per costruirle utilizzarono gesso, cemento armato e una minima parte di marmo”. L’area è composta da un grosso parcheggio, un parchetto, tre blocchi di abitazioni per 108 appartamenti di vario tipo e un centinaio di residenti. L’uomo ci spiega quali sono le spese: “Per accedere alle case devi iscriverti al bando comunale, a seconda di quanto guadagni ti danno un appartamento. Io ad esempio sono in fascia alta e tra gas, luce, acqua e affitto pago anche più di 500 euro al mese”.

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Gli interni delle case popolari Aler di Parabiago

Gli anni ’80, droga e violenza

Gli facciamo notare che per quella zona girano voci a proposito di droga, episodi di violenza e vandalismo, ma lui fa spallucce: “Sì, forse negli anni ‘80, ma oggi è tutto diverso. Droga non ne ho mai vista, qualche atto vandalico sì, ma come capita qui può accadere dovunque”.

Il degrado

Riusciamo a parlare con un altro uomo, il quale ci fa strada nel palazzo in cui abita: “Abbiamo il contatore del gas dentro la cucina. Abbiamo chiesto di metterlo all’esterno come da norma, ma Aler non ha risposto. La luce sulle scale è perennemente accesa perché l’impianto elettrico è guasto, ma siamo noi a pagare, così come facciamo e paghiamo ogni tipo di ristrutturazione: Aler non fa niente, non risponde o dice che non ha soldi. Inoltre, anche le caldaie non sono a norma: sono a basamento, e se le vuoi rifare paghi 1000 euro e te la installano ancora così”. 2

I ritardi

“Una ventina di anni fa, con il permesso di Aler, il Comune ha comprato il terreno per inserire dei box negli edifici. Oggi sono dei semplici prefabbricati sprovvisti di gas, luce e acqua. Inoltre, appena terminata la costruzione, ad alcune persone venute ad abitare qui mancavano i servizi sanitari. Ci smistavano a caso: io mi ero iscritto al bando come nucleo familiare di quattro persone e ci misero in un bilocale. Per non parlare dei tetti: sono stati fatti in amianto e ancora oggi nessuno è mai intervenuto a rimuoverlo”. Chi parla è un residente delle case Aler. Poi, uscendo fuori, con l’intento di incontrare altri condomini, notiamo un mucchio di elettrodomestici accatastati in un angolo di terreno. È sempre l’uomo a spiegarci di che si tratta: “Nell’appartamento qui di fronte vive un signore cieco che non può svolgere nessun lavoro. Per racimolare qualche soldo in più, lo aiutiamo a vendere e sbarazzarsi di cose che non userà più”. Parliamo con altri residenti, i quali espongono diverse problematiche: serramenti deleteri della struttura, luci esterne tenute insieme grazie a qualche spago, infiltrazioni d’acqua che hanno causato svariati problemi di salute, automobili rubate e abbandonate nel parcheggio.

Monolocali fuori legge

Ciò che colpisce è però la situazione dei monolocali, come ci spiega un inquilino: “Gli appartamenti singoli sono totalmente fuori norma. Le finestre sono due, entrambe rivolte nella stessa direzione, mentre ne manca una in bagno: per fare aria, c’è una ventola ridotta in pessimo stato. E gli infissi sono tutti marci”. Un altro condomino chiosa: “Fosse per me, rifarei tutto da cima a fondo”. Da notare, stando ai loro racconti, è anche l’ecosistema del territorio: “Ci sono molti extracomunitari rispetto a prima. Alcuni li abbiamo cacciati perché vivevano di nascosto dentro qualche box in disuso. Ogni tanto passano anche i Carabinieri perché ora abbiamo anche due persone agli arresti domiciliari. Qui c’è gente buona e gente da cui conviene stare alla larga, ma ci sono anche i malati mentali dell’ex Cerletti: i pullmini di servizio li portano avanti e indietro tra la struttura medica e il loro alloggio”.