Parigi – E’ nata la macchina che salverà il libro: unico esemplare alle mitiche PUF

Riaprono le Presses Universitaires de France, con una sorpresa. All’interno del nuovo negozio ci sarà lei, la EBM: Espresso Book Machine. Cercate un libro introvabile? Nessuno problema, lo si stampa nel tempo di un caffè: testo solo in bianco e nero ma copertina anche a colori, possibilità di una dedica personale e prezzo ‘normale’, come quando lo si compra in libreria

di Maria Teresa Maggiolini

PARIGI – La vedete in foto, non è chiaramente una macchina per fare l’espresso; questo informe ammasso di due metri di larghezza per un metro e mezzo di altezza è uno strumento rivoluzionario che salverà il libro, inteso nel senso di oggetto fatto di pagine di carta con copertina variamente colorata o no e stampato a caratteri tipografici dagli eredi di Gutemberg. Eredi che hanno conservato del progenitore ormai pochi tratti: la carta, i caratteri tipografici e basta. Finché dura, però, perché l’e-book è in agguato, il tablet anche, la disaffezione a leggere (“Preferisco guardare la tv”) fa il resto. E poi dicono gli esperti che si stampa sempre di più e si legge (si vende) sempre di meno e si sa che bisogna pur mangiare. Del resto la morte del libro era stata prevista giusto nel 2015 dall’informatico americano Nicholas Negroponte.

La resa delle Puf

Di crisi in crisi istituzioni gloriose hanno chiuso i battenti, non ci sono più le case editrici di una volta, qualcuna ha cambiato padrone e anima ma l’esempio più eclatante della crisi è venuto proprio dalla capitale (auto)riconosciuta della cultura: Parigi e il mondo del Quartiere Latino, con la Sorbona e le mitiche PUF (Presses Universitaires de France). Ognuno ha i suoi gusti, e io confesso che tutte le volte che andavo a Parigi mi riconoscevo proprio nel Boulevard Saint Michel, angolo place de la Sorbonne, la vetrina PUF e i suoi interni antiquati, scomodi e poco illuminati ma ricchi di libri che potevi prendere, sfogliare, leggere (in piedi), fin che volevi. Poco personale ma competente, odore di carta e vecchie rilegature; se cercavi qualunque cosa te la trovavano. E fuori la folla degli studenti e professori, la vita di quartiere in mezzo a decine e decine di librerie, bistrot, caffè con i tavolini sugli ampi marciapiedi del boulevard. Che le PUF diventassero sempre più grigie e malandate lo si vedeva, così un giorno l’annuncio funerario di chiusura: l’anno dopo troneggiava un anonimo negozio di abiti ‘bon marché’ e fine. Era il 2005. Già il tempo che cambia si era visto l’anno prima: al posto del Café de Cluny con le tipiche seggioline di ferro liberty era apparsa un’orribile scritta pacchiana ‘La brioche dorée’, da consumarsi in strada, un sacrilegio per i veri parigini, e anche per noi, manna per i turisti.

La rinascita delle Puf

Che c’entra tutto questo con l’EBM (così è chiamata ora familiarmente)? E’ successo che le PUF riaprono, proprio vicino alla loro vecchia sede, nel cuore del Quartiere Latino e con una novità davvero eccezionale: una macchina che stampa su richiesta ogni tipo di libro scelto dal catalogo presente nella libreria. Una libreria senza il costo di libri in magazzino o deposito (i pochi libri presenti sono su vecchi scaffali a disposizione, si direbbe per bellezza) ma pronta alla stampa nel tempo di un caffè: testo solo in bianco e nero ma copertina anche a colori, possibilità di una dedica personale e prezzo ‘normale’, come quello stampato tradizionalmente. La macchina è in prestito alle PUF per due anni, la proprietà è di un fondo di ricerca che ne ha acquistate altre e intende posizionarle nelle scuole e università. Il brevetto è della Xerox, il colosso americano della stampa. A New York ce ne sono due, ma Parigi è la prima libreria su ordinazione d’Europa, e questo è un bel primato. Tutti i testi passati e presenti nel catalogo centenario delle PUF possono essere richiesti e questo permetterà di recuperare opere esaurite che nessuno vuole più stampare. L’obiettivo è di accedere ai cataloghi pubblici e ai titoli non più coperti dal diritto d’autore, il che estenderebbe a tre milioni di libri la scelta. Curiosamente, ma non troppo, non si stampano libri autoprodotti; in poche parole nessuno può entrare con la propria opera in mano e pretenderne la stampa. Le PUF sono dei veri editori, vogliono scegliere loro cosa stampare.