Pogliano-Nerviano, vigile condannato a 1 anno e 2 mesi per peculato: fece sparire giubbotto antiproiettile

Condannato in primo grado a a 1 anno, 2 mesi e 7 giorni l’agente in servizio al comando Nerviano-Pogliano e residente a Sedriano. Le carte ricostruiscono la sparizione del giubbotto antiproiettile, poi ritrovato a casa sua

di Redazione

POGLIANO-NERVIANO (MILANO) – È stato condannato in primo grado per peculato l’agente della polizia locale residente a Sedriano e in servizio al comando unico di Nerviano-Pogliano Milanese. E’ accusato di essersi appropriato di un giubbotto antiproiettile in dotazione al corpo. Il Tribunale di Milano ha condannato T.D. a 1 anno, 2 mesi e 7 giorni. Oltre al risarcimento di circa 2.000 euro e al pagamento di 5.700 euro di spese legali. Il Comune di Pogliano Milanese si era costituito parte civile, rappresentato dagli avvocati Roberto Grittini e Guya Portaluppi. Ma dietro la sentenza pronunciata oggi c’è una vicenda che le carte ricostruiscono nei dettagli: il giubbotto che sparisce dal comando, le risposte dell’agente, le immagini delle telecamere e, quasi tre mesi dopo, il ritrovamento nell’abitazione di Sedriano.

Il giubbotto sparisce dal comando

Il giubbotto antiproiettile era un Tactical modello TacTec Plate 5.11, di colore blu scuro, provvisto di due placche protettive balistiche di livello IIIA, acquistato nel 2023 e del valore di 571,31 euro. Nel capo d’imputazione si legge che il vigile, «in qualità di agente scelto presso il nucleo operativo della polizia locale di Nerviano e Pogliano Milanese», si sarebbe appropriato del giubbotto a lui assegnato, occultandolo «all’interno di un borsone con la scritta “polizia locale”» e custodendolo poi nella propria abitazione.

La mattina del 6 maggio 2025, alle 7.15 circa, un sovrintendente del comando entra nello spogliatoio maschile e nota che il giubbotto antiproiettile, «che solitamente si trovava lì appeso», non è più all’esterno dell’armadietto del’agente. In quel momento non dà particolare importanza alla circostanza.

«Qualche collega forse l’avrà preso»

Il giorno successivo, durante una riorganizzazione interna degli uffici, al vigile viene chiesto di riconsegnare il giubbotto antiproiettile. La relazione del vice commissario racconta che l’agente riferisce di non averlo più nell’armadietto e che «qualche collega forse l’avrebbe preso». La questione arriva immediatamente al comandante. Anche davanti a lui, secondo quanto riportato negli atti, il vigile insiste: «Comandante, è sparito. Vede che non c’è più appeso all’anta. Qualcuno me l’avrà preso».

Il comandante gli chiede di fare mente locale e di verificare se possa aver portato per errore il giubbotto a casa. La risposta è negativa. Si annota inoltre che l’agente «non si mostrava preoccupato e nemmeno si adoperava per verificare se eventualmente fosse stato spostato e appoggiato da qualche altra parte». Il comandante insiste ancora. Ma l’interessato esclude nuovamente di averlo portato a casa e pronuncia una frase che viene riportata testualmente nella relazione: «Comandante vuol venire a casa mia? Non mi sembra il caso in questo momento».

Le telecamere e il borsone «visibilmente molto più pieno»

A quel punto vengono visionate le immagini della videosorveglianza del comando. Ed è dalle registrazioni del 5 maggio 2025, il giorno precedente alla scoperta della sparizione, che emerge uno degli elementi centrali dell’indagine. La relazione riferisce che l’agente, «al termine del servizio alle ore 17.30 circa rientrava con in mano il giubbotto antiproiettile e il borsone blu che utilizzava per il servizio, e si portava nello spogliatoio».

Quindici minuti dopo, alle 17.45, esce in abiti civili. Con sé ha uno zainetto, un marsupio e ancora il borsone. Ma quest’ultimo, si legge nell’atto, appare «visibilmente molto più pieno rispetto a quando entrava nello spogliatoio». Il comandante aggiunge un altro particolare: «A memoria, non ho mai visto l’agente andare a casa con il borsone che al contrario ho sempre visto nello spogliatoio vicino al suo armadietto».

Il collega: «Mi sono venuti i brividi»

Negli atti compare anche la reazione di un altro agente, quando viene a sapere della sparizione del giubbotto e si accorge che manca anche la borsa blu abitualmente lasciata nello spogliatoio. La frase riportata nella relazione è netta: «Mi sono venuti i brividi». Le immagini delle telecamere vengono quindi acquisite formalmente. Un verbale dell’8 maggio documenta l’estrazione dei filmati dal sistema di videosorveglianza comunale e la loro conservazione nell’ambito delle indagini.

La perquisizione a Sedriano

La vicenda resta aperta fino all’estate. Il 31 luglio 2025 i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Legnano, insieme ai militari della stazione di Corbetta, eseguono un decreto di perquisizione disposto dalla Procura della Repubblica di Milano. La destinazione è l’abitazione del vigile, che risiede a Sedriano, ma svolge le funzioni di vigile al comando di Pogliano-Nerviano. Ed è lì che viene trovato il giubbotto antiproiettile.

Anche il capo d’imputazione cristallizza questo passaggio: il giubbotto, dopo essere stato portato via dal comando, sarebbe stato custodito «presso propria abitazione sita in Sedriano, dove veniva poi trovato il 31 luglio 2025 all’esito della perquisizione».

Il Comune parte civile e la condanna

Il procedimento arriva quindi davanti al Tribunale di Milano con l’accusa di peculato, prevista dall’articolo 314 del codice penale. Il Comune di Pogliano Milanese si costituisce parte civile attraverso gli avvocati Roberto Grittini e Guya Portaluppi. Nelle conclusioni depositate il 22 settembre, i legali avevano chiesto di «affermare la responsabilità penale dell’odierno imputato» e una condanna alla riparazione del danno «in misura non inferiore ad euro 1.996,95», oltre alla rifusione delle spese di patrocinio. Oggi la sentenza di primo grado: 1 anno, 2 mesi e 7 giorni di condanna, oltre a circa 2.000 euro di risarcimento e 5.700 euro di spese legali. L’agente potrà impugnare la sentenza e presentare ricorso nei successivi gradi di giudizio.