Arriva Pokémon Go e la gente va fuori di testa: chi si licenzia per andare a catturare dei Pokémon, chi spara con un fucile da soft air per marcare il territorio di caccia, chi lancia sfere Poké durante una visita ai campi di concentramento o in chiesa. Come al solito, dietro un’invenzione tecnologica c’è sempre l’orrida faccia della medaglia: un popolo di fanatici disposti ad annullare ogni priorità vitale per seguire l’ultima moda

19 LUGLIO 2016

di Lorenzo Rotella

PARABIAGO (MI) – Stare al telefono 24 ore su 24 per via di WhatsApp, Facebook o applicazioni e giochi inutili non era abbastanza. I drogati di tecnologia possono godere di un ennesimo prodotto per smartphone, forse il più innovativo e pericoloso mai creato prima: Pokémon Go. A distanza di due settimane dal rilascio del videogioco, milioni di persone a capo chino girovagano per le strade inebriate dalla possibilità di catturare le creature che hanno fatto divertire e sognare la generazione degli anni ’90. Le stesse persone che da piccole avrebbero pagato oro per andare in giro e acchiappare i Pokémon come i personaggi dell’omonimo gioco per Game Boy, nonché del cartone animato, ora si muovono in preda a un fenomeno di isteria collettiva, rischiando che l’esagerazione di quest’ondata nostalgica e tecnologica porti effetti devastanti alla psiche e al comportamento umano. Sia ben chiaro: in un mondo dominato dal materialismo, non è mai il prodotto creato ad avere colpe, ma i clienti che ne fanno uso. E se l’applicazione di Pokémon appare semplice e divertente, a renderla un incubo è un esercito di morti viventi che dipendono totalmente da questa nuova moda, da un segnale gps e che bruciano un neurone dopo l’altro inseguendo senza sosta dei pixel sullo schermo del proprio telefono. E intanto, le azioni della Nintendo sono volate da 16 a 25 dollari in pochi giorni.

Che cos’è e come funziona ‘Pokémon Go’
L’applicazione gratuita per smartphone più scaricata del momento è la versione ‘reale’ del famoso videogioco delle console ludiche portatili. Basta avere uno dei cellulari di ultima generazione per poter giocare senza problemi, ad eccezione di qualche bug di sistema che verrà comunque risolto presto. Lo scopo di ‘Pokémon Go’, dopo aver creato il proprio personaggio e aver scelto uno dei tre ‘Pokémon Starter’ più famosi del mondo (ossia Bulbasaur, Charmander o Squirtle), è ovviamente quello di girovagare per le vie della città a caccia di mostriciattoli. La semplicità del sistema consente a chiunque di poter giocare senza difficoltà: basta avere un segnale gps sempre attivo, il quale disegna la mappa del luogo in cui ci troviamo, e il gioco è fatto.
Oltre a catturare i Pokémon, il giocatore ha a disposizione i cosiddetti ‘Poké Stop’, sparsi letteralmente in giro per il mondo e segnalati con l’antenna satellitare, nei quali può recarsi per raccogliere oggetti utili. Inoltre, esistono anche altri punti nevralgici chiamati ‘Palestre Pokémon’, nei quali è possibile sfidare le creature di altri videogiocatori. In sostanza, l’applicazione ha il classico metodo accattivante dell’avanzamento di livello e di una collezione da completare, in questo caso quella dei Pokémon della prima generazione.

Il Pokè Stop sull'altare della chiesa nella piazza principale
Il Pokè Stop sull’altare della chiesa nella piazza principale

A caccia di Pokémon al cimitero o in chiesa
Naturalmente, la carenza neuronale della gente è dietro l’angolo. La mania di ‘Pokémon Go’ ha già colpito duro in diverse zone del mondo. A New York, all’interno del Central Park la gente correva ovunque per catturare Vaporeon, una rara evoluzione acquatica di Evee. Tom Currie, un 24enne neozelandese, ha deciso di abbandonare il lavoro per avere più tempo libero da dedicare ai Pokémon. A Palm Coast, nel Nord Est della Florida, un uomo ha caricato il proprio fucile da soft air e ha sparato a due adolescenti che davanti alla sua casa cercavano la stessa creaturina che voleva lui. Al museo dell’Olocausto di Washington e nei campi di Auschwitz e Birkenau è stato introdotto il divieto di giocare con l’applicazione, poiché alcuni idioti incivili preferivano catturare qualche Pikachu piuttosto che avere rispetto per il luogo. Questi agghiaccianti episodi dimostrano quanto l’umanità sia schiava di ogni nuova moda tecnologica.
Ma senza andare troppo lontano, volgiamo l’attenzione su Parabiago, in provincia di Milano. Tra i vari ‘Poké Stop’ disponibili in città, ce n’è uno che si trova esattamente sull’altare della chiesa di San Gervaso e Protaso in piazza Maggiolini. E molti giovani entrano in chiesa per i Pokémon invece che per la fede. La mancanza di buon senso non risparmia nemmeno i morti: dentro e fuori dal cimitero si trovano alcuni di questi punti nevralgici. Uno di essi è una Palestra, la quale è situata proprio all’ingresso del campo santo.

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Dove fallisce la vita, ha successo ‘Pokémon Go’
Prima che quest’applicazione prendesse piede, la gente poteva andare lo stesso dove voleva. Visitare monumenti sotto il proprio naso, accorgersi di ciò che gli stava intorno. Poteva uscire con gli amici e bere una birra, andare a ballare, fare una gita fuori porta. E i giovani potevano uscire di casa e socializzare, provarci con il ragazzo o la ragazza che li attraeva. Ma dato che in seguito all’uscita del gioco per smartphone si è registrato un considerevole aumento di persone che girovagano per le strade di tutto il mondo, incuranti di ciò che accade intorno a loro e desiderosi solo di catturare Pokémon, si può dire che il gioco ha vinto dove hanno fallito gli ormoni e la vita. Per questo, se interpellati sui recenti fatti di Nizza o del Golpe in Turchia, molti non sapranno nemmeno cosa dire e nemmeno gli interesserà. Dopodiché, torneranno a fissare lo schermo del cellulare, esultando per l’apparizione di un altro Pokémon e la scomparsa di un ennesimo neurone.

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