La decisione del Tar:”L’amministrazione di Magenta ha 5 giorni per individuare e concedere un luogo adatto per celebrare la Festa del sacrificio”

02 AGOSTO 2019

di Elisa Turati

MAGENTA (MILANO) – Il comune di Magenta, nel Milanese, dovrà trovare entro cinque giorni uno spazio da concedere all’associazione musulmana ‘Moschea Abu Bakar’ in occasione della Festa del sacrificio del 14 agosto: è questa la decisione presa dal Tar (il Tribunale amministrativo della Lombardia) giovedì 1° agosto nella causa intentata dall’associazione contro il comune, rigettando tutte le motivazioni che il sindaco Chiara Calati ha illustrato per giustificare il suo diniego. I musulmani avevano chiesto un luogo pubblico in cui poter celebrare dalle 8.30 alle 9.30 la Festa del sacrifico, ma il sindaco ha risposto picche.

Le motivazioni del Comune

Calati aveva giustificato il suo ‘no’ così: “L’attività proposta, per il suo carattere religioso, non è compresa tra quelle previste nello statuto comunale” e “il Regolamento di Polizia urbana vieta attività e manifestazioni all’interno dei parchi pubblici, salvo autorizzazione se ritenuti di particolare interesse e previa richiesta entro 30 giorni prima dell’evento”.

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Il rigetto del Tar

Ma il Tar non ha ritenuto sufficienti queste motivazioni per giustificare il diniego, sottolineando che il ‘no’ del sindaco è “fondato sul richiamo a fonti normative inconferenti” e che “emerge in pienezza l’illegittima compressione del diritto costituzionalmente garantito” della libertà di culto. Per tutti questi motivi il Tar ha ordinato all’amministrazione di “rideterminarsi sulla domanda dell’Associazione entro il termine di 5 giorni mediante l’indicazione di un’area adeguata per lo svolgimento dell’attività richiesta”.

Il commento dell’associazione musulmana

L’associazione Moschea Abu Bakar commenta così la decisione del Tar: “Avevamo chiesto un luogo aperto o coperto a scelta dell’amministrazione con il solo scopo di riunirci; una richiesta semplice e rispettosa che il sindaco Calati ha voluto rigettare con motivazioni pretestuose e senza fondamento. Ci spiace che siano stati spesi dei soldi pubblici per difendere un atto illegittimo e prepotente che poteva essere evitato”. Già, perché al comune di Magenta la difesa è costata ben 13.741 euro. “Sarebbe bastato un po’ di equilibrio e rispetto, ci auguriamo che cessi questo clima persecutorio nei nostri confronti. Più diritti e più giustizia: è questo ciò che chiediamo. E, da oggi, lo chiede anche il Tar di Milano con parole chiare e nette”

La risposta del sindaco Chiara Calati

L’amministrazione Calati, alcune ore dopo la decisione, pubblica un comunicato su Facebook, esprimendosi in un linguaggio giurisprudenziale comprensibile a pochi. Scrive il sindaco: “Pur non condividendo il provvedimento monocratico cautelare temporaneo assunto in data 1 agosto (cioè la decisione del Tar, ndr) in pressoché totale assenza di contraddittorio, l’amministrazione può al momento confermare che, previa necessaria analisi procedimentale del decreto, adotterà nel più breve tempo possibile le soluzioni conformative maggiormente confacenti alla in tal modo concessa tutela anticipatoria del preteso interesse avanzato dall’associazione Moschea Abu Bakar”. In parole semplici Calati ammette la sconfitta e assicura che il Comune si adeguerà, a breve, alla decisione. Ma siamo certi che, se l’amministrazione avesse vinto il ricorso, il comunicato stampa sarebbe stato assai più comprensibile e ‘sbandierato’.

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