A Magenta, il fotoreporter Francesco Bienati accusa il coordinatore di Forza Italia, Felice Sgarella, di averlo preso a ceffoni. Lui nega e mette in campo gli avvocati. Il giornalista conferma e rilancia: “Ci penseranno i giudici”

20 GIUGNO 2020

di Ersilio Mattioni

MAGENTA (MILANO) – Lui, il giornalista e fotografo di Cuggiono, Francesco Maria Bienati, accusa il coordinatore di Forza Italia di Magenta, Felice Sgarella, di averlo preso a ceffoni. Il politico nega e mette in campo gli avvocati. Il fotoreporter conferma e rilancia: “Ci penseranno i giudici”.

I fatti

Tutto comincia mercoledì 10 giugno a Magenta, in piazza Parmigiani, davanti al municipio. Bienati nota un curioso terzetto – il coordinatore FI Sgarella, l’architetto di Rifondazione Comunista Francesco Anile e l’esponente dei Verdi Gilberto ‘Gibo’ Rossi – e scatta una foto. Sono tutti personaggi pubblici e Bienati fa soltanto il suo mestiere.

Lo scatto della discordia. Da sinistra: Gilberto ‘Gibo’ Rossi (Verdi), Felice Sgarella (FI) e Francesco Anile (Prc)

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La reazione

Sgarella reagisce stizzito. E qui le versioni divergono. Secondo il giornalista, il politico berlusconiano gli avrebbe prima rivolto una serie di insulti (contro di lui e contro l’intera categoria dei giornalisti) e poi gli avrebbe “tirato due ceffoni”. Secondo Sgarella, invece, qualche parolaccia e nessuna violenza: “Solo legittima difesa per un’invasione della privacy”.

I testimoni

L’ambientalista Rossi conferma l’accaduto, chiarendo però di aver sentito gli insulti ma di non aver visto le presunte botte, anche perché nel frattempo si era allontanato. “Se lo avessi preso schiaffi – spiega invece Sgarella a Libera Stampa l’Altomilanese – oggi Bienati sarebbe in ospedale”. Signorile.

Avvocati in campo

“Non corrisponde al vero che il giorno 10 giugno Lei sia stato aggredito fisicamente e verbalmente da Felice Sgarella. Come potranno testimoniare le persone presenti”. Comincia così la lettera inviata al giornalista Bienati e firmata dall’avvocato Daniela Torro (lo stesso legale dell’ex sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste: i casi della vita) per contestare la narrazione dei fatti”.

Molestie? Non scherziamo

Secondo il legale di Sgarella, inoltre, scattare foto equivale ad “arrecare molestie”. E qui non sa se ridere o piangere, perché un fotografo che scatta una foto a un personaggio pubblico, per di più in strada, sta facendo soltanto il suo lavoro. E forse le molestie sono altre, tipo certe querele pretestuose, presentate al solo scopo di intimidire la libera stampa.

La mascherina

Ma non è ancora finita. La difesa di Sgarella passa al contrattacco: “Bienati girava, come sempre, sprovvisto di mascherina e si è portato sotto la faccia di Sgarella” che si sarebbe dunque limitato “a scostare la macchina fotografica” senza mai colpire né Bienati né la sua apparecchiatura. Conclusione: “I due ceffoni sono un’invenzione”.

Le comiche

Una nota di colore trasforma la tragedia in farsa. Il legale del politico di Forza Italia aggiunge infatti che Sgarella – al contrario di Bienati – è sempre stato fieramente antifascista”. Ma cosa c’entra con i ceffoni? Mistero. In ogni caso il politico magentino dev’essere un antifascista particolare, perché è passato con disinvoltura dai comunisti extraparlamentari a Forza Italia. E ora il suo antifascismo si esprime nell’alleanza con Fratelli d’Italia. Oggi le comiche.

“Ci penseranno i giudici”

Il giornalista Bienati, dal canto suo, conferma tutto e rilancia: “Caro Sgarella, ci penseranno i Tribunali penali e civili a condannare il tuo inqualificabile comportamento”. Insomma il caso dei ceffoni finirà presto nelle aule di giustizia.

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