“Tradito dagli amici”. Così aveva detto Stefano Zancanaro, ormai ex sindaco di Vittuone, nel Milanese, dopo il crollo della sua amministrazione. Il capogruppo di maggioranza, Gianmarco Colombo: “Dopo 4 anni di immobilismo non ho più sopportato l’idea di non riuscire a onorare gli impegni con i cittadini”

23 MAGGIO 2020

di Ersilio Mattioni e Francesca Ceriani

VITTUONE (MILANO) – Il sindaco dimissionario Stefano Zancanaro, due settimane fa, si era sfogato contro i suoi ex fedelissimi: “Sono stato tradito dagli amici”. Di nomi non ne aveva fatti. Ma tutti hanno pensato che il suo bersaglio principale fosse l’ex capogruppo Gianmarco Colombo.

Colombo si è sentito chiamato in causa?

“Premesso che la parola tradimento non mi appartiene né mi piace, devo dire che se c’è qualcuno che si può dire tradito quello è il sogno iniziato insieme del 2016”.

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In che senso?

“Quando mi sono messo a disposizione dei miei concittadini, avevamo idee, progetti e valori su cui edificare un’amministrazione del fare. Attenta al decoro del paese e alle esigenze dei cittadini. Ma nel corso degli anni sono stato costretto ad accettare che tutto questo sarebbe rimasto irrealizzato”.

Qualche esempio?

“Più di uno. Ho ricordato più volte lo spirito originario della nostra squadra, l’attenzione al decoro urbano, dai viali d’ingresso alle piazze, fino ai quartieri Dei Santi e Leonardo Da Vinci. Mi è stato assicurato infinite volte che il Comune se ne sarebbe occupato, invece poco è stato fatto. E la stessa cosa si può sostenere sui grandi temi”.

Cosa l’ha infastidita di più?

“Sono un uomo del fare, abituato a rispettare gli impegni e l’idea di aver sottoscritto un patto con i miei cittadini e non poterlo onorare, a un certo punto, è diventata insostenibile. Tanto più dopo aver cercato in tutti i modi di dare consigli e sostegno al sindaco, nonché mettendo sempre a disposizione del gruppo la mia disponibilità e competenze”.

Eppure Zancanaro sostiene che sono mancati “senso civico, serietà, impegno e passione politica”. Cosa risponde?

“Ho messo in questo progetto entusiasmo, tempo ed energie. Sottraendo tempo alla mia famiglia e alla mia attività, rimettendoci del mio. Questo proprio per cercare di onorare al meglio l’impegno preso. Le assenze ai consigli comunali e impegni istituzionali, si possono contare sulle dita di una mano. Non riesco a contare le diverse occasioni di socialità alle quali ho partecipato, i Capodanni al Tresartes, gli incontri con le associazioni e con i nostri anziani ricoverati al Gelso, quasi tutti i fine settimana negli ultimi quattro anni. A riprova del senso civico, che mi viene difficile definire scarso. Non sono io a dover giudicare e neanche il sindaco, ma la gente di Vittuone”.

E sulla passione politica?

“La prima cosa che dovrebbe esserci in un gruppo è una leadership forte, capace di rappresentare un punto di equilibrio e di tenere assieme le varie anime e sensibilità. Ecco, è quello che è mancato. Per questo il gruppo si è sfaldato, perdendo pezzi importanti per strada”.

L’assenza di leadership si è sentita anche nel rapporto con i dipendenti?

“Soprattutto. Secondo la mia esperienza, chi sta al timone non deve limitarsi a dare ordini, ma valorizzare il lavoro. Solo così si possono ottenere risultati. Inoltre è necessario dare sempre l’esempio a chi lavora per noi e con noi”.

Il sindaco ha dichiarato: “Pensavo che agli interessi personali prevalesse il bene di Vittuone”. Cosa intendeva dire?

“Andrebbe chiesto a lui. Nei panni del sindaco, se avessi notato una situazione del genere, non lo avrei mai permesso”.

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