Da Corbetta a Turbigo, il nome della Svizzera si lega a politici locali di centrodestra. Ma anche nell’inchiesta ‘Entourage’ spuntano i conti all’estero di uno degli indagati: in Lussemburgo e a Montecarlo. E poi, c’è un altro conto proprio nella Confederazione elvetica, alla Swiss Bank di Lugano. Di chi è? A cosa serve? Perché politici, manager e professionisti vanno in Svizzera?

26 APRILE 2016

di Ersilio Mattioni

MILANO – Nell’ordinanza dell’inchiesta ‘Entourage’, che vede indagate 15 persone e che, il 13 ottobre del 2015, portò all’arresto di Mario Mantovani, Giacomo Di Capua e Angelo Bianchi (oggi imputati a piede libero), spuntano i conti correnti esteri. Ne abbiamo già parlato (clicca qui per leggere l’articolo) lo scorso 13 marzo, riferendo della testimonianza di un imprenditore, che a proposito di Bianchi (dirigente del Provveditorato opere pubbliche della Lombardia) disse: “Prendeva il 4-5% (di tangente, ndr) su ogni lavoro. Aveva persino un conto corrente alla Ubs di Montecarlo“, Un altro imprenditore, invece, parla di un conto in Lussemburgo, sempre nelle disponibilità dell’ingegnere. E poi il terzo conto corrente all’estero, il più misterioso: sarebbe stato aperto, alcuni anni fa, alla Swiss Bank di Lugano. Ma non sarebbe nelle disponibilità di Bianchi. Dunque, di chi è questo conto? Si indaga, anche se da parte degli inquirenti vige il massimo riserbo. Nulla si sa, in questa fase dell’inchiesta, sul perché sia stato aperto il conto in Svizzera né a cosa sia servito.

Da Turbigo a Corbetta

Ma la passione per la Svizzera è diffusa. E non solo da parte di chi vi apre correnti. C’è chi, è il caso di un politico di Turbigo, vi apre una società per fare affari con i comuni nell’ambito della sanità e del sociale. E c’è chi, è il caso di un giovane politico di Corbetta, vi tiene una cassetta di sicurezza, dalla quale preleva soldi per pagare in nero un giornalista, che finge di scrivere da cronista indipendente e un po’ spaccone, quando in realtà è prezzolato e sceglie con cura di lisciare il pelo ai politici dai quale prende le mance. Materia per la Guardia di finanza e per l’Ordine dei giornalisti. Vedremo.

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Affari e piaceri

Restando in ambito corbettese, si registra anche un fatto di gossip: pare che il giovane politico, titolare di una cassetta di sicurezza in Svizzera, si rechi spesso e volentieri nella Confederazione di cui sentiamo sovente parlare dai leghisti (Umberto Bossi ne vedi un modello da estendere alla Lombardia) per ragioni private, che attengono più alla sfera godereccia piuttosto che politica. Nella civile Svizzera, com’è noto, la prostituzione non è reato. Anzi, ci sono un sacco di locali dove ragazze, ragazzi e trans si offrono ai clienti e li portano poi a casa propria. La gamma è vasta. Ce n’è per tutti i gusti. E al riparo da occhi indiscreti.

Nessun reato

Non è un reato aprire un conto in Svizzera né una cassetta di sicurezza. E neppure recarsi a Lugano per soddisfare i propri piaceri, sapendo che certe cose, in patria, non si possono né dire né fare. Ma un politico è un uomo pubblico: se è in carica o se vuole candidarsi alle elezioni, sarebbe tenuto a un minimo di trasparenza. Da ciò il nostro appello ai politici locali: rispondano alle nostre domande e ci dicano quando sono stati in Svizzera l’ultima volta e per quale ragione, se hanno aperto conti all’estero e se detengono denaro in una cassetta di sicurezza. Se non c’è nulla da nascondere, perché non giocare a carte scoperte?

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