Alla fine il rischio di 100 migranti in un’ala di Cascina Calderara è stato scongiurato. I profughi arriveranno lo stesso il prossimo 22 agosto, ma saranno solo 30: madri con figli piccoli. Permangono criticità e dubbi sul luogo scelto, dove da generazioni abita la famiglia Sangalli, che si troverà a convivere, essendoci un solo ingresso e un cortile promiscuo, con la nuova situazione. La cascina, inoltre, è molto distante dalla città: in queste condizioni è molto difficile lavorare a una vera integrazione

9 AGOSTO 2016

di Ersilio Mattioni e Riccardo Sala

MAGENTA (MILANO) – “A seguito dei colloqui intercorsi nei giorni scorsi, il sindaco Marco Invernizzi ha incontrato questa mattina il prefetto di Milano Alessandro Marangoni insieme al Vice Prefetto Vicario Darco Pellos, accompagnati dai rispettivi capi di gabinetto, in merito alla possibile apertura di un secondo centro di accoglienza straordinaria nel territorio comunale. Il prefetto, nel prendere atto delle forti perplessità ribadite dall’amministrazione comunale su tale intendimento, ha confermato che nell’ambito della procedura di gara per l’affidamento dei servizi di accoglienza è stata individuata per questa attività Cascina Calderara, oggetto di offerta da parte di uno soggetti ammessi alla gara medesima e regolarmente qualificatosi in posizione utile per conseguire l’aggiudicazione del contratto”. Non restano più dubbi, dopo questa nota ufficiale diffusa alle 18 di oggi da parte dell’ufficio stampa dell’amministrazione comunale, circa l’arrivo dei nuovi profughi: la data dovrebbe essere quella del 22 agosto, quando un’ala di Cascina Calderara, ospiterà 30 donne con i loro bimbi piccoli.

L’emergenza

“La grave situazione di costanti arrivi di migranti che sta interessando l’area metropolitana milanese – prosegue la nota del Comune – proprio in questi giorni non ha infatti consentito per il momento di percorrere soluzioni alternative e continuerà a comportare il coinvolgimento degli enti locali. I cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale destinati ad essere accolti presso tale immobile dovrebbero essere trasferiti durante l’ultima decade del mese di agosto. Su richiesta dell’Amministrazione Comunale, già formulata nelle scorse settimane, la prefettura ha valutato una configurazione della struttura di minore impatto per il territorio e in parte compatibile con le criticità da ultimo riassunte nella nota del sindaco del 29 luglio scorso e che ancora nel corso dell’incontro odierno sono state approfonditamente discusse e valutate”.

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Donne e bambini

Il Prefetto, accogliendo le osservazioni dell’amministrazione in particolare rispetto all’attuale destinazione dell’immobile e alla sua localizzazione, “ha anzitutto disposto che il centro di accoglienza straordinaria presso Cascina Calderara sia limitato all’ospitalità di circa 30 persone, garantendo in questo modo un contenuto utilizzo degli spazi. Come ulteriore segnale di attenzione, anche in considerazione del riconosciuto e apprezzato impegno che già affronta la comunità locale magentina, è stato previsto di destinare alla struttura un’utenza a carattere familiare composta da madri con bambini”.

I dubbi

Il primo dubbio riguarda il numero, che ancora non è preciso: “circa 30 persone” potrebbe voler dire anche 40 o 50. Inoltre, non viene specificato se la cifra indicata è comprensiva di tutti i profughi oppure solo degli adulti, cui si sommerebbero i bambini. Altra questione aperta, rimasta irrisolta: Cascina Calderara è già abita, da generazioni, dalla famiglia Sangalli. Esiste un solo ingresso e un cortile promiscuo. Infine, la cascina dista alcuni chilometri dal centro della città, che sarebbe raggiungibile solo a piedi, peraltro attraversando in assenza di sicurezza la trafficata strada statale. Da ultimo, chi gestirà i nuovi migranti? Ad aver vinto il bando è infatti la società che ha affittato l’immobile, ‘Minerva Srl’, immobile che appartiene a un’altra società: ‘Federico II Srl’. Però a occuparsi dei profughi deve essere un soggetto che vanta specifiche competenze, come una cooperativa sociale. All’inizio era stata individuata ‘La Cordata’, i cui responsabili avevano in seguito manifestato l’intenzione di ritirarsi dal progetto. Da allora non si hanno altre notizie.

I protagonisti e le carte

Ma chi sono i protagonisti di questa vicenda? C’è un ex sindaco della Lega Nord e una cooperativa finita sotto inchiesta per truffa dietro al business dei nuovi profughi in arrivo a Magenta, alla Cascina Calderara. Nello storico edificio del ‘700, nella zona Nord ai confini con Marcallo e Ossona, come accennato, vive da generazioni la famiglia Sangalli, ma un’ala della cascina, nel 2011, finisce all’asta e viene acquistata dalla società ‘Federico II Srl’ di Legnano (le cui quote sono del notaio di Milano, Claudio Letterio Scordo: (CLICCA QUI PER LEGGERE LA VISURA CAMERALE), che a sua volta la affitta alla società ‘Minerva Srl’ di Bergamo (CLICCA QUI PER LEGGERE LA VISURA CAMERALE). Quest’ultima si è specializzata nel business dei migranti, al punto da vincere bandi per milioni di euro con almeno 10 prefetture: Milano, Brescia, Bergamo, Lodi, Pavia, Cremona in Lombardia; Parma, Piacenza e Modena in Emilia Romagna. A gestire gli extracomunitari, poi, viene chiamata la cooperativa sociale ‘La Cordata’, con sede a Milano (CLICCA QUI PER LEGGERE LA VISURA CAMERALE).

L’ex sindaco leghista e il business sui profughi

Questa storia sembra un romanzo. Martedì 19 luglio il sindaco di Magenta si reca dal prefetto di Milano, ma il risultato del colloquio lascia presagire ciò che poi avverrà, come certifica la nota ufficiale di oggi pomeriggio. Il giorno dopo, mercoledì 20 luglio, in municipio a Magenta si presenta Bruno Bosatelli, ha in mano un biglietto da visita della ‘Minerva Logistica Srl’ e parla a nome della società che lavora nel business dei migranti. Quella parola (‘logistica’) trae in inganno, al punto che un giornalista di un blog ‘spara’ la notizia: sarebbe un ditta di trasporti di Novate Milanese a occuparsi dei migranti. Ma è una bufala, i trasporti non c’entrano nulla. La società – per verificarlo è sempre bene utilizzare l’indirizzo e la partita Iva – si chiama ‘Minerva Srl’ con sede a Bergamo. Ma chi è Bosatelli? Sindaco della Lega Nord per 10 anni nel comune di Villa D’Ogna (nella Bergamasca) e presidente di un’importante fondazione del medesimo paesino orobico. Che ci fa un leghista duro e puro – che i profughi li rimanderebbe tutti a casa sui gommoni e metterebbe l’esercito a presidiare le coste – a fare affari coi migranti? Ma c’è di più. Bosatelli fu ‘pizzicato’ dal programma televisivo ‘Le Iene’ dentro una strana trattativa immobiliare. In sostanza, comprò una casa da regalare all’onorevole Angelo Alessandri, compagno di partito, pagandola però con assegni scoperti. Il polverone obbligò l’ex sindaco a rassegnare le dimissioni da militante della Lega. Ora, da imprenditore, frequenta i municipi della Lombardia e dell’Emilia: i migranti non gli fanno schifo, anzi sono diventati il suo nuovo lavoro, forse perché con l’accoglienza si guadagnano soldi, tanti soldi.

La cooperativa sotto inchiesta

A completare un quadro a tinte fosche, fa capolino in questa storia anche una cooperativa sociale, finita sotto inchiesta nel 2014 per truffa. Se il compito di ‘Minerva Srl’ è quello di trovare immobili in cui ospitare i migranti, a gestire poi la vita degli stranieri ci pensa la coop ‘La Cordata’ di Milano, con la quale ‘Minerva Srl’ ha strettissimi rapporti. Una coop non ha scopo di lucro e ha invece una ‘mission’. In questo caso, il diritto alla casa per i bisognosi e per le madri single. Da ciò l’ipotesi di mandare alla Casina Calderara 30-40 donne straniere con figli minorenni. Certo, dare una casa ai bisognosi è un intendimento nobile, meglio se per ognuno di questi bisognosi lo Stato ‘caccia’ 34,5 euro al giorno. Ma la coop ‘La Cordata’ è nota alle cronache anche per questioni giudiziarie. Il Vicepresidente della coop è Claudio Bossi, un ‘gigante’ del mondo cooperativistico milanese, già presidente del ‘Consorzio del sistema di imprese sociali’, una sorta di ‘sindacato’ e di agenzia strategica per il mondo delle Onlus. Bossi, nel 2014, fu implicato in un caso di truffa architettato ai danni della società partecipata del Comune di Milano, A2A. L’inchiesta portò alla luce un sistema di compravendita di immobili, acquistati a poco prezzo da privati o da altre cooperative e rivenduti a prezzi stellari (con aumenti anche del 300 per cento) alle aziende pubbliche. Secondo la Procura, sarebbe stato coinvolto pure l’ex assessore alla Famiglia di Milano, durante l’amministrazione di Letizia Moratti, Mariolina Moioli (Forza Italia). Gli indagati ebbero modo di chiarire la loro posizione e l’inchiesta è tuttora in corso. Ma il passato ingombrante de ‘La Cordata’ potrebbe spingere la coop a desistere dal progetto magentino.

Il pasticcio

Conoscendo il sindaco Invernizzi e la sua giunta, alla fine, la politica farà come sempre la sua parte. Ma la forzatura messa in atto dalla prefettura di Milano su Magenta corre il rischio di diventare un gran pasticcio: in queste condizioni diventa molto difficile, per non dire impossibile, promuovere politiche di integrazione.

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