Hanno votato solo il 32,15 per cento degli aventi diritto. Quattro votanti su cinque hanno scelto il “Si”, non raggiungendo però la quota minima per la darne la necessaria validità. Soddisfatto il premier Matteo Renzi, che puntava sulla grande astensione. In esclusiva l’opinione del sindaco di Magenta, Marco Invernizzi.

18 APRILE 2016

di Lorenzo Rotella

Si dice che un gesto valga più di mille parole. Ma in questo caso, è avvenuto il contrario: le discussioni sul delicato tema delle trivellazioni in mare, da gennaio a questa parte, non hanno sortito alcun effetto sul piano dell’azione, venuta a mancare nei seggi elettorali. Il Referendum abrogativo per i rinnovi delle concessioni alle piattaforme entro le 12 miglia dalla costa, a prescindere dall’esito di ciascuna scheda, non ha raggiunto il quorum, il quale resta solo un miraggio per coloro che si sono recati alle urne per esercitare il loro diritto di voto.

La giornata elettorale
I seggi hanno aperto le porte alle ore 7 di questa mattina. Dopo cinque ore, ossia a mezzogiorno, la percentuale dei votanti era 8,35 per cento. Alle 19, l’affluenza si è triplicata al 23,48 per cento, ma si tratta esattamente della metà del necessario per poter raggiungere il quorum ed essere preso in considerazione dal Parlamento italiano.
Su scala nazionale, con la chiusura dei seggi alle ore 23, la percentuale definitiva al termine degli scrutini delle schede è di 32,15%. Tra le regioni, quella con la percentuale più alta è stata la Basilicata (50,32%), mentre il fanalino di coda è il Trentino-Alto Adige con il 25,16 per cento. Per quanto riguarda la Lombardia, si piazza tra i posti più bassi della classifica: ai seggi si sono presentati soltanto il 30,48% degli aventi diritto al voto. Per quanto riguarda l’Alto-milanese, l’affluenza è stata pari al 31,50%. Nel nostro territorio, la percentuale più alta è rappresentata da Villa Cortese con il 36,07%, mentre la più bassa è per Robecco sul Naviglio con il 27,92%. Qui di seguito, vi proponiamo l’elenco alfabetico della percentuale di votanti nei nostri comuni:

– Abbiategrasso:28,22%
– Arluno: 33,43%
– Bernate Ticino: 28,19%
– Boffalora sopra Ticino: 31,58%
– Buscate: 28,07%
– Busto Garolfo: 29,73%
– Canegrate: 30,17%
– Casorezzo: 32,93%
– Castano Primo: 32,84%
– Cerro Maggiore: 29,16%
– Corbetta: 32,62%
– Cornaredo: 33,51%
– Cuggiono: 31,62%
– Dairago: 32,26%
– Inveruno: 30,02%
– Legnano: 30,31%
– Magenta: 30,45%
– Magnago: 29,80%
– Marcallo con Casone: 32,54%
– Mesero: 32,32%
– Nerviano: 32,82%
– Ossona: 30,04%
– Parabiago: 29,24%
– Pogliano Milanese: 29,83%
– Robecco Sul Naviglio: 27,92%
– Robecchetto con Induno: 29,46%
– Santo Stefano Ticino: 32,54%
– San Vittore Olona: 31,82%
– Sedriano: 33,10%
– Turbigo: 32,79%
– Vanzaghello: 29,66
– Villa Cortese: 36,07%
– Vittuone:32,72%

Sostieni la Libera Informazione


Sul nostro giornale on line trovi l’informazione libera e coraggiosa, perché noi non abbiamo padroni e non riceviamo finanziamenti pubblici. Da sempre, viviamo soltanto grazie ai nostri lettori e ai nostri inserzionisti. In questo periodo però le aziende sono chiuse e la pubblicità si è molto ridotta. Nel mese di marzo avete visitato il nostro sito e letto i nostri articoli 500.190 volte! Noi continuiamo a offrirvi la stessa informazione libera e gratuita. Voi, se potete, dateci un piccolo aiuto.

Chi ha vinto e chi ha perso
Stando alle parole pronunciate dal premier Matteo Renzi, hanno vinto gli 11 mila lavoratori delle piattaforme che lavorano entro le 12 miglia dalla costa: “I vincitori sono gli ingegneri e gli operai. Massimo rispetto per tutti gli italiani andati al voto, comunque essi abbiano votato. Chi vota non perde mai”.
Intanto, emerge il giudizio sulle trivelle degli italiani che si sono recati nei seggi per esprimere il loro voto: il 79,7% è favorevole all’abrogazione, il 20,3% vuole invece rinnovare le concessioni. Seppur parziale e oramai inutile, si tratta comunque di una vittoria dei Sì. Perciò è opportuno dire che non si sono astenuti quelli che volevano impedire lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi sino all’esaurimento, ma coloro che non si sono interessati all’argomento, non hanno creduto che fosse una cosa seria o, più semplicemente, che hanno voluto ostacolare il raggiungimento del quorum. Ma con i numeri parziali non si va in nessuna direzione. Servivano 25.393.171 milioni di persone per rendere valida la votazione, a prescindere dalla preferenza finale. E invece è stato un nulla di fatto, che ha inoltre portato ossigeno alla causa del Pd nazionale.

Il parere del sindaco di Magenta
Tra i sindaci che abbiamo provato a contattare nel corso di questa maratona referendaria, l’unico ad aver risposto è stato il sindaco di Magenta Gianmarco Invernizzi. Abbiamo chiesto al primo cittadino del Partito Democratico un parere sulla sua città, che ha raggiunto un’affluenza pari al 30,45 per cento, e sul quorum mancato: “Questo risultato era prevedibile, non mi sono affatto sorpreso. Io ho votato, ma sono consapevole che si è giocato molto sull’invito all’astensione. Tuttavia, voglio sottolineare una cosa: con le nuove norme costituzionali, servono 800 mila firme per proporre un Referendum e non più 500 mila. Ciò consentirà in cambio di eliminare il quorum minimo: in poche parole, se questa votazione si fosse svolta con la nuova normativa costituzionale, sarebbe bastata qualsiasi percentuale per rendere tutto valido”. Ovvero, avrebbe vinto il Sì.

I COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO