Secondo il primario del ‘Fornaroli’, Nicola Mumoli, riaprire ora è rischioso: ecco perché.

di Francesca Ceriani

MAGENTA (MILANO) – Coronavirus, non migliora la situazione all’interno dell’ospedale ‘Fornaroli’. L’ottimismo manifestato settimana scorsa dal primario di Medicina, Nicola Mumoli, è stato smorzato dai dati: i ricoveri giornalieri continuano a essere tra i 4 e i 6 e questo ha impedito la chiusura del terzo reparto Covid ancora aperto presso il nosocomio magentino.

Mumoli: “Ora sono preoccupato”

“Nell’ultima settimana abbiamo ricoverato due ragazzi di 30 anni – spiega Mumoli – Non avevano patologie pregresse, eppure hanno mostrato una situazione respiratoria talmente compromessa che è stato necessario ricoverarli con il casco”. Il primario, che nel periodo di Pasqua si era detto “ottimista” perché la curva sembrava in fase calante, si è dovuto ricredere: “Un lieve miglioramento c’è stato – continua – ma ci siamo fermati e ora siamo in fase di stallo. L’anno scorso, nello stesso periodo, non avevamo più ricoveri e in poco tempo abbiamo svuotato i reparti, chiudendo a inizio maggio. Ora sono preoccupato”.

“Riaprire è un azzardo: così ci giochiamo l’estate”

E a destare timori in Mumoli sono soprattutto le riaperture annunciate dal Governo, che coinvolgono anche Lombardia: a partire da domani, 26 aprile, la regione ritornerà ‘gialla’. Il primario magentino sposa la linea più cauta dei virologi Crisanti e Galli, pur non condividendo del tutto i toni spesso allarmistici di quest’ultimo. “A sentire parlare di riaperture mi cadono i pochi capelli che ho – ironizza, tornando poi serio – Avrei aspettato che almeno il 50% della popolazione fosse vaccinata. Il premier Draghi ha dichiarato che le riaperture sono “un rischio calcolato”. Ma non si può ‘calcolare’ sulla pelle dei pazienti e dei morti. Questa decisione è azzardata perché è stata presa con troppo anticipo. La curva del contagio non è ancora in una fase calante. Temo che i positivi così diminuiscano e se dovessero arrivare anche qui le varianti del virus che si stanno diffondendo nel mondo sarebbe davvero un rischio. Così ci giochiamo l’estate. Certo, qualcuno dice che siamo sempre in tempo per chiudere e tornare zona rossa. Ma in realtà quando si chiude è sempre troppo tardi”.

La riapertura delle scuole

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Critico anche sulla riapertura delle scuole: “E’ importante valutare il contorno: gli assembramenti sugli autobus e quelli prima del suono della campanella. Visto che manca solo un mese alla fine delle lezioni, forse si poteva aspettare la ripresa di settembre prima di riaprire”. E a chi lo accusa di essere pessimista, il primario del ‘Fornaroli’ replica: “Io sono ottimista per natura. Il mio non è pessimismo, bensì realismo”.

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