Cantieri partiti in ritardo davanti alle scuole e nessun passo avanti sulla villa confiscata alla mafia di via Mazzini. Daniela Rossi attacca il sindaco Marco Zerboni: “Annunci enfatici, poi la realtà racconta altro”
SAN VITTORE OLONA (MILANO) – Lavori annunciati e partiti in ritardo, una villa confiscata alla mafia che resta ferma e proclami che, secondo l’opposizione, vengono puntualmente smentiti dai fatti. È duro l’attacco di Daniela Rossi, capogruppo di Civicamente, nei confronti del sindaco di centrodestra Marco Zerboni. Due i casi messi in fila: il progetto “Strade verdi” davanti alle scuole elementari e il futuro della villa confiscata alla mafia di via Mazzini. «Il problema – sostiene Rossi – è che si annunciano risultati e soluzioni come se fossero già acquisiti, ma poi il tempo passa e ci si accorge che le cose stanno diversamente».
“Strade verdi, i lavori dovevano partire il 13 luglio”
Il primo affondo riguarda il cantiere davanti alle scuole elementari. Rossi ricorda che il sindaco aveva annunciato l’avvio dei lavori di “Strade verdi” per il 13 luglio, con una durata prevista di circa cinque settimane e quindi con la conclusione prima della riapertura delle scuole. «L’ordinanza vietava il transito dal 13 luglio al 25 agosto 2026 – osserva Rossi – ma le ruspe si sono viste soltanto adesso per iniziare la fresatura di una parte dell’asfalto». E aggiunge: «Se i tempi di lavorazione sono davvero quelli annunciati, ne avremo almeno fino a metà ottobre». Per la capogruppo di Civicamente il ritardo rischia di creare problemi proprio nel momento più delicato, con il ritorno a scuola di bambini, genitori, nonni e personale. «Altro che lavori conclusi prima della riapertura delle scuole», attacca Rossi.

La villa confiscata e l’annuncio degli investitori
Il secondo caso riguarda invece la villa confiscata alla mafia di via Mazzini, uno dei beni sottratti alla criminalità organizzata presenti sul territorio sanvittorese. Rossi torna a un episodio del 30 ottobre 2025, durante un incontro a Rescaldina dedicato alla legalità e alla gestione dei beni confiscati. In quell’occasione, ricorda l’ex sindaco, Zerboni aveva annunciato pubblicamente di aver trovato investitori interessati al recupero dell’immobile. «Disse che sarebbero usciti a breve con un bando perché avevano trovato investitori interessati ad acquisire e ristrutturare la villa», ricorda Rossi. Il sindaco aveva anche parlato di un progetto capace di affrontare «problematiche grosse» che riguardavano non soltanto San Vittore Olona ma l’intero territorio.
Rossi: “Dopo quasi un anno siamo ancora al punto di partenza”
Ed è proprio su quell’annuncio che oggi si concentra l’attacco dell’opposizione. «Dopo quasi un anno e dopo varie richieste di chiarimenti abbiamo scoperto che quei famosi investitori non ci sono», sostiene Rossi. La capogruppo di Civicamente rincara la dose: «Il progetto che doveva essere così interessante evidentemente non lo è stato abbastanza. Siamo ancora al punto di partenza». E aggiunge un altro elemento, formulato come accusa politica: «Temiamo che per superficialità non siano stati nemmeno chiesti i contributi che Regione Lombardia mette a disposizione per il recupero di questi beni». Su questo punto, naturalmente, si tratta della posizione espressa da Rossi e dall’opposizione, che chiede all’amministrazione comunale di chiarire quali passi siano stati effettivamente compiuti e quali finanziamenti siano stati richiesti.
“Prima i proclami, poi arrivano i fatti”
Per Rossi i due episodi hanno un denominatore comune. «Prima arrivano gli annunci, spesso molto enfatici, poi arrivano i fatti e il quadro cambia completamente», sostiene. Il riferimento è sia al cantiere di “Strade verdi”, annunciato con tempi che secondo Civicamente non sono stati rispettati, sia alla villa di via Mazzini, per la quale l’amministrazione aveva parlato di investitori e di una prospettiva concreta di rilancio. «Un Comune dovrebbe comunicare risultati quando sono realmente acquisiti, non trasformare ogni ipotesi in un successo già ottenuto», conclude Rossi. E chiude con una battuta che riassume il senso dell’intero attacco politico: «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco».






