Sanità – Case di riposo in tilt: farmaci a rischio, cantieri bloccati e litigi

Viaggio fra luci e ombre su tre residenze socio-sanitarie per anziani nell’Altomilanese. Ad Arluno le gare vanno deserte e l’ospizio rischia di restare senza medicine; ad Arconate il cantiere è immobile e la struttura potrebbe non aprire mai; a Parabiago il Comune litiga coi gestori della casa di riposo privata

21 MARZO 2017

di Daniele Di Sica, Valeriano Mariolini e Lorenzo Rotella

ALTOMILANESE – Il caso più eclatante è quello di Arluno, dove nessuno si presenta alla gara per rifornire di farmaci la casa di riposo. Oscure le ragioni. A Parabiago, invece, l’ospizio privato era stato accusato di aver aumentato le rette, contravvenendo ai patti. In realtà il pasticcio è tutto della politica. Ad Arconate, infine, c’è un cantiere immobile da anni, più o meno dall’arresto dell’ex sindaco Mantovani. La struttura corre il rischio di restare chiusa.

Arluno, gara deserta: medicine a rischio

Qualcosa non va tra il comune di Arluno e le ditte farmaceutiche. La casa di riposo ‘Sandro Pertini’, infatti, non ha ancora una società che rifonirà il centro anziani di medicinali. Tutto nasce dal fatto che l’area servizi sociali del Comune ha indetto un bando di gara per affidare l’approvvigionamento dei farmaci, ma tale gara d’appalto è andata ‘deserta’, ovvero nessuna delle ditte che sono state invitate dal Comune si è presentata per mettere sul piatto un’offerta. Una bella gatta da pelare. Ricordiamo infatti che con il passaggio recente del Comune a un nuovo gestore, il meccanismo di approvvigionamento dei medicinali è stato completamente rivoluzionato. Prima, infatti, il gestore Kcs procedeva in autonomia per rimpinguare i magazzini della casa di riposo di farmaci ovvero svolgeva direttamente il rifornimento. Ora con Nuova Assistenza, l’attuale ente preposto alla gestione della casa di riposo ‘Sandro Pertini’, è il Comune di Arluno a dover indire le gare d’appalto per riuscire ad assicurarsi il rifornimento dei farmaci. Ma la domanda che sorge spontanea è: che cosa succederà adesso? Gli anziani ospiti della casa di riposo non avranno più i farmaci necessari? Sarebbe davvero un guaio. A spiegare nei dettagli come stanno le cose è l’assessore al Sociale della giunta Pd, Matteo Zappa. Secondo il quale non c’è alcun pericolo in vista: “Niente di cui preoccuparsi, i farmaci saranno comunque reperiti. E’ una questione molto tecnica e organizzativa, che rientra comunque nell’ordinaria amministrazione. Da quando c’è la nuova gestione della casa di riposo sono cambiate le varie competenze ed ora spetta al Comune la parte dell’acquisto diretto dei materiali. Probabilmente il bando rientra tra le prime sperimentazioni che devono ancora collocarsi nel mercato, nelle posizioni giuste. I vecchi gestori avevano i loro fornitori, mentre per il Comune questa è una nuova prassi di gestione”.

Arconate, cantiere bloccato e guai giudiziari

E’ un vero pasticcio, la casa di riposo privata. L’opera fu fortemente voluta dall’ex amministrazione di Mario Mantovani e secondo la Procura di Milano l’ex sindaco sarebbe stato in conflitto d’interessi, perché da pubblico amministratore agevolò il progetto di Opera Pia Castiglioni, quando in realtà tale società veniva da lui stesso controllata attraverso un prestanome. Un brutto inizio. E se la tesi dell’accusa è corretta, verrebbe da dire che ‘il diavolo fa le pentole ma non i coperchi’. Già, dal momento che ora, scoppiato il bubbone giudiziario, la casa di riposo potrebbe non essere mai terminata e restare lì, nel cuore del paese, come una cattedrale nel deserto. Le ragioni per essere pessimisti sono tante. La prima: nonostante l’ingresso di un nuovo socio di capitale – Coop Anteo, un grosso gruppo di Biella, persone serie e competenti – Opera Pia Castiglioni conserva quote rilevanti nella società. La seconda: nulla si sa del debito nei confronti del costruttore, Essetielle Spa, che fino al 2016 ammontava a circa 5 milioni di euro. La terza: aprire la casa di riposo potrebbe non essere più conveniente. E qui serve fermarsi un attimo per aprire una riflessione. Vi hanno sempre raccontato, cari lettori arconatesi, la favoletta della solidarietà, del prendersi cura degli anziani e dell’assistenza ai bisognosi. Tutte balle. Chi gestisce case di riposo e centri per disabili lo fa per guadagnarci. Legittimo, perché si tratta di un’attività imprenditoriale. Come un ristorante, per esempio. Eppure non sentirete mai un ristoratore dipingere se stesso come colui che nutre gli affamati. No, vende pasti che la gente compra. Ecco, una casa di riposo fa lo stesso: affitta camere agli anziani, che le pagano a peso d’oro. Con una differenza. Mentre il ristoratore rischia i suoi soldi, il gestore di un ospizio può farsi aiutare dalla Regione, chiedendo che i suoi posti letto, tutti o in parte, siano accreditati. Se ciò avviene, tale gestore incassa ogni mese 1.000 euro per ogni anziano ricoverato, che vanno ad aggiungersi alla retta (fra i 2.000 e i 3.000 euro) pagata dagli anziani. Questa è la ragione per cui le case di riposo sono diventate un business milionario. Ma che succede se la Regione non concede l’accreditamento? Semplice: aprire l’ospizio non è più conveniente, a meno che non si tengano le rette alle stelle. Potrebbe essere proprio il caso di Arconate, perché ad oggi appare improbabile che la struttura possa essere accreditata. E allora tanto vale tenerla chiusa, in attesa di tempi migliori. Che tuttavia potrebbero non arrivare mai. Da ciò l’inquietante scenario di un casermone di cemento nel cuore del centro storico.

Parabiago, Comune contro ospizio privato

Dopo le polemiche sulle rette alle stelle, il dottor Stefano Giudici, dirigente dei Servizi alla Persona del Comune di Parabiago, si scaglia contro la nostra testata e contro ‘La Villa Srl’ in merito alle dichiarazioni relative alla casa di riposo privata ‘Villa Leopardi’, sita nella frazione di Villastanza. E il Comune, in seguito a questa comunicazione, diffida ufficialmente la società. Giudici rimprovera al nostro giornale quanto segue: “L’unica dichiarazione che ho fatto al giornalista che mi ha interpellato è stata quella di non fare dichiarazioni, perché i rapporti con la stampa competono all’organo politico”. Ed è ciò che abbiamo riportato. Ma abbiamo anche riportato (e questo Giudici non lo cita) la sua reazione alla nostra domanda completa, ossia cosa ne pensasse del fatto che ‘La Villa srl’ ha dichiarato di aver svolto con lui una trattativa: “Non esiste – affermava il dirigente -, questa storia è fuori dal mondo”. In ogni caso, concordiamo sullo stesso punto: è la parte politica che deve esprimersi. Tuttavia, le considerazioni del dottor Giudici, rispetto alla volta scorsa, aumentano. E nel suo comunicato spiega che cosa è stato fatto a livello di amministrazione comunale: “La comunicazione del 9 settembre 2016 affermava che, nel bilancio di previsione 2016-2018 lo stanziamento 2017 relativo agli introiti della Rsa comunale era fissato per 1.546.190 euro, ovvero 65 euro al giorno. Tale era la volontà politica espressa a quel tempo. La ‘Villa srl’, continuando a far riferimento a quella comunicazione, omette colpevolmente di aver ricevuto una nota del sottoscritto il 16 dicembre scorso, con la quale rendevo noto che nel bilancio di previsione 2017-2019 la tariffa della Rsa comunale del 2017 era fissata a 60 euro e tale andava applicata ai 20 posti convenzionati con l’ente. Dato che non avevo ricevuto risposta, il 2 gennaio di quest’anno ribadivo il concetto con un ulteriore avviso. In seguito ai 65 euro applicati da ‘La Villa srl’ a partire dal primo gennaio, il 4 veniva formalizzata una diffida al proprietario e al gestore della Rsa Leopardi, di rispetto degli obblighi dell’articolo 7 della convenzione del ripristino alla quota originaria della tariffa di 60 euro”. Quindi, ricapitoliamo. La tariffa è aumentata. ‘La Villa srl’ sostiene che sia giusto, il dottor Giudici e il Comune affermano che è sbagliato. In questo ‘circo’ si sono esibiti tutti. Ma in questa fiera dei ‘Perché’ manca ancora una risposta alla domanda più importante: chi ha ragione? Tuttavia le carte, quelle finora note, portano a pensare che il pasticcio l’abbia fatto la politica.