Dopo il recente arresto di 4 primari delle cliniche di Milano ‘Pini’ e ‘Galeazzi’, ripercorriamo mezzo secolo di scandali giudiziari nella sanità lombarda

23 APRILE 2018

di Alessandro Boldrini

MILANO – L’ennesimo scandalo colpisce la sanità lombarda. Ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il recente arresto di 4 primari delle cliniche ospedaliere ‘Pini’ e ‘Galeazzi’, di un direttore sanitario e di un imprenditore di prodotti ortopedici, accusati di corruzione per aver guadagnato illecitamente circa 3,5 milioni di euro, abbia fatto subito ripiombare il settore sanitario regionale al centro delle polemiche, risollevando così il coperchio di un vaso di Pandora colmo di più di vent’anni di scandali.

La storia

Ma facciamo un passo indietro. Una delle pagine più significative di questo ‘libro nero’ della Sanità lombarda viene scritta nel lontano 1993, quando nell’occhio del ciclone di Tangentopoli finisce Duilio Poggiolini, presidente della Commissione per i farmaci dell’allora Comunità economica europea, iscritto alla loggia massonica P2. Poggiolini, secondo il pool di ‘Mani Pulite’, guidato da Antonio Di Pietro, avrebbe ricevuto tangenti dalle case farmaceutiche per inserire nei prontuari determinati prodotti con prezzi gonfiati. Quattro anni dopo, nel 1997, vengono messe le manette anche ai polsi di Giuseppe Poggi Longostrevi, medico e proprietario di una rete di cliniche private nel Milanese, grazie alle quali guadagnò illecitamente 60 miliardi di lire in rimborsi regionali. Nello stesso scandalo, inoltre, rimane coinvolto anche Giancarlo Abelli, già collaboratore di Roberto Formigoni, processato per false fatture, ma assolto dall’accusa di frode fiscale.

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Lo scandalo ‘Santa Rita’

Dieci anni dopo, nel 2007, è la volta della ‘clinica degli orrori’ Santa Rita, dove, secondo la Guardia di Finanza di Milano, vennero effettuate operazioni chirurgiche non necessarie, solo per incassare i rimborsi regionali. Per questa vicenda il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone viene condannato, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte, alla pena dell’ergastolo, prima della definitiva assoluzione in Cassazione.

L’era Formigoni

In piena epoca formigoniana, passando per il crac della Fondazione San Raffaele di don Luigi Maria Verzè del 2011, si arriva a una delle pagine di storia più buie del sistema sanitario regionale: lo scandalo dei fondi neri alla clinica Maugeri. Tramite un sistema di finte consulenze e di appalti fittizi, infatti, il “faccendiere amico dei politici”, Pierangelo Daccò, intascò dagli inizi del 2000 circa 70 milioni di euro dal Pirellone, con la complicità dell’ex governatore Roberto Formigoni, condannato a 6 anni in primo grado per corruzione.

I guai giudiziari dell’epoca Maroni

Anche con il cambio della giunta regionale, però, le cose non sembrano andare meglio: nell’ottobre del 2015 finisce infatti in manette l’assessore alla Salute Mario Mantovani (attualmente a processo a Milano per corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio), nonché vicegovernatore e braccio destro di Maroni, accusato di aver truccato una gara sul trasporto dei dializzati. Ma non finisce qui: nel febbraio del 2016 viene arrestato anche l’ex senatore e consigliere regionale leghista Fabio Rizzi, coinvolto nell’operazione ‘Smile’ per presunte tangenti sugli appalti odontoiatrici, insieme all’ormai celebre ‘Lady Dentiera’, l’imprenditrice monzese Paola Canegrati, zarina delle protesi dentarie al centro di tutta l’inchiesta. Il cerchio della corruzione nella Sanità lombarda si chiude infine nel settembre del 2017; 21 medici delle strutture ospedaliere di Monza vengono indagati per aver impiantato nei loro pazienti protesi di bassa qualità in cambio di cospicue mazzette.

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