Clamorosa mail del parroco don Cristian Pina alle famiglie: “Visto lo scarsissimo interesse nella partecipazione alla messa, ho deciso di annullare la festa finale dell’oratorio estivo”
SANTO STEFANO TICINO (MILANO) – Doveva essere uno degli appuntamenti più attesi dell’estate: la festa finale dell’oratorio estivo, con bambini, ragazzi e famiglie riuniti per chiudere settimane di giochi, attività e vita comunitaria. Invece la festa è stata cancellata. Il motivo? Alla messa di Sant’Anna, prevista come momento conclusivo del percorso religioso dell’oratorio estivo, si sono presentati in pochissimi. E il parroco don Christian Pina ha deciso di tirare una riga sulla serata finale: alle 17.30 tutti a casa, niente festa.
La mail inviata alle famiglie
A comunicare la decisione è stato lo stesso parroco con una mail inviata ai genitori dei ragazzi dell’oratorio. Il messaggio non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Cari Genitori, visto lo scarsissimo interesse nella partecipazione alla messa di Sant’Anna, ho deciso di annullare la festa finale programmata per venerdì sera p.v. La giornata del 24 luglio dunque terminerà come di consueto alle ore 17.30 sul sagrato della chiesa».
Poi il post scriptum, nel quale don Christian conta uno per uno i ragazzi presenti alla celebrazione: «Una parola di lode invece per i genitori che sono intervenuti alla messa insieme con i loro figli. 12 ragazzi della squadra dei rossi; 4 della squadra dei verdi; 7 della squadra dei gialli e 4 della squadra dei blu». Totale: 27 ragazzi, a fronte di un oratorio frequentato da qualche centinaio di bambini e quindi da altrettante famiglie. La chiusura della mail è ancora più esplicita: «Non stanchiamoci di educare all’essenziale della vita cristiana! L’oratorio esiste per questo».
L’oratorio non è un parcheggio
Ed è proprio qui che la vicenda diventa più interessante di una semplice festa cancellata. Perché su un punto don Christian ha ragione: l’oratorio non è un parcheggio dove lasciare i figli durante l’estate, né soltanto un campo giochi dove correre, ridere, scherzare e passare qualche settimana mentre mamma e papà lavorano. L’oratorio è anche questo, ma nasce prima di tutto come luogo di formazione cristiana, educativa e comunitaria.
La stessa parola “oratorio” deriva dal latino oratorium, da orare, pregare: originariamente indicava proprio un luogo destinato alla preghiera e al culto. Che nel tempo sia diventato anche luogo di sport, amicizia, aggregazione e divertimento è evidente. Ma la componente religiosa non è un optional da accendere e spegnere a piacimento.
I cattolici del buco della mutua
E allora la scena ha qualcosa di paradossale. In Italia abbondano quelli che potremmo definire, senza troppi giri di parole, «cattolici della mutua»: pronti a difendere crocifissi, presepi, santi, madonne e tradizioni cristiane, molto meno pronti a praticare davvero la religione che rivendicano. È facile dichiararsi cattolici a parole, soprattutto quando il cattolicesimo diventa identità, simbolo o bandiera da agitare contro qualcun altro. Molto meno facile, evidentemente, è andare a messa. E se una famiglia sceglie l’oratorio per i propri figli, difficilmente può pretendere di prenderne soltanto la parte ricreativa e ignorare completamente quella educativa e religiosa.
Ma a pagare sono i bambini
Fin qui il ragionamento del parroco ha una sua coerenza. Il problema arriva dopo. Perché cancellare la festa finale significa far pagare ai bambini e ai ragazzi una scelta compiuta soprattutto dagli adulti. Sono i genitori a decidere se accompagnare un bambino a messa, sono gli adulti a organizzare il tempo della famiglia e, tra i ragazzi penalizzati dalla cancellazione, ci sono anche quelli che alla celebrazione erano presenti o quelli che magari avrebbero voluto partecipare.
E allora forse, pur partendo da una considerazione fondata, don Christian non ha messo sul tavolo tutti gli elementi. Per ricordare alle famiglie che l’oratorio non è un parcheggio si potevano trovare molte strade. La scelta più drastica, invece, ha finito per togliere a qualche centinaio di bambini e ragazzi una festa che aspettavano da settimane.






