Sedriano, il centrodestra rivuole Celeste: l’ex sindaco dello scioglimento per mafia torna in scena

Celeste frena e cerca un altro nome, ma secondo molti aspetta garanzie politiche per evitare un nuovo veto dall’alto. Come accadde nel 2021, quando la Lega si oppose

di Ersilio Mattioni

SEDRIANO (MILANO) – Alfredo Celeste ha tutto il diritto di provare a tornare sindaco di Sedriano. Ci mancherebbe altro. È stato assolto definitivamente dall’accusa di corruzione e nessuna norma gli impedisce di candidarsi. Il problema non è giuridico, ma esclusivamente di opportunità politica e, se si preferisce, etica.

Il centrodestra converge sul nome di Celeste

Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e la lista civica “Noi con Sedriano e Roveda” stanno già lavorando alle elezioni comunali della primavera 2027. L’obiettivo è presentarsi uniti e riconquistare il Comune, oggi guidato dal Pd con il sindaco Marco Re. Il nome sul quale le forze locali del centrodestra sembrano convergere è proprio quello di Celeste. Una scelta politicamente clamorosa: l’ex primo cittadino guidava Sedriano quando, nell’ottobre 2013, il Comune diventò il primo ente locale della Lombardia sciolto per infiltrazioni mafiose. Lo scioglimento fu poi confermato dal Tar del Lazio nel gennaio 2015 e, in via definitiva, dal Consiglio di Stato nel giugno 2016.

Celeste si tira indietro: «Non me la sento più»

L’interessato, almeno pubblicamente, ha declinato l’invito. «Non me la sento più di candidarmi», ha dichiarato, spiegando di essere già al lavoro per trovare un altro nome in grado di guidare la coalizione. «Abbiamo anche dei giovani preparati e volenterosi che potrebbero emergere», ha aggiunto. Nessun ritiro dalla politica, dunque: Celeste si propone come regista e garante del centrodestra, con il compito di tenere insieme i partiti e favorire un eventuale passaggio generazionale.

Il passo indietro potrebbe essere soltanto tattico

Chi conosce bene l’ex sindaco, tuttavia, sostiene che il suo passo indietro potrebbe essere soltanto prudente. Secondo questa lettura, gli piacerebbe molto tornare alla guida di Sedriano, ma non intenderebbe esporsi prima di avere ricevuto una richiesta ufficiale e garanzie politiche solide. Celeste starebbe quindi facendo il modesto, in attesa di capire se il sostegno manifestato a livello locale possa trasformarsi in una vera copertura politica anche ai livelli provinciale e regionale.

Il precedente del 2021 e il veto della Lega

Il precedente del 2021 pesa ancora. Allora le forze locali del centrodestra lo indicarono come possibile candidato sindaco, ma il progetto si arenò quando intervenne Fabrizio Cecchetti, all’epoca segretario regionale della Lega. Cecchetti si oppose al ritorno in municipio del sindaco che aveva guidato l’amministrazione sciolta per mafia. Dopo il veto leghista, anche Forza Italia e Fratelli d’Italia si raffreddarono e la candidatura svanì. Secondo alcuni osservatori, Celeste non vuole che si ripeta lo stesso copione. Prima di esporsi in prima persona, vorrebbe essere certo di poter contare su coperture politiche più alte rispetto a quelle locali.

Assolto nel processo penale

La vicenda deve essere raccontata distinguendo con precisione i diversi piani. Celeste è stato assolto definitivamente dall’accusa di corruzione nel processo sui rapporti tra politica e ’ndrangheta. Sul piano penale, quindi, non è stato riconosciuto colpevole. Può legittimamente candidarsi, fare politica e chiedere agli elettori di tornare a governare Sedriano. Ma l’assoluzione penale non cancella la storia amministrativa del Comune né le motivazioni che portarono allo scioglimento.

Lo scioglimento del 2013 confermato nel 2015 e nel 2016

Il provvedimento di scioglimento fu adottato nell’ottobre 2013, dopo il lavoro della commissione d’accesso prefettizia. Sedriano diventò così il primo Comune lombardo sciolto per infiltrazioni mafiose. Nel gennaio 2015 il Tar del Lazio respinse il ricorso degli ex amministratori e confermò la legittimità del provvedimento. Nel giugno 2016 arrivò anche la decisione definitiva del Consiglio di Stato, che respinse interamente l’appello.

Le motivazioni durissime dei giudici amministrativi

Il Tar descrisse un quadro segnato da omissioni, parzialità, illegittimità diffuse, anomalie negli appalti e rapporti con soggetti controindicati. Così scrissero nella sentenza i giudici amministrativi: “Gli elementi sono concreti, in quanti fondati su esame documentale, evidenze probatorie acquisite nelle indagini penali e audizione dei diretti interessati; (gli elementi sono) univoci, perché evidenziano che la direzione verso cui si muoveva l’organizzazione comunale (anche con le sue omissioni, parzialità e illegittimità diffuse) era stabile a beneficio, sia pure indiretto ma incontestabile, di esponenti della malavita stanziale di origine ‘mafiosa’; (gli elementi sono) rilevanti, dato che riguardavano la gestione dell’intreccio economico-finanziario che è particolarmente ambito dalla criminalità organizzata, anche ai fini di riciclaggio”.. Il Consiglio di Stato parlò di presupposti di «eccezionale gravità» e confermò definitivamente lo scioglimento.

Una questione politica ed etica

Nessuno mette quindi in discussione il diritto di Celeste a riprovarci. Il punto è un altro: è politicamente opportuno che il centrodestra rimetta al centro proprio l’uomo che guidava Sedriano nella stagione dello scioglimento per mafia? Ed è opportuno che venga presentato come garante, regista o possibile candidato della coalizione, nonostante le conclusioni durissime della giustizia amministrativa sul sistema di potere dell’epoca? È questa la domanda che rende la vicenda inquietante. Non sul piano dei diritti individuali, che restano fuori discussione, ma su quello della responsabilità politica, della memoria pubblica e dell’etica istituzionale.