Altomilanese – Gli stipendi dei sindaci: confronti e perplessità

Da Milano a Legnano, da Magenta a Parabiago. Un confronto fra indennità dei sindaci e numero di abitanti

13 FEBBRAIO 2016

di Redazione

ALTOMILANESE – Partiamo dai numeri, in sé oggettivi. Ogni anno i cittadini dell’Altomilanese spendono 587.192 euro per pagare gli stipendi dei loro sindaci (48.932 euro al mese). La cifra andrebbe poi moltiplicata per cinque, perché un’amministrazione dura in carica un quinquennio. In totale dunque, alla fine di ogni mandato, gli elettori spendono quasi 3 milioni per le indennità dei primi cittadini.

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Gli stipendi dei sindaco in rapporto al numero di abitanti: emergono casi scandalosi

Il confronto con Milano

Dal calcolo è escluso il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che guadagna 6.000 euro al mese governando una città di 1,5 milioni di abitanti. Per questo sorprende che Marco Invernizzi (Pd, sindaco di Magenta con popolazione pari a 23.000) abbia un’indennità di 2.788 euro, che Alberto Centinaio (Pd) prenda 3.904 euro a Legnano (60.000 abitanti) e che Gigi Arrara (sindaco di Pd di Abbiategrasso) ne guadagni 2.900. Se prendono il giusto i sindaci del nostro territorio, allora guadagna poco Pisapia, il quale in tutta onestà ha qualche responsabilità in più. Forse invece il sindaco metropolitano guadagna il giusto e sono i ‘nostri’ a esagerare. Fate voi.

Non tutti i sindaci sono uguali

Ma non tutti i sindaci sono uguali. Per esempio Pierluca Oldani (lista civica, uno dei primi cittadini migliori in circolazione: lo diciamo non da oggi) ha un’indennità di 500 euro a fronte di un paese, Casorezzo, con 5.500 abitanti. E allora non si capisce come sia possibile che Leopoldi Giani (Pd) guadagni 2.169 a Vanzaghello, che di abitanti ne ha meno. Scelte, ovviamente politiche. Saranno i cittadini a valutare. Fortunata Barni (Pd) ha uno stipendio di 627 euro in un comune di 6.800 abitanti, mentre Osvaldo Chiaramonte (Forza Italia) prende 1.900 euro per governare a Bernate (3057 abitanti). La legge, del resto, stabilisce che siano i politici a decidere sulle loro indennità, che ogni anno vengono confermate, aumentate o diminuite con il voto del consiglio comunale. Resta poi la libera scelta dei singoli, che possono pure rinunciare allo stipendio. Cosa che non succede mai, ovviamente.

Le eccezioni ad Arluno e Boffalora

E invece due casi ci sono. Moreno Agolli (Pd), sindaco di Arluno, avrebbe diritto a un’indennità di 1.900 euro (come quella del suo predecessore e compagno di partito, Luigi Losa), ma ha deciso di tagliare il suo compenso del 50 per cento. Curzio Trezzani (Lega), sindaco di Boffalora, nel 2013 decise di tagliarsi tutto lo stipendio (pure i suoi assessori fecero lo stesso) per non pesare sui bilanci del comune. Libera Stampa l’Altomilanese, più volte definito ‘il giornale dell’antipolitica’, conduce da anni inchieste sulla corruzione e sugli sprechi di denaro pubblico, imputabili a una ‘casta’ di impuniti, i quali si annidano ovunque: dai palazzi romani ai nostri municipi. Gli stipendi dei sindaci però non c’entrano. Non abbiamo mai pensato che un primo cittadino o un assessore debbano svolgere il loro incarico gratis. Anzi, è giusto che siano pagati. L’importante è che lo svolgano con competenza, con passione, con onestà e con oculatezza.

Le disparità che lasciano perplessi

E allora nessuno scandalo per le indennità in sé, anche se lascia perplessi vedere certe differenze. Che appaiono disparità. Segno che qualcuno, come al solito, ne approfitta ed esagera. Ecco perché pubblichiamo le cifre, comune per comune. Non esiste modo migliore che informare i cittadini- elettori. Ai quali è richiesto solo di leggere. E di riflettere.