I terreni di due agricoltori furono espropriati nel 2008 ma sulla base di un progetto del 2005 che venne poi profondamente cambiato senza verificarne l’impatto sul territorio

2 FEBBRAIO 2020

di Attilio Mattioni

ALTOMILANESE – La superstrada Abbiategrasso-Magenta non si farà. Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha infatti accolto il ricorso presentato da due agricoltori, Ernesto Beretta di Robecco e Pietro Baroli di Cassinetta di Lugagnano, contro la delibera del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, organo del Governo) del 28 febbraio 2018, che sbloccava i fondi per il nastro d’asfalto e cemento.

La sentenza del Tar sul ricorso di Beretta e Baroli

Esproprio totalmente illegittimo

La seconda sezione del Tar, presieduta dal giudice Italo Caso e composta anche dai due magistrati Silvana Bini e Alberto Di Mario, ha accolto in toto il ricorso presentato dal legale di Beretta e Baroli, l’avvocato Luca Lucini. Il Tribunale ha ritenuto illegittimo l’esproprio dei terreni compiuto nei confronti dei due coltivatori diretti, perché tale atto venne compiuto nel 2008 sulla base di una Valutazione di impatto ambientale risalente al 2005 e poi non adeguata alle modifiche del progetto apportate successivamente. In pratica l’esproprio dei terreni venne attuato sulla base di un progetto che è stato successivamente modificato in misura significativa, senza verificarne più l’eventuale impatto che il nuovo tracciato avrebbe avuto sul territorio e sull’ambiente. 

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Lungaggini burocratiche

La legge prevede che si può espropriare il bene di un cittadino esclusivamente per realizzare un’opera di pubblica utilità e prevede che tale opera debba essere realizzata nel termine massimo di 7 anni. Ebbene, l’esproprio dei terreni di Beretta e Baroli venne deciso nel 2008 e poi rinnovato per altri due anni nel 2013: siamo nel febbraio del 2020 e della superstrada non è ancora stato costruito neppure un metro. Proprio in forza di questa evidente violazione di legge, Beretta e Baroli avevano chiesto l’annullamento della delibera del Cipe, anche per eccesso di potere da parte della Pubblica Amministrazione: il Tar però non è entrato nel merito di questo problema, e anche degli altri cinque motivi di ricorso, ritendo che il fatto che fosse stato violato l’obbligo di procedere a una nuova Valutazione di impatto ambientale bastasse a giustificare la decisione di annullare la delibera.

Secondo i giudici gli espropri erano illegittimi
Per il Tribunale è inutile esprimersi sugli altri ricorsi

Beretta: “E’ stata fatta giustizia”

La sentenza del Tar premia il coraggio di Ernesto Beretta e Pietro Baroli, gli unici (supportati fin dall’inizio solo dai Comuni di Albairate e Cassinetta di Lugagnano) che hanno avuto il coraggio di opporsi a un progetto senza senso, una colata di cemento e asfalto nel cuore del Parco del Ticino, che avrebbe devastato in modo irrimediabile il nostro territorio. “E’ stata fatta giustizia – ci dice Ernesto Beretta – e questo mi basta. Abbiamo combattuto questa battaglia con convinzione e questa sentenza conferma che siamo dalla parte del giusto. Questa superstrada è inutile e dannosa: per risolvere il problema del traffico di Robecco basta una circonvallazione, non serve una colata di cemento e asfalto”.

La decisione finale del Tribunale amministrativo della Lombardia

Sconfitto il partito dell’asfalto

La decisione dei giudici amministrativi rappresenta la sconfitta di tutti coloro che in questi anni hanno pervicacemente portato avanti il progetto della superstrada, un vero e proprio partito dell’asfalto che attraversa tutto l’arco costituzionale: dalla Lega a Forza Italia, da Fratelli d’Italia fino ad alcune aree del Partito democratico e con l’unica eccezione del Movimento 5 Stelle. Per la verità, molti politici hanno sostenuto la necessità dell’opera solo a parole e soprattutto in campagna elettorale: passate le elezioni, di fatto l’argomento tornava nel cassetto, pronto però a essere tirato fuori in occasione della successiva consultazione elettorale. Ora però, anche loro dovranno rassegnarsi: la colata di asfalto e cemento non s’ha da fare.

Gli scenari futuri

Con l’annullamento della delibera del Cipe da parte del Tar, tutto torna al punto di partenza, come nel gioco dell’oca. Il cronoprogramma di Anas, che prevedeva di indire la gara d’appalto entro l’estate e l’apertura dei cantieri entro la fine del 2020, è diventato carta straccia. Se si vorrà ripartire, si dovrà farlo dall’inizio, con un nuovo progetto, nuove procedure d’esproprio e, soprattutto, una nuova delibera del Cipe per stanziare i 210 milioni di euro necessari per realizzare l’opera. Certo, c’è anche l’ipotesi dell’appello contro la sentenza: il Ministero delle Infrastrutture e Regione Lombardia potrebbero fare ricorso al Consiglio di Stato. I tempi del supremo organo della giustizia amministrativa sono però assi lunghi e una sentenza definitiva non sarà emessa prima di almeno un paio d’anni. Nel frattempo, ruspe e caterpillar resteranno fermi e una delle poche aree verdi e agricole della nostra zona sono salve. E tutti i cittadini che hanno davvero a cuore la tutela del nostro territorio devono dire grazie a due persone: Ernesto Beretta e Pietro Baroli.

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