Uomini e società vicine al premier e al mondo oil&gas si danno un gran daffare per far fallire il referendum del 17 aprile. Accanto al Pd che fa l’anti-Stato, un’opposizione di destra che ignora del tutto la consultazione popolare. Così come giornali e tv. Solo il Movimento 5 Stelle in campo. Ma è poco, perché i nemici delle energie rinnovabili raschiano il fondo del barile e giocane la carta del ricatto dei posti di lavoro. Che è una bufala, ma nessuno lo sa

1 APRILE 2016

di Ersilio Mattioni

ROMA – Sarà, come dicono lobbisti e ‘renziani’, che il referendum del 17 aprile è destinato a fallire, perché gli italiani non sono interessati al tema e diserteranno in massa le urne. Del resto, è difficile che un cittadino possa interessarsi a un argomento considerato tabù, che giornali e televisioni ignorano. Ed è difficile che un cittadino possa capirci qualcosa, se chi è preposto a diffondere le informazione non lo fa e non si sente neppure in colpa. E poi, per dirla tutta, è pure difficile che un cittadino possa essere incentivato ad andare a votare, quando il suo premier – che ha un concetto di democrazia piuttosto singolare – tifa per l’astensione e si augura che la consultazione popolare fallisca.

Perché boicottare il referendum?

Ma perché tanta paura di un referendum che al più bloccherà (e non subito) qualche trivella di un manipolo di piattaforme a gas che opera a 12 miglia dalle coste, salvando invece tutte le altre? E perché assistiamo all’attivismo isterico di un movimento sotterraneo di lobby, politici governativi e amici degli amici (che gira e rigira incrociano sempre il mondo dell’oil&gas) tutti indaffarati nel boicottare la consultazione del 17 aprile? Perché la vittoria del ‘sì’ non produrrà soltanto l’effetto di bloccare le trivelle a 12 miglia dalle coste. Anzi, non lo produrrà affatto, se non alla fine delle convenzioni tra grandi multinazionali e governo. E il punto è proprio questo: oggi, scadute quelle convenzioni, le trivellazioni continuano. Insomma, i patti possono non essere rispettati, perché si può trivellare finché il giacimento non è esaurito, convenzione sì o convenzione no. In altre parole, il referendum serve a introdurre (incredibile a dirsi) un basilare principio di giustizia e di buon senso: al termine delle convenzioni, le trivellazioni a 12 miglia dalle coste si devono fermare. Per le lobby è intollerabile, dal momento che perderebbero un privilegio unico al mondo. Se a ciò aggiungiamo che attorno al voto del 17 aprile potrebbe aprirsi, con colpevole ritardo, il dibattito sulle energie pulite e rinnovabili, allora si spiega tutto, compresa la guerra ai ‘no-triv‘, il Pd che fa l’anti-Stato e la destra che non dice una parola.

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Chi boicotta il referendum?

Capirlo non è poi così difficile. Basta girare un po’ in rete per scoprire notizie interessanti. Il fronte pro-astensione vanta al proprio interno uomini e società che negli ultimi tempi sono approdate alla corte del premier Matteo Renzi. Un esempio? Il sito web ‘Non sprecare energia’, attivissimo nella campagna di boicottaggio, è di Davide Bacarella, il quale è anche l’amministratore unico di ‘DotMedia’, società di comunicazione che ha avuto una certa fortuna con l’avvento del ‘renzismo’. Dal 2009 ‘DotMedia’ si occupa dell’attuale inquilino di palazzo Chigi e cura il marketing della vetrina auto celebrativa della Leopolda. Gli interessi di ‘Dotmedia’ sono stati molto bene illustrati da Cardone e Scacciavillani sul fattoquotidiano.it: un articolo che vi consigliamo davvero di leggere. E’ interessante notare che nell’azionariato di ‘Dotmedia’ compaia tale Alessandro Conticini, fratello del cognato di Andrea Renzi, che a sua volta è il fratello del premier. E ancora, il sito web ‘Ottimisti e Razionali’ si occupa ormai quotidianamente di diffondere le ragioni dell’astensione. Chi sono questi ottimisti e razionali? Progressisti, intellettuali poco noti e, soprattutto, Nomisma Energia. Da notare che all’allegra brigata si è pure aggiunta in zona Cesarini la Cgil (settore dei chimici). Non solo, la compagnia si è allargata ai fan del nucleare guidati da Chicco Testa, capo di Enel. Ma restiamo concentrati su Nomisma Energia: tra i suoi clienti figurano le maggiori aziende che si occupano di oil&gas. Chiude il cerchio un altro sito web, che naviga nell’universo del lobbista Claudio Velerdi, ‘Il Rottamatore’. Qui si può leggere l’ennesimo articolo sull’astensione, con un hashtag di tutto rispetto: #bufalendum. Il progetto è chiarissimo: far credere che il referendum non è una cosa seria, è inutile, è uno spreco di soldi e bla bla bla.

Il ricatto dei posti di lavori

referendum trivelle (posti di lavoro)

Non poteva mancare, come in ogni campagna denigratoria che si rispetti, il ricatto dei posti di lavoro. “In Italia – si legge su un volantino del comitato per il non voto – sono 11.000 le persone che lavorano nel settore. Se vince il sì, questi posti andranno persi”. Balla assoluta, perché la vittoria del ‘sì’ non blocca nessun impianto, ma impone lo stop alle trivellazioni che distano 12 miglia dalle coste solo al termine delle convenzioni, allo scopo di ridiscuterle. Però come slogan è azzeccato, è emozionale. E parla alla pancia di elettori che già hanno poca voglia di andare alle urne.

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