Inchiesta – Truffe porta a porta: 15.000 casi all’anno, ecco come difendersi

I metodi si moltiplicano e la solitudine delle persone anziani diventa un’arma micidiale nelle mani dei maestri del raggiro: le statistiche indicano un aumento esponenziale delle truffe negli ultimi tre anni. L’identikit del malvivente e i sistemi per proteggersi

14 NOVEMBRE 2016

di Riccardo Sala

ROMA – Gli ultimi dati in materia di truffe agli anziani sono allarmanti: reati in crescita, fino a una stima per il 2016 che potrebbe raggiungere i 15.000 casi. I metodi si moltiplicano, diventando sempre più sofisticati e fantasiosi, confondendo le potenziali vittime e obbligando le forze dell’ordine a rincorrere ogni novità messa in campo dai malviventi.

Le statistiche

Il fenomeno si intensifica e bisogna correre ai ripari. Secondo le statistiche, infatti, dopo quasi un decennio di calo costante, a partire dal 2014 si sarebbe passati da circa 4.000 casi denunciati ogni anno ai circa 15.000 previsti per il 2016. Tanti, se si considera che a denunciare l’accaduto alle autorità sarebbe solamente un terzo delle vittime. Gli anziani colpiti dalle truffe, per orgoglio, per non mostrare la propria debolezza e per non essere ‘derisi’, non si rivolgono ai Carabinieri. Una difficoltà in più per gli inquirenti, che si trovano ad inseguire dei criminali che è impossibile cogliere sul fatto. Nonostante questo, il dilagare del fenomeno ha fatto sì che venissero stilati dei ‘profili’ ricorrenti dei truffatori, insieme a tutte le metodiche fino ad ora utilizzate per estorcere denaro dagli anziani.

L’identikit dei malviventi

La linea guida punta a convincere le vittime a fidarsi. Questo l’identikit del truffatore: italiani, anche se spesso si tratta di connazionali di etnia rom o sinti, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. I modi sono sempre gentili e rassicuranti, l’apparenza è curata e il linguaggio è forbito, senza inflessioni straniere. Uno dei trucchi più utilizzati dai malviventi è l’imitare il più possibile l’accento delle aree di provenienza della vittima, in modo da entrare subito in confidenza e farsi passare come qualcuno che abita in zona.

Le vittime predilette

Le vittime invece, sono da ricercarsi nelle fasce di popolazione in piena terza età, preferibilmente i tanti anziani ultraottantenni che vivono da soli. La solitudine è un’arma affilata nelle mani dei malviventi, i quali la sfruttano per evitare che durante il raggiro l’anziano si senta in difficoltà e non abbia l’occasione di effettuare accertamenti o chiamare figli e parenti. La scelta dell’obiettivo da colpire, inoltre, avviene casualmente. Il truffatore ‘cura’ per pochissimo tempo un caseggiato o i passanti, e ne individua i residenti più anziani, colpendo senza preavviso e scomparendo nel più breve tempo possibile.

I metodi

I metodi sono infiniti e fantasiosi. Si parte dal ‘classico’ dell’amico del figlio che deve riscuotere un debito contratto dal parente per l’acquisto di un bene o per ricevere dei soldi da destinare ad un parente in difficoltà. Si passa poi alle finte richieste di aiuto da parte di donne incinte o di falsi enti benefici, in cui il truffatore si fa accompagnare da bambini per dar maggior credibilità alla storia. Arrivando poi a fingersi un’autorità, come un prete in cerca di offerte, un tecnico dell’acqua arrivato per sistemare una tubazione, un farmacista accorso per prelevare farmaci scaduti o addirittura poliziotti che indagano su giri di banconote false. Inutile dire che tutti questi metodi sono finalizzati a farsi consegnare denaro e a ottenere l’accesso alla casa dell’anziano per rubare gioielli o soldi nei momenti di distrazione della vittima.

La truffa al telefono

Salgono anche le truffe telefoniche e informatiche, che spesso sfociano in ricatti sessuali. Belle ragazze adescano adulti e anziani, facendosi mandare foto osé per poi minacciare di inviare il tutto a parenti, mogli e amici. Il truffatore quindi chiede soldi in cambio del proprio silenzio.