SìAmo Turbigo, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra commentano l’istanza di Moschea Essa: la richiesta riguardava l’individuazione di un’area e non la realizzazione della moschea con fondi pubblici
TURBIGO (MILANO) – Anche i gruppi di opposizione intervengono sulla vicenda che vede contrapposti il Comune di Turbigo e l’associazione religiosa Moschea Essa. In un comunicato stampa congiunto, le forze di minoranza SìAmo Turbigo, Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno preso posizione dopo l’ordinanza del Tar Lombardia. Secondo loro il nodo della vicenda non riguardi la costruzione di una moschea a spese pubbliche, bensì la gestione amministrativa della richiesta presentata dall’associazione.
Nessuno ha mai chiesto un immobile gratis
L’opposizione afferma di condividere quanto dichiarato dal sindaco Fabrizio Allevi sul fatto che “non devono essere né il Comune né i cittadini di Turbigo a farsi carico della realizzazione di un luogo di culto”. Allo stesso tempo, però, evidenzia come dalla conferenza stampa dell’associazione Moschea Essa emerga che la richiesta avanzata al Comune fosse diversa. Non la costruzione della moschea da parte dell’ente pubblico, ma “la semplice indicazione di un’area eventualmente idonea”.
L’istanza di Moschea Essa al Comune
Un aspetto che trova riscontro anche nell’istanza depositata dall’associazione il 31 gennaio 2025, in cui Moschea Essa chiede al Comune di individuare un’area o uno spazio da destinare stabilmente all’esercizio del culto, dichiarandosi inoltre disponibile ad aprire un tavolo di confronto con l’amministrazione per individuare una soluzione. Nell’istanza non viene richiesta la realizzazione dell’edificio da parte del Comune né si fa riferimento a finanziamenti pubblici. Nel corso della conferenza stampa dello scorso 1° agosto l’avvocato Luca Bauccio aveva precisato che i costi del luogo di culto sarebbero stati sostenuti interamente dall’associazione. Chiedendo al Comune esclusivamente l’individuazione di un’area urbanisticamente idonea sulla quale poter esercitare il diritto costituzionale alla libertà di culto.
Le criticità nella gestione dell’amministrazione
Per i gruppi di opposizione, il punto centrale della vicenda non è quindi il merito della richiesta, “sul quale possono legittimamente esistere opinioni diverse”. Bensì il modo in cui l’amministrazione avrebbe gestito il procedimento. Nel comunicato si ricorda infatti che l’istanza sarebbe rimasta senza una risposta formale per oltre un anno. Per poi concludersi con un diniego che il Tar ha ritenuto non adeguatamente motivato. Secondo le minoranze, una gestione più tempestiva avrebbe potuto evitare il ricorso e le conseguenti spese legali a carico del Comune.






