Usura, imprenditore di Dairago massacrato di botte dallo strozzino della ‘ndrangheta

Usura a Dairago: in manette lo strozzino della ‘ndrangheta, spietato e violento. Tra le vittime anche un imprenditore di ceramiche e marmi, residente in paese. Pagò la rata del prestito con qualche giorno di ritardo e per questo fu picchiato

di Andrea Fratus

DAIRAGO (MILANO) – C’è anche un imprenditore di Dairago tra le vittime dell’usura della mafia calabrese. Emerge dalle carte dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha sgominato un giro di milionario, arrestando Orlando Demasi, affiliato alla ‘locale’ di ‘ndrangheta di Giussano (Monza e Brianza), a sua volta collegata a un clan di Guardavalle (Catanzaro). Un duro colpo assestato dalla Squadra mobile e dalla Dda che da anni indagano proprio sul clan di Guardavalle. Nel 2019 c’era stato il sequestro 3 milioni di euro alle cosche da parte della Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese.

Usura: imprenditore massacrato di botte

Ma l’ordinanza del Gip di Milano, Fiammetta Modica, su richiesta del Pm Francesco De Tommasi, fa emergere l’ennesimo spaccato di criminalità organizzata nei nostri paesi, dove non mancano episodi di racket e usura. Nelle carte spunta un racconto sconcertante, nel quale Demasi svela come tra i ‘lavoretti’ dei suoi collaboratori ci fosse anche la ‘gestione’ e la ‘sorveglianza’ di un imprenditore dairaghese. L’uomo si occupava della vendita di ceramiche e marmi. In un momento di difficoltà, aveva chiesto un prestito agli strozzini della ‘ndrangheta ed era stato poi brutalmente massacrato soltanto perché aveva pagato la rata mensile con un paio di giorni di ritardo.

Il racconto delle vittime

Un tipo pericoloso, Demasi. Un’altra delle sue vittime ha raccontato: “Mi ha prospettato un prestito di 30.000 euro con restituzione mensile del capitale di 10.000 euro e interessi per circa 3.000 euro, avvertendomi che se non avessi onorato gli impegni, sarei stato gambizzato nella migliore delle ipotesi”. Secondo gli inquirenti ad aiutare la consorteria criminale sarebbe stato anche un “clima omertoso”, che avrebbe impedito di “accertare altri episodi di usura”.

L’omertà

L’omertà dei cittadini, dunque, avrebbe permesso a Demasi di praticare usura e racket a lungo. E’ proprio l’affiliato alla ‘ndrangheta ad ammettere di “svolgere questo ‘lavoro’ da oltre 30 anni”. La lista degli episodi violenti si allarga inoltre alla presunta estorsione per una fornitura di droga: il presunto strozzino avrebbe addirittura sferrato “una testata alla nuca della vittima”. La quale ha riferito: “Avevo paura di Demasi”. Comprensibile. Anche per questo lui, come tanti altri, preferiva non parlare e non denunciare.