Si chiama don Armando Bosani, è il parroco di Vanzaghello (Milano) e qualcuno, adesso, lo deve fermare. Per lui l’omosessualità è anormale, è una patologia, è uno scherzo della natura. Pur di sostenere e propagandare le sue tesi, ricorre a qualunque mezzo

di Ersilio Mattioni

VANZAGHELLO (MILANO) – “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?” E’ il 28 luglio del 2013, quando Papa Francesco, di ritorno dal viaggio apostolico a Rio De Janeiro, pronuncia parole destinate a destabilizzare il mondo cattolico, quello più conservatore, quello più vicino alle gerarchie ecclesiastiche, quello, si diceva un tempo, attaccato alle sottane dei preti. Ma il pontefice parla a tutti, anche e soprattutto ai cristiani che vivono l’omosessualità con vergogna, quasi fosse una malattia. E la vivono così perché, fin da piccoli, sono stati educati a pensarlo, sia dai genitori sia dai sacerdoti che avevano un peso spropositato nella loro educazione. Quando si faranno i conti dei danni psicologici provocati da famiglie e parrocchie ai ragazzi italiani, non basterà il tempo per completare l’elenco delle vessazioni. Poi arriva un Papa, che con una frase indica una rotta nuova. E affresca il volto di una chiesa proiettata nella modernità con i valori di sempre, cui si aggiunge la comprensione. E’ una rivoluzione. Bergoglio, senza dubbio un fuoriclasse, è forse l’ultimo degli umanisti: crede nell’uomo e lo ama così com’è, ricordandosi di cosa disse Gesù a coloro che si credevano bravi cristiani, destinati al paradiso: “I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel regno di Dio”. Eppure a Vanzaghello, un paesino ai confini tra le province di Milano e Varese, c’è un prete che continua imperterrito da anni la sua personale e paranoica battaglia contro gay e lesbiche, abusando del suo potere e diffondendo per mezzo del giornale parrocchiale messaggi carichi di odio e discriminazione. Si chiama don Armando Bosani e qualcuno, adesso, lo deve fermare. Per lui l’omosessualità è anormale, è una patologia, è uno scherzo della natura. Pur di sostenere e propagandare le sue tesi, don Armando ricorre a qualunque mezzo: sull’ultimo numero del Mantice, per esempio, fa parlare uno sconosciuto criminologo, che ancora una volta tratta i comportamenti omosessuali alla stregua di una degenerazione. Dal “chi sono io per giudicare” di Papa Francesco alla “anormalità funzionale” di don Armando, in che direzione vuole andare la chiesa? “Io sono come un negro in una società razzista che ha voluto gratificarsi di uno spirito tollerante. Sono, cioè, un ‘tollerato’. Il fatto che si ‘tolleri’ qualcuno è lo stesso che lo si ‘condanni’. La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata. Le vite sessuali private (come la mia) hanno subito il trauma sia della falsa tolleranza sia della degradazione corporea”. Lo scrisse, nel 1949, Pier Paolo Pasolini. Pure lui era un cristiano.

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