Il video realizzato con un drone mostra il devastante impatto della superstrada. Esorbitanti i costi, fino a 450 milioni. Agricoltura e aziende minacciate da un mostro d’asfalto. GUARDA IL VIDEO
ABBIATEGRASSO (MILANO) – Un video vale più di mille parole. Il grande lavoro realizzato con un drone dal comitato No-Tang segue dall’alto il tracciato della futura Tratta C tra Albairate e Ozzero. Sulle immagini delle campagne compare una lunga lingua rossa: la superstrada che avanza tra campi coltivati, cascine, rogge e filari. Una rappresentazione semplice e potentissima di ciò che rischia di accadere al territorio.
Il video fa vedere ciò che le carte nascondono
I progetti, le planimetrie e le relazioni tecniche raccontano l’opera attraverso numeri, sigle e linee tracciate sulle mappe. Il video del comitato fa l’opposto: mostra i luoghi reali sui quali dovrebbe passare la strada. Quella fascia rossa attraversa un paesaggio agricolo ancora integro e rende immediatamente comprensibile la contestazione. Non si parla di terreni vuoti, ma di campi produttivi, reticoli irrigui, aziende agricole e cascine che rischiano di essere divisi o compromessi.
Una strada incompiuta
Il progetto Anas interessa i Comuni di Magenta, Boffalora sopra Ticino, Robecco sul Naviglio, Cassinetta di Lugagnano, Albairate, Abbiategrasso e Ozzero. La Tratta A dovrebbe collegare Magenta ad Albairate ed è arrivata alla fase di gara. La Tratta C, da Albairate a Ozzero, è invece già entrata nella fase operativa. Nel mezzo manca però la Tratta B, quella che avrebbe dovuto proseguire verso Milano e che è stata stralciata.
La strada che non arriva più a Milano
È uno dei punti più forti della battaglia dei No-Tang. Il progetto continua a essere presentato come collegamento tra la Vigevanese, Malpensa e il sistema viario milanese, ma la parte destinata a portare il traffico verso Milano non verrà realizzata. Secondo il comitato, il rischio è quello di costruire un’infrastruttura costosissima che finirà per riversare il traffico sulle strade esistenti, creando un nuovo imbuto anziché risolvere i problemi della viabilità.
Un milione e mezzo di metri quadrati consumati

I No-Tang stimano che l’opera comporterà il consumo di circa 1 milione e 500.000 metri quadrati di suolo, per il 94,5% agricolo. Il tracciato attraversa territori compresi nel Parco Agricolo Sud Milano e nel Parco della Valle del Ticino, all’interno della Riserva della Biosfera Mab Unesco. A essere colpito non sarebbe soltanto il paesaggio, ma anche il sistema agricolo costruito nei secoli attraverso rogge, canali e fontanili.
I costi continuano a crescere
C’è poi il gigantesco nodo economico. Il costo complessivo dell’opera viene stimato tra 420 e 450 milioni di euro. Secondo i dati raccolti dal comitato, il costo dell’asse Magenta-Ozzero sarebbe passato da circa 220 milioni nel 2022 a 354 milioni nel 2023, fino ad arrivare alla cifra finale del 2026. Una crescita vertiginosa che impone una domanda: ma per quale motivo il conto continua ad aumentare?
Quasi raddoppiato il costo per chilometro
L’aumento si riflette anche sul costo medio dell’infrastruttura. Sempre secondo le elaborazioni dei No-Tang, si sarebbe passati da circa 11,26 milioni di euro al chilometro a oltre 20 milioni al chilometro. Il tema non è soltanto quanto costa costruire la strada, ma se una spesa di queste dimensioni sia ancora giustificata da un progetto mutilato della tratta verso Milano e così pesante per il territorio.
Gli agricoltori schierati contro l’opera

La protesta non arriva soltanto dai movimenti ambientalisti. Contro il progetto si sono schierate anche numerose aziende agricole, cascine e agriturismi direttamente interessati dal tracciato. Tra le realtà indicate dal comitato figurano Agriturismo l’Aia, Cascina Caremma, Cascina Forestina, Cascina Gambarina, Cascina Isola Maria, Cascina Lema, Cascina Poscallone, Cascina Soncera, Cascina Visconta e Il Cascinello.
Anche le associazioni di categoria dicono no
Alla contestazione hanno aderito anche organizzazioni agricole come Cia Centro Lombardia, Coldiretti Milano e Confagricoltura Milano. Il timore è che la strada frammenti i fondi, renda più difficile raggiungere i terreni, alteri i sistemi di irrigazione e danneggi aziende che producono cibo, tutelano il paesaggio e mantengono viva l’economia rurale dell’Abbiatense e del Magentino.
Espropri e ricorsi
La battaglia, dopo il via libera all’opera, non è finita. Per la Tratta C sono partite le procedure di esproprio che interessano privati, Comuni e aziende agricole. Contro il progetto sono stati presentati ricorsi e iniziative legali. Centotrenta cittadini hanno aderito al ricorso promosso insieme ai Comuni contrari, mentre la mobilitazione è arrivata anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo e all’Unesco.
Una valutazione ambientale nata vent’anni fa
Il comitato contesta anche l’attualità della valutazione ambientale, avviata nel 2005 e conclusa nel 2008. Da allora sono cambiati il territorio, il clima, le normative e la sensibilità collettiva verso il consumo di suolo. Secondo i No-Tang, un’opera di queste dimensioni non può essere realizzata sulla base di valutazioni risalenti a quasi vent’anni fa.
Una lingua rossa che racconta tutto
Il merito del video è proprio questo: togliere la discussione dal terreno astratto delle carte e riportarla nei campi. La lingua rossa disegnata sul verde mostra la dimensione reale del progetto e rende visibile ciò che rischia di essere perduto. Una strada dal costo compreso tra 420 e 450 milioni, priva della tratta verso Milano e destinata a consumare quasi esclusivamente suolo agricolo. Per i No-Tang è un’opera inutile, costosissima e devastante. Dopo aver visto quelle immagini dall’alto, liquidare le loro ragioni come un semplice no ideologico diventa molto più difficile.






