La sindaca di centrodestra parte malissimo: negato intervento a Bressi, doppioni nelle deleghe agli assessori e ai consiglieri. Mentre Tenti fa già il padrone e urla in faccia a un consigliere d’opposizione: “Stai zitto!”
VITTUONE (MILANO) – Doveva essere il primo consiglio comunale della nuova amministrazione guidata da Elena Comerio, sindaca di centrodestra (con un recente passato nell’ex giunta Pd) appena eletta. È diventato, invece, il primo inciampo politico e istituzionale della nuova maggioranza. Una seduta partita male, proseguita peggio e chiusa con un’immagine pesante: la sindaca che, davanti alla richiesta dell’opposizione di prendere la parola per un semplice ringraziamento agli elettori, alza i toni e grida: “Chiudo il Consiglio, qui decido io!”, come se la sala che ospita la più importante istituzione cittadina fosse la cucina privata di casa Comerio. Imbarazzante.
Il consiglio comunale non è casa della sindaca
Il punto politico è tutto qui. Il Consiglio comunale non è un salotto privato e non è un luogo che la sindaca apre e chiude a piacimento. È l’assemblea degli eletti, l’organo istituzionale più importante del Comune. Ed è proprio lì, nella prima seduta pubblica dopo il voto, che si misura il rispetto delle regole democratiche, delle minoranze e dei cittadini che hanno scelto di farsi rappresentare anche dall’opposizione. E invece a Vittorio Bressi, che chiedeva la parola per ringraziare gli elettori, l’intervento è stato incredibilmente negato. Non un comizio, non un attacco politico, non un intervento ostruzionistico: un semplice ringraziamento. Una cortesia istituzionale, peraltro già garantita in passato dallo stesso Bressi quando ricopriva il ruolo di presidente del consiglio comunale. Questa volta, però, la nuova maggioranza ha scelto la linea dura. Anzi, durissima.
Deleghe doppie e confusione politica
La seduta ha mostrato anche un altro problema: la confusione nella distribuzione delle deleghe. La sindaca Elena Comerio ha tenuto per sé l’istruzione, ma il piano per il diritto allo studio è stato assegnato alla consigliera Martina Mantovani. Il verde pubblico risulta nelle competenze dell’assessore e vicesindaco Bruno Sala, ma una delega sullo stesso tema (cura dell’ambiente) è stata data anche al consigliere leghista Simone Zangrandi. E ancora: l’assessore Christian Colombo ha la delega ai giovani, mentre Martina Mantovani ha ricevuto quella alle politiche giovanili. Ma possibile che nessuno si sia accorto di questi pasticci? Possibile che una nuova amministrazione si presenti alla seduta d’insediamento con deleghe che sembrano sovrapporsi? Per una sindaca già apparsa inesperta, il segnale non è dei migliori. E l’impressione è quella di una squadra costruita più sugli equilibri politici che su una reale chiarezza amministrativa.
La vicepresidenza negata all’opposizione
Altro passaggio significativo: l’elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio comunale. L’opposizione aveva indicato Vittorio Bressi per la vicepresidenza, anche alla luce del ruolo svolto nella precedente legislatura. Una scelta che avrebbe potuto rappresentare un gesto di rispetto istituzionale verso la minoranza e verso una parte importante della città. La maggioranza, invece, ha fatto tutto da sola: presidente del Consiglio comunale Claudio Zenaboni, vicepresidente Martina Mantovani, la quale vanta zero esperienza e zero militanza politica, ma ha un cognome importante. Politicamente, è un messaggio chiarissimo: nessuna apertura, nessuna cortesia istituzionale, nessun riconoscimento all’opposizione. E infatti il clima, dopo pochi minuti, era già quello dello scontro.
Il ritorno di Enzo Tenti
Poi c’è il grande ritorno: Enzo Tenti, nominato assessore esterno. Una scelta politicamente pesante, perché Tenti non è un nome qualsiasi. È l’ex sindaco, lo sponsor politico di Elena Comerio, l’uomo che l’ha accompagnata nel suo percorso più curioso: assessora nella giunta Pd dal 2020 al 2024, poi il passaggio a Forza Italia e infine la candidatura a sindaca con il centrodestra. Una giravolta politica clamorosa, che ora trova il suo naturale completamento nella nomina di Tenti in giunta. Comerio, insomma, ricambia il favore. E lo fa riportando dentro l’amministrazione il suo mentore, senza passare dal voto diretto dei cittadini. Una nomina esterna che racconta molto degli equilibri reali della nuova giunta. Anche perché, nel momento più teso della seduta, la sindaca ha guardato proprio verso Enzo Tenti, cercandone l’approvazione. E Tenti ha approvato, dopo aver urlato in faccia a Bressi: “Stai zitto!” Un’immagine che vale più di tante analisi politiche.
Centrodestra già in difficoltà
Non meno imbarazzante è il quadro politico della squadra. La Lega vittuonese non è stata in grado di esprimere un proprio assessore del territorio ed è dovuta andare a cercare fino a Rho, trovando Christian Colombo. Stesso. copione per Forza Italia, che ha ripescato Tenti (residente a Magenta). Durante la campagna elettorale, però, il centrodestra aveva criticato gli avversari anche per la presenza di candidati non pienamente riconducibili a Vittuone. Oggi, alla prima prova amministrativa, la stessa maggioranza si presenta con due assessori esterni. La coerenza, evidentemente, può attendere. Prima viene la necessità di sistemare gli equilibri interni: un posto alla Lega, un posto a Forza Italia, un posto al grande sponsor politico della sindaca. Il tutto mentre la città assiste a una partenza nervosa, confusa e arrogante.
Una partenza da dimenticare
Il primo consiglio comunale avrebbe dovuto segnare l’avvio sereno della nuova amministrazione. Invece ha mostrato subito limiti politici e istituzionali: audio dello streaming fuori uso, opposizione zittita, deleghe poco chiare, vicepresidenza negata alla minoranza, tensioni in aula e una sindaca che ha trasformato una richiesta ordinaria in uno scontro di potere. Il problema non è solo il nervosismo della prima seduta. Il problema è l’idea di Comune che emerge da questo esordio. Perché chi amministra non “decide” sul Consiglio comunale come se fosse una proprietà privata. Il Consiglio appartiene ai cittadini. Anche a quelli che non hanno votato la sindaca. Anche a quel 40% di elettori che ha scelto l’opposizione e che ieri sera meritava almeno una cosa semplice: essere ringraziato dai propri rappresentanti.
L’amministrazione del fare
La sindaca Comerio e l’intero centrodestra, per tutta la campagna elettorale, hanno ripetuto come un mantra uno slogan: “L’amministrazione del fare”. Visto l’esordio, sembra opportuna una piccola aggiunta: non solo fare, ma anche fare casino.






