Accusata di rapina, oro e gioielli per 2.000 euro; ripresa in auto dalle telecamere del Comune di Vittuone, nel Milanese; infine riconosciuta dalla figlia della vittima in una foto segnaletica. Ma il tribunale di Milano assolve una donna di 42 anni, pluripregiudicata per furto. L’avvocato Grittini: “A distanza di anni il riconoscimento fotografico è ingannevole e fallace”.

di Francesco Colombo

VITTUONE (MILANO) – Viene accusata di rapina per aver rubato oro e gioielli per 2.000 euro, viene ripresa in auto dalle telecamere del Comune e viene riconosciuta dalla figlia della vittima in una foto segnaletica. Ma il tribunale di Milano la assolve. Una vicenda incredibile, quella che ha coinvolto S.V., una donna di 42 anni, pluripregiudicata per furto.

I fatti  

Nell’agosto del 2019, a Vittuone nel Milanese, S.V.  – assieme a una complice, mai identificata – si introdusse nell’abitazione di un’anziana (nel frattempo deceduta per cause naturali) e le rubò con l’inganno 2.000 euro di gioielli.

Le indagini

Le indagini furono svolte dai Carabinieri di Sedriano, guidati dal maresciallo Luca Avitabile, con perquisizioni e sequestri. La responsabile del furto venne riconosciuta in foto dalla figlia dell’anziana rapinata e lo stesso riconoscimento avvenne anche nell’aula di tribunale, ma per il giudice non è bastato.

Gli indizi

Così come non è bastato che il sistema di videosorveglianza del Comune di Vittuone filmasse la sospettata nella sua auto: scarpe identiche e stesso orologio. Il Pubblico ministero aveva chiesto una condanna esemplare a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Anche perché la presunta responsabile è pluripregiudicata e ha alle spalle una lunghissima serie di precedenti per furto.

La sentenza

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Ma il processo ha riservato molte sorprese. Nonostante la posizione processuale dell’indagata fosse compromessa, il suo avvocato difensore, Roberto Grittini di Abbiategrasso, è riuscito a tirarla fuori dai guai in maniera sorprendente.

L’avvocato: “Servono prove certe”

“Il Tribunale ha assolto la mia cliente – ha spiegato l’avvocato Grittini – perché ho dimostrato al giudice che il riconoscimento fotografico delle persone, a distanza di anni, è uno degli strumenti più fallaci e ingannevoli che possano esserci. Per condannare qualcuno servono prove certe e inconfutabili. Siamo contenti che il giudice abbia scelto di adottare una linea garantista”.

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