Arconate, 16.000 pannelli fotovoltaici nei campi: il mega progetto che devasta i terreni agricoli

Tocca alla giunta decidere se tutelare i terreni agricoli oppure dare il via libera al progetto milionario di un operatore privato. Il termine è fissato per mezzogiorno del 12 novembre. Il caso di Inveruno, dove la sindaca ha detto ‘No’

di Redazione

ARCONATE (MILANO) – Un maxi impianto composto da 16.000 pannelli fotovoltaici. È quello che potrebbe sorgere in un terreno privato di circa 170.000 metri quadrati, ubicato sulla strada Provinciale 34, al confine con il comune di Buscate. Si tratta di un affare milionario, sia per chi vende il terreno (una cittadina di Busto Arsizio, che guadagnerebbe oltre 1 milione di euro) sia per chi compre (che ne guadagnerebbe molti di più, nel tempo, grazie alla vendita di energia). Ma una domanda resta inevasa: chi tutela i terreni agricoli?

Terreni agricoli a rischio

La richiesta è arrivata sui tavoli della giunta arconatese nei primi giorni del mese di settembre da parte della società Neoen Renewables Italia, azienda leader nel settore delle energie rinnovabili. Il progetto propone la realizzazione di un sistema simile a quelli agrivoltaici, che prevedono il posizionamento di pannelli solari su terreni agricoli per produrre energia pulita.

L’intervento

In questo caso, l’intervento riveste una certa importanza: si parla, per la precisione, di 15.938 pannelli da 590 watt ciascuno, disposti in 3 zone, per una potenza totale di circa 10 megawatt. L’impianto sorgerà su un’area di 17.35 ettari, pari a 173.500 metri quadrati, che attualmente è classificata come “ambito agricolo strategico” nel Piano di governo del territorio di Arconate.

La mitigazione ambientale

Stando al progetto presentato in municipio, ogni modulo fotovoltaico sarà alto 2.28 metri e largo 1.14 metri: i pannelli saranno inclinati a seconda dell’esposizione solare e, quando posti in posizione orizzontale, si troveranno a circa 2 metri dal terreno, installati su appositi supporti meccanici. L’impianto sarà protetto da un’apposita recinzione metallica alta 2 metri e circondato da un’area di mitigazione ambientale, vale a dire una sorta di perimetro fatto di piante e arbusti di varie specie.

Il cronoprogramma

Il cronoprogramma prevede, sulla carta, un tempo di realizzazione stimato di circa 6 mesi. Ora la palla passa al Comune di Arconate che, dopo attenta valutazione tecnica, dovrà pronunciarsi e decidere se autorizzare o meno l’istanza giunta a Palazzo Taverna alla fine dell’estate. Le valutazioni, in ogni caso, saranno svolte in seno alla Conferenza dei servizi, composta da tutti gli enti chiamati a pronunciarsi sul progetto: Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Soprintendenza delle Belle Arti, Arpa, Ats, Consorzio Villoresi, Parco del Ticino, E-Distribuzione, Terna, Edison Energia, Enel X, Aemme Linea Distribuzione, Telecom, Cap Holding, Amiacque, Snam Rete Gas, Enac e i Comuni limitrofi.

Il ‘No’ di Inveruno

Il termine per la presentazione dei pareri è fissato per le 12 del 12 novembre 2024: entro quella data si capirà se il progetto potrà vedere la luce oppure no. In altre parole sapremo se la giunta arconatese, guidata dal sindaco Mario Mantovani, avrà la forza di seguire l’esempio della vicina Inveruno, dove la sindaca Nicoletta Saveri ha detto ‘No’ all’installazione di 4.800 pannelli solari su un’area verde, bloccando il progetto e tutelando i terreni agricoli.