Arconate, droga: vanno a casa per arrestarlo ma lui è già latitante. L’ipotesi della fuga in Calabria

Mafia e droga: dovevano finire in carcere in tre, ma uno di loro è riuscito a fuggire a fuggire è si è dato alla latitanza

di Ersilio Mattioni

ARCONATE (MILANO) – Dovevano finire tutte tre in carcere, ma uno di loro è sfuggito all’arresto e ora è latitante. Mentre A.G. (41 anni) è stato arrestato, suo fratello (P.G., 28 anni) si è dato alla macchia. Quando i carabinieri sono arrivati a casa sua, nella mattinata di sabato 28 gennaio, lui non c’era già più. Nei confronti del terzo presunto complice – G.P., 40 anni – è stato invece eseguito l’ordine di cattura e ora si trova nel carcere di Vigevano. Le accuse sono le stesse per tutti: spaccio di droga e associazione a delinquere. Gli stupefacenti venivano stoccati nel “capannone di Arconate”, dove venivano anche contati e divisi i soldi.

Il capannone della droga scoperto dai magistrati antimafia ad Arconate
Il capannone della droga scoperto dai magistrati antimafia ad Arconate

L’inchiesta Hydra per i tre arconatesi

L’inchiesta per i tre arconatesi è la medesima: Hydra, l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha scoperto il cosiddetto “consorzio delle mafie” in Lombardia, una cupola composta da cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra che ha lo scopo di mettere le mani sugli appalti, condizionare le elezioni, accaparrarsi i soldi pubblici dei bonus edilizi e gestire la droga. In manette è finito anche il presunto boss di cosa nostra, Paolo Aurelio Errante Parrino.

Le relazioni con la malavita calabrese

I magistrati antimafia hanno accertato che i tre arconatesi avevano relazioni ‘pericolose’ con la malavita calabrese e tutte tre del resto sono originari della Calabria. In particolare l’ultimo arrestato (il 40enne G.P.) è risultato coinvolto nella gestione di una società (la Blu Srl, con sede a Inveruno), amministrata da un uomo di Massimo Rosi (considerato il capo della ‘ndrangheta del territorio) ma di fatto riconducibile a Gioacchino Amico, presunto boss della camorra, che viveva ad Arconate in una corte di via XXIV Maggio e che coltivava ambizione politiche: aveva la tessera di Fratelli d’Italia.

Gli inquirenti sulle tracce del latitante

Intanto gli inquirenti si sono messi sulle tracce del 28enne P.G., sfuggito all’arresto. Dove si nasconde il latitante? Un’ipotesi investigativa porta in provincia di Reggio Calabria, tra Siderno e Melito Porto Salvo.