Busto Garolfo, gli uomini di cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta si riunivano negli uffici di piazza Lombardia. La Procura: “E’ il consorzio delle mafie”
BUSTO GAROLFO (MILANO) – Lui – Pietro Mannino, 62 anni, nato a Palermo, detto “l’architetto” per via di una laurea presa in Romania, si definisce “un uomo d’affari” e nega qualunque coinvolgimento con la mafia. Secondo la Procura di Milano, invece, Mannino si sarebbe trasferito a Busto Garolfo nel 2021 “in qualità di esponente della famiglia mafiosa dei Fidanzati (cosa nostra), già operante in Sicilia e in Lombardia”. Nell’ottobre 2023 la Direzione distrettuale antimafia chiede il suo arresto nell’inchiesta Hydra, ma il gip lo nega e l’architetto resta in libertà, ribadendo (l’ultima volta a metà dicembre 2024) la sua assoluta estraneità.
Confermato l’arresto
L’Antimafia però insiste, fa ricorso al Riesame e ottiene ragione. La Cassazione lo conferma e venerdì 17 gennaio scattano le manette per Mannino e per un altro presunto mafioso: Gioacchino Amico (38 anni, nato a Canicattì e per un periodo domiciliato ad Arconate), considerato un esponente di punta del clan camorristico dei Senese.
Il consorzio delle mafie
Entrambi intrecciano le loro vicende con Busto Garolfo: Mannino per via di due società con sede in piazza (che secondo i magistrati sarebbero strumenti finanziari del “consorzio delle mafie”): la Seven Space srl e la Green Construction srl; Amico perché, con in tasca la tessera di Fratelli d’Italia, confida al telefono a un’assistente parlamentare, di voler “fare il sindaco a Busto Garolfo”. Dalle carte emerge che gli esponenti delle tre mafie si riunivano negli uffici di piazza Lombardia, dove discutevano di affari, edilizia, superbonus e politica.






