Il 20 novembre riprende il processo contro Roberto Sante Guidi, residente a Buscate, nel Milanese: è accusato di maltrattamenti sui disabili in una casa di cura

24 GIUGNO 2018

di Alessandro Boldrini

BUSCATE (MILANO) – Riprenderà ufficialmente il prossimo 20 novembre il processo al 48enne Roberto Sante Guidi, operatore socio-sanitario residente a Buscate, nel Milanese, accusato di maltrattamenti ai danni di pazienti disabili nella casa di cura ‘Villa Varzi’ a Galliate, in provincia di Novara.

L’accusa

E’ questo quanto stabilito dal Tribunale novarese lo scorso martedì 5 giugno, data in cui è andata in scena l’ultima udienza della fase preliminare, iniziata a marzo 2016. Il caso risale invece al 16 novembre del 2015, quando i Carabinieri di Galliate arrestano, su ordinanza del Gip Federica Profumieri, il 48enne buscatese e altre tre colleghe per maltrattamenti aggravati e percosse nei confronti di alcuni pazienti della struttura.

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I video

Ad incastrare Guidi e le colleghe Betty Amalia Tello, Amalia Di Staula e Rita Viceconti sono state le videocamere di sorveglianza installate all’interno della struttura dagli uomini dell’Arma dopo le denunce di alcuni ex dipendenti, che hanno così potuto documentare i maltrattamenti subìti dai pazienti della struttura. Le telecamere filmano spintoni, calci, vessazioni e lanci di oggetti. Le immagini documentano dunque presunte aggressioni fisiche e umiliazioni, commesse ripetutamente nella stessa giornata e in più giorni della settimana. Secondo l’accusa si tratta di veri e propri maltrattamenti: schiaffi al volto, percosse e spinte alle sedie a rotelle.

Il processo

La parola passa quindi al Tribunale di Novara, davanti al quale, il prossimo 20 novembre, si presenteranno Guidi e le altre tre imputate, rinviate a giudizio su richiesta del Pm Marco Gandolfo lo scorso settembre. Il processo, in realtà, sarebbe dovuto iniziare diverso tempo fa ma, a seguito di numerose complicazioni, la data di inizio è stata continuamente rinviata, allungando di fatto i tempi. “L’indagine della Procura – ha spiegato l’avvocato Marco Ferraris, legale di Guidi, interpellato da ‘Libera Stampa’ – era incompleta ed è stata perciò riaperta. La cooperativa per cui il mio cliente lavorava, ad esempio, si era costituita parte civile, chiedendo un risarcimento danni. In realtà – prosegue Ferraris – la ‘coop’ in questa situazione non è parte offesa, ma un’imputata: perciò è stato riformulato il capo d’accusa nei suoi confronti e dovrà pagare anch’essa i danni alla famiglia delle vittime”. La palla passa quindi al Tribunale di Novara.

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