Un evento del Solstizio d’Estate, promosso da Ecoistituto della Valle del Ticino. Presentazione del libro di Ersilio Mattioni: “Area 51”, il narcotraffico della ’ndrangheta nell’Altomilanese. Modera Giuliana Cislaghi
CUGGIONO (MILANO) – Una vecchia corte lombarda, fatiscente e apparentemente anonima. Un piccolo comune della provincia di Milano. Una base logistica nascosta, invisibile, capace di diventare il punto di partenza di una rete criminale internazionale. È da qui, da Arluno e dai paesi dell’Altomilanese, che prende forma la storia raccontata in “Area 51, la grande inchiesta sulla droga”, il libro del nostro direttore Ersilio Mattioni. Il volume sarà presentato venerdì 19 giugno, alle 21.00, aia di Villa Annoni, Cuggiono. La serata è un evento del Solstizio d’Estate, promosso da Ecoistituto della Valle del Ticino. Modera Giuliana Cislaghi.

Una base invisibile nel cuore dell’Altomilanese
Il titolo del libro richiama l’omonima base militare americana, rimasta nascosta fino alla fine della Guerra fredda e ancora oggi avvolta dal mistero. Ma l’”Area 51″ raccontata da Ersilio Mattioni non si trova nel deserto del Nevada. È molto più vicina. È una corte lombarda di Arluno, scelta dagli uomini del clan Gallace come base per commerciare droga e costruire, nel tempo, una vera struttura criminale organizzata.

Una base invisibile, appunto. Non perché lontana o irraggiungibile, ma perché mimetizzata dentro la normalità dei nostri paesi. Luoghi attraversati ogni giorno, cortili, strade, case, spazi apparentemente ordinari. E invece, secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, proprio da lì passavano uomini, incontri, decisioni e affari legati al traffico internazionale di cocaina.
Da Guardavalle ad Arluno, fino al mondo
Il cuore della vicenda è il radicamento degli uomini del clan Gallace, partiti da Guardavalle, in Calabria, arrivati ad Arluno e poi distribuiti in diversi comuni dell’Altomilanese. Qui avrebbero trovato il terreno ideale per stabilire la propria base logistica, lontano dai riflettori ma vicino alle grandi vie di comunicazione e ai circuiti economici del Nord Italia. Da quella base, la rete criminale avrebbe allargato progressivamente il proprio raggio d’azione. Sudamerica, Nord Europa, Europa dell’Est, fino al progetto di sbarcare in Australia. Non una piccola storia di spaccio locale, dunque, ma il racconto di una multinazionale della cocaina, una sorta di Spa della droga capace di muoversi su scala globale partendo da paesi che molti considerano tranquilli, periferici, lontani dalle grandi rotte criminali.
La Spa della droga sotto gli occhi di tutti
È questo l’aspetto più inquietante del libro: l’idea che una parte importante del traffico internazionale di droga non abbia avuto bisogno di scenari cinematografici o luoghi esotici per crescere. La sua base era qui. Nei nostri comuni. Sotto gli occhi di tutti. Dentro una provincia che spesso si racconta come operosa, ordinata, produttiva, ma che negli anni è diventata anche terreno di insediamento e affari per le organizzazioni mafiose.
“Area 51” racconta proprio questo cortocircuito: la distanza enorme tra l’apparenza della normalità e la realtà criminale che si muove sotto la superficie. Una corte lombarda può diventare una base strategica. Un paese dell’Altomilanese può trasformarsi in uno snodo del narcotraffico. Una rete di uomini legati alla ’ndrangheta può costruire rapporti, traffici e collegamenti internazionali senza che il territorio ne percepisca subito la portata.
L’inchiesta e l’arresto del “Generale”
Nel libro, Ersilio Mattioni ricostruisce la cronologia degli eventi che hanno portato all’arresto di Francesco “Ciccio” Riitano, detto “il Generale”. L’inchiesta “Area 51” viene raccontata come un’indagine condotta “alla vecchia maniera”: appostamenti, pedinamenti, soffiate, osservazione del territorio, ma anche telecamere e microspie per intercettare gli incontri tra i protagonisti del gruppo.
Un lavoro durato quattro anni, che ha permesso alle forze dell’ordine di ricostruire movimenti, legami e responsabilità, fino agli arresti dei principali coinvolti. Sullo sfondo, il ruolo della ’ndrangheta nel grande mercato della cocaina: una presenza capace di condizionare rotte, forniture e rapporti internazionali, ben oltre i confini dei singoli paesi in cui gli uomini dei clan vivono e si muovono.
PROFILO DELL’AUTORE
Ersilio Mattioni, laureato in filosofia, è un giornalista professionista, uno scrittore e un docente. È direttore responsabile del periodico Libera Stampa l’Altomilanese e collaboratore de Il Fatto Quotidiano e del mensile d’inchiesta FQ Millennium. È autore di quattro volumi della collana “Mafie. Storia della criminalità organizzata”, edita da Rcs-Corriere della Sera, tra cui “La corruzione elettorale politico-mafiosa in Lombardia”, “La strage di Duisburg”, “Area 51: la grande inchiesta sulla droga” e “Valle d’Aosta, crocevia della ’ndrangheta”. Si occupa di mafie al Nord da 15 anni.






