Magenta, Consiglio senza opposizione: data imposta dalla maggioranza. Baroni: “Meglio, senza di loro finiamo prima”

Bufera politica a Magenta, dove un importante seduta del consiglio comunale si svolgerà il 25 marzo senza l’opposizione. E Baroni fa pure lo spiritoso. Aloi: “Ho fatto il possibile, non c’erano i tempi”. Minardi: “Abbiamo offerto 7 date alternative”

di Ersilio Mattioni

MAGENTA (MILANO) – Dopo oltre tre mesi senza consiglio comunale, a Magenta esplode la polemica politica. La seduta è stata convocata per il 25 marzo, una data che – come denunciato dalle opposizioni – coincide con l’impossibilità di partecipazione dei gruppi di minoranza. Una scelta che, secondo Progetto Magenta e Pd, rappresenta un grave vulnus al confronto democratico.

Data contestata e opposizioni escluse

Il gruppo consiliare Progetto Magenta, con le consigliere Silvia Minardi (capogruppo) e Valentina Campana, parla apertamente di una decisione imposta dalla maggioranza. In un comunicato stampa si sottolinea come, nonostante la disponibilità di numerose alternative, sia stata scelta proprio l’unica data incompatibile con la presenza delle minoranze. “Nonostante una ampia e concreta disponibilità di date alternative, il Consiglio è stato convocato proprio nell’unico giorno in cui i consiglieri di minoranza non potranno essere presenti”. E ancora: “La convocazione del 25 marzo rischia così di trasformarsi in un vero e proprio ‘Consiglio senza opposizione’, privando l’istituzione del necessario confronto democratico”. Un’accusa pesante, che si inserisce in un contesto già critico. Il Consiglio non veniva convocato dallo scorso dicembre, con uno stop di oltre tre mesi ritenuto dalle opposizioni “non fisiologico”.

Minardi: “Abbiamo offerto 7 date alternative”

“Abbiamo offerto 7 date alternative. Tra le disponibilità indicate dal nostro gruppo vi era persino la serata del 18 marzo, durante la quale avevamo già organizzato un incontro pubblico con la cittadinanza: una scelta che dimostra il nostro senso di responsabilità istituzionale”, sottolinea la capogruppo Minardi. Da qui la denuncia di un metodo che, “marginalizzando le minoranze e limitando il confronto”, finisce per indebolire progressivamente l’istituzione.

Baroni: “Meglio, così finiamo prima”

Ad accendere ulteriormente lo scontro è stata la frase pronunciata dal capogruppo della Lega Maurizio Baroni durante la Conferenza dei capigruppo: “Senza le minoranze finiamo prima”. Una frase che le opposizioni giudicano gravissima, perché considerata sintomo di un atteggiamento che riduce il ruolo del confronto democratico. Per Baroni si tratta dell’ennesima polemica in una fase già delicata: il capogruppo è infatti al centro di contestazioni e polemiche per un possibile conflitto d’interessi, legato al doppio ruolo di capogruppo di maggioranza e presidente del Comitato Pontevecchio.

La replica di Aloi: “Baroni? Era una battuta, ho difeso le minoranze”

A provare a ricondurre la vicenda a un piano meno conflittuale è il presidente del Consiglio comunale Luca Aloi (Lega), che difende la scelta della data e ridimensiona il caso Baroni. “Per quanto riguarda il Consiglio comunale del 25 marzo, si è dovuto rispettare un termine legato a una variazione di bilancio connessa al Pnrr” spiega, indicando vincoli tecnici e organizzativi, tra cui il referendum e le scadenze amministrative. Sulla frase di Baroni, Aloi chiarisce: “È stata una battuta, detta in un clima conviviale durante la discussione sulle date. L’ho subito derubricata e sono intervenuto per ribadire l’importanza delle minoranze”. E aggiunge: “È chiaro che poi quella battuta è stata trasformata in una dichiarazione politica, ma il contesto non era quello di un’affermazione istituzionale”.

Il nodo politico

Al di là delle spiegazioni della presidenza, il punto politico resta: la maggioranza ha tirato dritto sulla data del 25 marzo, nonostante le alternative e l’assenza annunciata delle opposizioni. Una scelta che, per le minoranze, rappresenta un segnale chiaro: il rischio è quello di un consiglio comunale ridotto a mera formalità, dove il confronto viene sacrificato sull’altare dei numeri. E la domanda, rilanciata da Progetto Magenta, resta sul tavolo: “Una maggioranza allergica al confronto che maggioranza è?”