Magenta, omicidio Ravasio: la perizia salverà Marcello Trifone?

Accolta la richiesta dell’avvocato di Marcello Trifone, complice di Adilma. Se dichiarato incapace di intendere e di volere, non potrà essere processato

di Ersilio Mattioni

MAGENTA (MILANO) – Per Marcello Trifone – 51 anni, magentino, uno degli eredi della famiglia che fu proprietaria della Stf, prima del fallimento – si apre uno spiraglio importante per evitare il processo e, di conseguenza, una possibile condanna. L’uomo è accusato di aver preso parte all’omicidio di Fabio Ravasio, avvenuto la sera del 9 agosto 2024 tra Parabiago e Casorezzo, quando un’auto pirata lo investì in sella alla sua bicicletta.

La richiesta degli avvocati di Trifone

Quell’auto era guidata da Igor Benedito figlio di Adilma Pereira Carneiro, la brasiliana imputata per aver organizzato il delitto – ma al suo fianco c’era proprio Trifone, ex marito di Adilma e, secondo quanto sostenuto dalla difesa, del tutto succube dei suoi desideri. Al punto di aver agito senza rendersi conto di ciò che faceva? Lo appurerà una perizia. Gli avvocati di Trifone l’avevano chiesta alcuni mesi fa, ma la decisione non era affatto scontata. Invece la corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio, ha accolto la richiesta nell’udienza di lunedì 24 febbraio.

La perizia psichiatrica

Il 51enne magentino sarà sottoposto a perizia psichiatrica nelle prossime settimane. I giudici hanno mostrato di nutrire perlomeno il dubbio sulla personalità di Trifone, dal momento che hanno accettato di sottoporlo a perizia. Hanno tuttavia respinto la medesima richiesta per Benedito, il figlio di Adilma. Quest’ultimo sarà regolarmente processato per omicidio, mentre Trifone attenderà il responso dei medici nominati dal Tribunale.

La condizione di Trifone

Il magentino è già stato valutato in carcere da uno psichiatra consulente della difesa. Il quale ha concluso che Trifone è affetto da un grave disturbo della personalità e che pertanto “era incapace di intendere e di volere al momento del fatto”, pur avendo “modeste ma sufficienti capacità di stare in giudizio (cioè di affrontare un processo, ndr)”. Trifone, in altre parole, è consapevole di trovarsi in carcere e di essere imputato in un processo per omicidio. Ma non lo è rispetto alle azioni compiute, in quanto i suoi comportamenti sarebbero stati dettati dall’unico desiderio di compiacere Adilma, la donna che amava e che era in grado di manipolarlo. Ora toccherà al perito del tribunale esprimersi in via definitiva.

Un passaggio decisivo

Siamo a un passaggio decisivo, che segnerà le sorti del dibattimento. Se verrà stabilito che Trifone è incapace di intendere e di volere oppure se verrà accertata la sua incapacità di affrontare un processo, allora uscirà di scena e non potrà essere più giudicato.