Magenta-Parabiago, omicidio Ravasio: “Il giorno del delitto scelto con un rito magico”. Due nuove confessioni al processo

Un rito magico per scegliere il giorno per uccidere Fabio Ravasio. Lo sostiene Mirko Piazza, che fece da ‘palo’ durante il delitto. Parla in aula anche Fabio Oliva, il meccanico che riparò l’auto killer

di Attilio Mattioni

MAGENTA-PARABIAGO (MILANO) – Nuova udienza del processo per l’omicidio di Fabio Ravasio e nuove dichiarazioni spontanee di imputati che puntano il dito sulla cosiddetta ‘mantide di Parabiago’, Adilma Pereira Carneiro (in foto). Quest’ultima avrebbe deciso il giorno del delitto con un rito magico.

Parlo il ‘palo’ della banda: “Rito magico per decidere il giorno”

A dirlo è Mirko Piazza, che secondo l’accusa il 9 agosto 2024 fece da ‘palo’ durante l’omicidio camuffato da incidente stradale. Piazza ha reso dichiarazioni spontanee durante l’ultima udienza del processo, in corso davanti alla Corte d’assise di Busto Arsizio. “Partecipai a tre incontri per organizzare l’omicidio di Ravasio. Il 9 agosto è stato scelto da Adilma dopo un rituale religioso. Lei è una sacerdotessa del Candomblé, una religione brasiliana con riti di magia nera”. Parole forti, che però, almeno per il momento, non hanno trovato riscontri fattuali.

Parla il meccanico che aggiustò l’auto killer

In aula prende la parola anche Fabio Oliva. Il meccanico riferisce di aver ricevuto una telefonata di Adilma nel tardo pomeriggio del 9 agosto: la brasiliana lo voleva incontrare in via delle Orchidee a Parabiago. Una volta arrivato sul posto, la donna gli avrebbe chiesto di riparare la sua Opel Corsa nera. E’ l’auto che sarebbe poi stata usata, quella sera stessa, per investire e uccidere Ravasio.

“Non credevo che avrebbe usato l’auto per uccidere”

Oliva ricollega la batteria e ripara una delle luci posteriori. Adilma ringrazia e se ne va alla guida della Opel Corsa. “Non credevo che l’auto sarebbe stata usata per un omicidio – dice in aula Oliva – Non pensavo lo facessero davvero”. Oliva afferma di aver saputo solo molte ore più tardi, mentre si trovava nel bar di Massimo Ferretti (anche lui accusato di complicità in omicidio e scarcerato pochi giorni fa anche per aver collaborato con i magistrati), che Ravasio era stato investito e che era gravissimo in ospedale.

La lettera ai genitori di Ravasio

“In quel momento – ha raccontato Oliva – mi è crollato il mondo addosso”. Oliva sostiene di essersi rifiutato di aiutare Adilma a far sparire la Opel Corsa. Poi si rivolge con tono accorato alla Corte: “Mentre ero in carcere, ho avuto modo di pensare a quello che ho fatto o avrei dovuto fare: mi sono sentito in dovere di scrivere una lettera di scuse ai genitori di Fabio”.

Gli incontri prima dell’omicidio

Sempre durante la detenzione sono venuto a sapere degli effettivi ruoli di tutti nell’omicidio: ho appreso degli incontri preparatori effettuati prima dell’investimento fatale, ai quali io non ho mai in alcun modo partecipato. Ho già formalizzato una proposta di risarcimento: so di aver sbagliato e su questo non posso fare altro che assumermi e accettare le conseguenze”.

“Condanno me stesso”

Anche Piazza, secondo l’accusa incaricato da Adilma di fare da ‘palo’, pronuncia parole nette: “Ritengo doveroso assumermi la piena responsabilità per ciò che ho fatto. Non posso che condannare me stesso per essere stato coinvolto in questo piano, che mi ha visto partecipe forse per la mia situazione di solitudine e povertà”. Piazza dice di essere stato un frequentatore assiduo del bar di Ferretti a Parabiago, all’epoca amante di Adilma: “Ferretti era mio amico e mi aiutava come poteva, ad esempio con lavoretti saltuari. Nel suo locale ho conosciuto Adilma, che mi disse che voleva uccidere Ravasio, chiedendomi di darle una mano. Io le risposi di no, anche se non sono riuscito a tenermi fuori dal suo piano. Ogni giorno penso al male che ho contribuito a causare ai genitori di Fabio Ravasio. Non so darmi pace: non mi rendevo realmente conto di cosa stesse accadendo”.

“Spero che la famiglia di Fabio accetterà un giorno le mie scuse”

Poi Piazza legge una missiva indirizzata ai genitori della vittima. “Sono stato letteralmente trascinato in questa storia, in cui non ho avuto abbastanza forza di volontà per dire no. Voglio porgere le mie scuse alla famiglia di Ravasio e a tutti quanti e spero che un giorno possano accettarle”.

Adilma isolata

Le dichiarazioni spontanee di Oliva e Piazza si aggiungono alle parole di Massimo Ferretti e Fabio Lavezzo, che, in buona sostanza, avevano indicato in Adilma l’ideatrice del piano omicida. Il processo riprenderà il 24 aprile con le testimonianze dei soccorritori e degli uomini delle forze dell’ordine che nella sera del 9 agosto accorsero a Parabiago sul luogo dell’investimento di Fabio Ravasio.